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“Basta morti sul lavoro-scuola”. Corteo sotto la sede di Confindustria Catania

La protesta è stata animata dal sindacato Cobas scuola, che ha lanciato una manifestazione a livello nazionale dopo la vicenda del giovane di Udine morto durante l'ultimo giorno di stage

Proteste e fumogeni sotto la sede di Confindustria Catania. Stamattina diverse decine di manifestanti, animati dal sindacato Cobas scuola, hanno sfilato in viale Vittorio Veneto, sotto il quartier generale degli industriali etnei. Al centro della protesta l’alternanza scuola lavoro, e la tragedia avvenuta poche settimane fa a Udine, dove il giovane Lorenzo Parelli ha perso la vita durante l’ultimo giorno di stage. La protesta è stata lanciata da Cobas a livello nazionale, e ha registrato una forte adesione nel capoluogo etneo. “Con la cosiddetta ‘buona’, ma per noi ‘cattiva scuola’ di Renzi, è stata introdotta questa cosa deleteria dell’alternanza scuola-lavoro”, ricorda Teresa Modafferi, portavoce provinciale Cobas scuola. Una pratica che “toglie ore, energia e impegno all’attività didattica”, prosegue Modafferi, ma soprattutto impone “una ideologia aziendalistica, abituando i ragazzi a un lavoro precario e flessibile, e per di più insicuro, senza le garanzie che servono a evitare morti come quelle di cui spesso leggiamo sui giornali”.

Le richieste del sindacato

La protesta, prosegue la rappresentante di Cobas Scuola, si è svolta non casualmente sotto la sede di Confindustria. “Rappresenta il sistema delle aziende che in questi anni ha promosso riforme come l’alternanza scuola-lavoro”. Oltre a manifestare, il sindacato propone al governo azioni precise. “Chiediamo la sospensione immediata di tutti i percorsi scuola-lavoro nell’anno scolastico in corso, l’abolizione di questa pratica e la revisione dei percorsi formativi”, dice la professoressa Modafferi. La finalità è “dire no allo sfruttamento mascherato dietro forme di stage gratuiti”, restituendo alla scuola la sua funziona formativa “e non di indottrinamento in senso aziendalista”. Per il sindacato la formazione lavorativa è giusta, ma va perseguita “alla fine del percorso di studi”, puntando sui “diritti e sulla sicurezza”, conclude la rappresentante di Cobas Scuola.

Il manifesto nazionale

La morte di Lorenzo Parelli, si legge nel manifesto di Cobas scuola che accompagna la protesta nazionale, “ci ha lasciato sbigottiti, addolorati, spezzati dal dolore”. Per il sindacato si tratta di una vicenda che “interroga pesantemente tutto quel mondo della scuola che ha accolto acriticamente la pratica di allontanamento di giovani studenti e studentesse dalle aule scolastiche per metterli a disposizione come manovalanza di aziende private”. Cobas critica “gli ottusi o interessati cantori dell’Alternanza Scuola-Lavoro”, a partire dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, “che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle primarie affiancando fin dai sei anni un tutor che avvii bambini e bambine al mondo del lavoro”. Una “perversa descolarizzazione di massa”, scrive ancora il sindacato, frutto della “malascuola renziana”, che avrebbe introdotto l’alternanza “con il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la (mancanza di) sicurezza”.

Scegliere tra salute e lavoro

Per il sindacato la tragedia di Udine non deve essere separata dal tema dei morti sul lavoro. “Non si tratta di ‘incidenti’, ma di un vero e proprio rischio calcolato dalle aziende per imporre ritmi e organizzazione della produzione insopportabili”, si legge ancora nel manifesto. L’alternanza scuola-lavoro “ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi”, abituandoli a pensare che “è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti devono essere sacrificati”. Per Cobas oggi “lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia”, spesso a scapito della Costituzione che all’articolo 36 prevede che il lavoratore “garantisca a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Cobas reputa “scandaloso” il comportamento della scuola pubblica, mentre il movimento studentesco “sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica”.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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