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La strategia regionale contro il virus del pomodoro, a carico degli agricoltori

La lotta al Tomato brown passa da linee di contenimento simili a quelle per il Covid-19. Gli ulteriori costi rischiano di creare seri danni alla sostenibilità delle aziende. L'assessorato detta le linee guida e chiede aiuto all'Europa

Anche i pomodori, come l’uomo, lottano contro un virus che li sta colpendo duramente: ToBRFV (Tomato brown rugose fruit virus). Da pochi giorni, l’assessorato regionale all’Agricoltura e il servizio Fitosanitario hanno emanato un decreto che prevede misure di contenimento e prevenzione obbligatorie. Una serie di indicazioni per chi opera nel campo sementiero, per i vivai e per tutte le aziende agricole, i cui costi sono interamente a carico degli agricoltori. Costi aggiuntivi a quelli standard di produzione e anche a quelli per il contenimento del Covid-19, che rischiano di creare seri danni alla sostenibilità delle aziende. Il virus ha già compromesso la produzione, con cali di raccolta del 30-40 per cento. “Le misure di contenimento sono necessarie, spiega Dario Cartabellotta, dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana – per impedire il diffondersi ulteriore del virus. Nell’attesa che la genetica possa dare delle risposte sono l’unica arma che abbiamo per cercare di evitare danni irreparabili.

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Nessun aiuto dall’Europa

Per il momento non ci sono fondi che possano consentire di sostenere le aziende che vedono distrutte le loro colture a causa del virus. Il Psr (Piano sviluppo rurale) permette, in alcuni casi, di intervenire per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici, ma questa fattispecie, per il momento, non è applicabile alle colture ortive. La Regione, comunque, vorrebbe cambiare le cose. “Le misure del Psr – spiega Cartabellotta – sono applicabili quando si distrugge una coltura arborea. Noi stiamo chiedendo ai funzionari dell’Unione europea di venire in Sicilia per verificare la situazione e valutare la possibilità di prevedere interventi per le aziende che devono estirpare le colture per evitare il diffondersi del virus”. Nell’attesa di una seppur flebile speranza legata all’intervento dell’Unione Europea, le aziende dovranno sobbarcarsi oneri e costi.

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Gli uffici a cui rivolgersi

Sconfiggere un virus non è mai cosa semplice, dunque per prima cosa il decreto impone che chiunque venga a conoscenza o sospetti la presenza del Tomato brown deve darne immediata comunicazione agli uffici competenti del Servizio fitosanitario regionale. Gli uffici delegati sono quelli dell’Osservatorio per le malattie delle Piante di Acireale, quello di Palermo e gli uffici di Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Trapani, Enna, Messina, Siracusa. Le misure di contenimento sono molto simili per i vivai e per le aziende di produzione. Si dovranno “effettuare sistematicamente l’autocontrollo delle produzioni, saggiando le piante madri o le sementi; registrare e documentare accuratamente l’origine e la destinazione di tutti i lotti di sementi”.

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In serra con i camici

C’è poi l’obbligo di sterilizzare o distruggere tutti i contenitori che hanno ospitato le piante infette ed il terriccio contaminato, pulire e disinfettare le aree di lavorazione, gli strumenti ed i macchinari utilizzati. In generale bisogna limitare l’ingresso di personale non autorizzato. Chi entra dovrà indossare indumenti protettivi (camici o tute) monouso o lavati con detergenti. Anche gli attrezzi di lavoro vanno disinfettati. All’ingresso delle serre ci sarà un tappetino detergente ed uno disinfettante per le ruote dei camion. Bisognerà eliminare e distruggere tutte le erbe infestanti, potenziali vettori.

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