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Conti e racconti d'impresa

L’argilla siciliana che pulisce il mare dagli inquinanti idrocarburici

Un caso di trasferimento tecnologico dal mondo della ricerca (CNR ed Università) verso il mercato. La storia di Maria Rosaria Plutino e della start up Athena Green Solutions

Cinquantuno anni, dal 2001 ricercatrice a Messina presso l’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dottore di ricerca ed assegnista al Chemical Center della University of Lund in Svezia, Maria Rosaria Plutino è Presidente della start up Athena Green Solutions. Appassionata di lettura e musica, ama pure la cucina, la pittura e il fai da te.

Ci parli un po’ della sua attività di ricerca al CNR e delle sue esperienze all’estero. Di cosa si occupa?

Mi piace definirmi un chimico sintetico. Ho iniziato ad occuparmi di chimica molecolare, per poi passare alla chimica supramolecolare ed infine approdare alla chimica dei nanomateriali. Attualmente mi occupo del design, dello sviluppo e dello studio della correlazione struttura-proprietà di nuovi materiali nanoibridi e che possano presentare potenziali applicazioni in diversi settori dall’edilizia ai beni culturali, dal sensing alla biomedicina, dalla catalisi al settore tessile, dall’economia del mare al risanamento ambientale. 

Ritiene che l’attività di ricerca svolta all’interno di ISMN-CNR sia di impatto?

Sicuramente sì. L’attività che ho svolto e svolgo nell’ambito del mio istituto è rivolta allo sviluppo di prodotti e metodologie innovative e sostenibili ed è inserita in diversi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che coinvolgono università, enti ricerca ed imprese con cui si sono instaurate delle collaborazioni scientifiche nazionali ed internazionali. La ricerca che svolgo è trasversale ed interdisciplinare, complementare a competenze fisiche, biologiche, ingegneristiche di altri colleghi che collaborano con me, e soprattutto funzionale allo sviluppo di prodotti e tecniche applicative spesso richieste da un’azienda o dal mercato. 

Nel 2018, insieme ad altri ricercatori sull’asse Messina-Palermo avete dato al progetto Arginare. Quale era la business idea in particolare?

Il nostro obiettivo iniziale è stato quello di trovare una soluzione innovativa alle problematiche ambientali emergenti attraverso la progettazione di un metodo sostenibile per rimuovere gli inquinanti idrocarburici, efficace, di minimo impatto per l’ecosistema marino, ed auspicabilmente di potenziale applicazione anche nell’ambito del risanamento ambientale di altre matrici quali acqua, aria e suolo. I prodotti ArgiNaRe da noi sviluppati presentano diversi punti di forza rispetto a quelli di altri competitor presenti sul mercato primo fra tutti la completa sostenibilità a partire dalle materie prime (argille e scarti) fino all’intero ciclo di produzione che avviene in acqua ed a temperatura ambiente, ossia senza dispendio energetico. Il materiale è inoltre altamente innovativo. Infine grazie alla loro naturale composizione, accelera la proliferazione di batteri idrocarburoclastici silenti già presenti nel mare, inducendo la biodegradazione del petrolio, e permettendo la rigenerazione del materiale esausto per via biologica oltre che chimica. 

L’idea ha ricevuto apprezzamenti e diversi riconoscimenti. Ci vuole ricordare i principali?

Il progetto imprenditoriale ArgiNaRe ha partecipato a diverse business competition, aggiudicandosi ottimi risultati e posizionamenti in diverse occasioni. In particolare il nostro percorso imprenditoriale ha avuto origine proprio con il primo posto alla della StartCup UniMe 2018, con la quale ci siamo aggiudicati un premio di 8000€, e l’accesso alla StartCup Sicilia e poi al PNI 2018. In tale occasione ci siamo classificati tra i 16 super-finalisti e tra i primi quattro classificati nella categoria “Cleantech & Energy”. Ciò ci ha motivati a proseguire con la partecipazione ad altre business competition con ottimi risultati, come la Borsa della Ricerca ed il Ticket to the Future-PGM9 fino alla definitiva costituzione societaria di ATHENA Green Solutions S.r.l. avvenuta il 27 Novembre 2019. Il più recente successo è stata la selezione al Next Energy 4, Call for Ideas, grazie alla quale la società è stata tra le dieci start-up che ha potuto usufruire di un percorso di incubazione e mentoring della durata di due mesi; nel nostro caso ci siamo avvalsi di un periodo di formazione con il Consorzio ARCA e di mentoring con la società TERNA. 

Arginare è poi evoluta in Athena Green Solutions, riconosciuta come spin-off del CNR e dell’Università di Messina. Avete allargato il raggio d’azione dell’attività originaria in Arginare?

Si, sono stati progettati nuovi prodotti della linea ArgiNaRe utilizzando come materiali di partenza non solo sostanze naturali (argille), ma anche scarti (agrumari, ceneri laviche, ceneri di alto forno dei rifiuti) per sviluppare materiali adsorbenti funzionali ed innovativi, di cui sono stati sviluppati anche dei sistemi prototipali, aumentando così l’efficacia d’azione delle soluzioni da noi proposte e la loro scalabilità. Sono stati inoltre progettati sistemi che permettono l’utilizzo del materiale non solo come polveri tal quali, ma anche come riempitivi di piccoli dispositivi quali filtri di aspirazione o di scolo, in cuscini/pannelli adsorbenti (e galleggianti), spugne e schiume per la bonifica di matrici inquinate in aria, acqua e suolo, ampliando la nostra offerta di mercato e i clienti a cui ci possiamo rivolgere.

Chi sono, oltre a Lei, gli altri componenti del team imprenditoriale?

Il team è composto da: Simone Cappello, ricercatore presso l’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (IRBIM-CNR) di Messina; Giulia Rando che ha attualmente una borsa di Dottorato Innovativo in Scienze Chimiche presso UniMe; Salvatore Magazù, professore ordinario di Fisica sperimentale presso il Dipartimento di Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche e Scienze della Terra (MITF-UniMe); Giuseppe Sabatino, tecnico laureato presso il Dip. MITF-UniMe, esperto di geochimica e mineralogia.

Il vostro mercato da quali soggetti è rappresentato in particolare? 

I prodotti ArgiNaRe rispondono all’esigenza di operare nei casi di interventi necessari per l’adsorbimento e la degradazione di idrocarburi e di altri inquinanti ambientali rivolgendosi a diverse realtà quali società di bonifica, aziende chimiche ed al manufatturiero in genere che utilizzano o producono sostanze chimiche, e che perciò hanno scarti come idrocarburi, sostanze organiche non volatili (coloranti, solventi) ed oli esausti, in cisterne, o acque reflue che necessitano di essere bonificate prima di poterle sversare nell’ambiente.  Il mercato è di nicchia perché i nostri prodotti innovativi e non inquinanti rispetto alle soluzioni attualmente adottate hanno chiaramente un costo superiore, e si rivolgono quindi a quelle aziende desiderose di innovazione e sostenibilità. 

Qual è la road map di Athena Green Solutions. Quali le prossime tappe?

Nel caso della linea dei prodotti ArgiNaRe, procederemo con una strategia di sviluppo rivolta a nuovi mercati con l’inserimento e l’implementazione di nuovi prodotti/servizi e il miglioramento degli stessi attraverso attività di ricerca & sviluppo e consulenze per sviluppo prodotti PoC. Nel caso del mercato della bonifica e della salvaguardia ambientale abbiamo intenzione di adottare una strategia di nicchia, differenziando il prodotto ArgiNaRe per le sue peculiarità ed aspetti innovativi. Attualmente ci stiamo anche occupando di un rebranding societario e stiamo pianificando un’attività pubblicitaria attraverso la partecipazione e/o la sponsorizzazione di eventi tematici sull’ambiente, sostenibilità ed innovazione. Inoltre stiamo partecipando a dei round di finanziamenti e continuiamo a candidarci a startup competition.

Avete ricevuto supporto da strutture di incubazione o di accelerazione? Pensate di aprire il capitale di rischio ad investitori?

Si, in occasione della Call 4 Ideas di Next Energy 4, abbiamo avuto l’occasione di collaborare con il Consorzio ARCA di Palermo, in particolare Monica Guizzardi, Anna Sangiorgi e Fiammetta Pantò, con le quali tutt’ora siamo in contatto, e che si supportano proponendoci partecipazioni ad altre competizioni, eventi divulgativi e colloqui con investitori. Attualmente è in corso la valutazione dell’impresa da parte di investitori per un round di finanziamento. 

Il CNR è uno degli istituti di ricerca più attivi in Italia nella promozione di spin off e di start up. E’ diventata una “mission” quella di valorizzare economicamente i risultati dell’attività scientifica? 

Sicuramente uno dei compiti che si prefigge il CNR è il “trasferimento tecnologico” della conoscenza scientifica, intesa come valorizzazione economica dei prodotti della ricerca, con conseguente applicazione dei risultati per lo sviluppo del Paese e la promozione dell’innovazione. Il CNR ha sempre posto particolare attenzione alla collaborazione con il sistema industriale favorendo l’attuazione di programmi o contratti di ricerca, consulenze, creazione di consorzi, cessione di brevetti con le imprese. L’ente nel corso del tempo ha favorito la nascita di 61 imprese spin-off in settori tecnologici emergenti (nanotecnologie e nuovi materiali; biomedicale e life science, ambiente, ICT e telecomunicazioni, elettronica e agroalimentare), dei quali 55 sono attivi e solo 4 sono con la partecipazione diretta dell’ente. 

Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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