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Lavorano solo quattro siciliani su dieci: 30 punti sotto la media europea

Su cento cittadini siciliani, solo 44 hanno un lavoro. Nel resto d'Europa la media è del 74 per cento e in Italia è addirittura superata dal Veneto e dalla Provincia autonoma di Trento. Cgil: "Politiche regionali del lavoro fallimentari"

Ogni cento cittadini europei tra i 15 e i 64 anni, mediamente 74 hanno un lavoro. Nella stessa fascia di età, ogni cento cittadini italiani, 64 lavorano. Su cento cittadini siciliani, invece, solo 44 hanno un lavoro. Sono i dati Eurostat sui tassi di occupazione rilevati nel 2022, che dipingono il quadro delle aree più e meno virtuose in materia di lavoro. A primeggiare in Europa tra gli Stati c’è Malta (88 per cento di tasso di occupazione) mentre agli ultimi posti tra le regioni d’Europa, appena dopo la Sicilia, ci sono solamente la Campania (43,8 per cento di occupati) e tre regioni della Grecia, tra cui all’ultimo posto della classifica il Peloponneso con il 35,1 per cento di occupati. Anche l’Istat ha aggiornato da poco i dati sul numero degli occupati in Italia: nel 2022 sono stati 22,4 milioni (23,3 a marzo di quest’anno, dato però mensile e provvisorio), mentre in Sicilia il volume di occupati è di 1,3 milioni di cittadini. I disoccupati che si contano in Italia sono poco più di due milioni, su una popolazione di 25 milioni di cittadini classificata come attiva e con un’età superiore ai 15 anni: l’otto per cento. A non avere un lavoro in Sicilia, invece, troviamo 265 mila abitanti, su 1,6 milioni di cittadini con più di 15 anni: il 16,6 per cento.

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Solo Trento e il Veneto superano la media di Eurostat

Secondo le rilevazioni di Eurostat, in Italia sono solo due le regioni che superano il tasso medio di occupazione in Ue: la Provincia autonoma di Trento e il Veneto, con percentuali rispettivamente del 78,9 e del 75,6. Sono inoltre sempre e solo le regioni del Centro e del Nord a superare la media nazionale di occupazione del 64 per cento, mentre restano vistosamente sotto tutte le regioni del Mezzogiorno, con la Sicilia penultima prima della Campania, ben lontana di 20 punti dalla media nazionale, di 30 punti dalla media europea e di quasi 35 punti dalla provincia autonoma di Trento, che è cresciuta in maniera vertiginosa: nel 2018 aveva ‘solo’ il 68 per cento, quasi 11 punti sotto rispetto al dato attuale. La Sicilia, invece, negli ultimi quattro anni ha perso ben tre punti. Nei precedenti due anni, 2020 e 2021, era stato il Friuli Venezia Giulia a dominare la classifica nazionale, nel 2019 la Provincia autonoma di Bolzano.

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In Sicilia un aumento degli occupati su base mensile

Secondo gli ultimi dati Istat provvisori aggiornati su base mensile a marzo 2023, la crescita dell’occupazione (+22 mila rispetto a febbraio) ha portato in Italia gli occupati a 23 milioni e 349 mila, un numero superiore di 297 mila unità rispetto a quello di marzo 2022, a seguito dell’aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi e a fronte di una diminuzione dei dipendenti a termine. Il dato è comunque elaborato su base mensile ed evidenzia comunque un trend crescente già avvertito a partire dalla seconda metà del 2020. Tornando ai dati annuali, per Istat, in Sicilia il tasso di occupazione è del 42,6 per cento, aumentato di quasi due punti rispetto al 40,8 per cento del 2018. L’Isola chiude la classifica nazionale che vede al penultimo posto la Campania (43,4 per cento) al terzultimo la Calabria (43,5 per cento). Provincia autonoma di Bolzano ( 74,1 per cento) e Trentino (71,8 per cento) dominano nella graduatoria Istat.

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La speranza del Pnrr e i Centri per l’impiego “allo sfascio”

In tema di occupazione, restano forti aspettative per la prossima attivazione di cantieri pubblici anche legati al Pnrr. Uno studio condotto da Svimez e dal dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania prospetta la creazione di 400 mila potenziali posti di lavoro grazie agli oltre 18 miliardi di euro di fondi pubblici investiti in infrastrutture, soprattutto ferroviarie (13 miliardi), con finanziamenti europei. L’attivazione di nuove opportunità di lavoro sarebbe legata però al puntuale avvio dei lavori e al completamento nei tempi previsti, entro il 2026. Il segretario generale Cgil Sicilia, Alfio Mannino e dal segretario confederale con delega al mercato del lavoro, Francesco Lucchesi, hanno invece contestato le politiche attive del lavoro messe in campo dal governo regionale, che “segnano il passo – hanno detto – in perfetta linea con le gestioni precedenti, rivelando un approccio fallimentare al problema occupazione in Sicilia. Mancano adeguati investimenti su settori strategici come l’agricoltura e il turismo, mancano politiche scolastiche per contrastare la carenza di competenze, non ci sono politiche per la formazione, per l’occupazione dei soggetti fragili, per il lavoro delle donne” e “registriamo il fallimento del concorso per potenziare i centri dell’impiego, che sono allo sfascio”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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