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Lavoro, oltre mille morti l’anno per infortuni. Giorno peggiore il lunedì

Dal 2018 al 2021 hanno perso la vita 4.731 lavoratori. Regioni più critiche quelle del Sud, maggiore letalità per gli anziani dai 65 anni in su. Sicilia sotto la media nazionale ma con aumento dell'incidenza nel 2020. I dati in un report di Vega Engineering

In Italia si continua a morire tanto, troppo, sul lavoro. Le vittime sono 4.731 in quattro anni, dal 2018 al 2021. Oltre mille morti l’anno, malgrado lockdown e smartworking dovuti alla pandemia. Nello stesso periodo (ma ovviamente i dati sono relativi a 2020 e 2021) i morti da infortuni sul lavoro derivanti da Covid sono stati 811. Tra il 2020 e il 2021 però gli infortuni mortali, escludendo quelli dovuti alla pandemia, sono aumentati del 40 per cento, segno che l’allentamento delle misure restrittive ha fatto impennare la mortalità. E a essere vittima di infortuni mortali, in rapporto al numero di occupati, sono soprattutto i lavoratori di età pari o superiore a 65 anni, in particolare lavoratori maschi del sud, più stranieri che italiani. Il giorno più letale è il lunedì. Tuttavia a subire il maggior numero di infortuni sono i giovani della fascia 15-24 anni, spesso però con esiti meno gravi rispetto ai lavoratori più anziani. Il fenomeno colpisce tutte le regioni, anche se la Sicilia è nelle posizioni meno drammatiche.

Narrare l’emergenza

I numeri sono il risultato di uno studio dell’Osservatorio sulla sicurezza sul lavoro Vega engineering di Mestre su dati Inail e Istat. “Si tratta di proiezioni indispensabili per narrare l’emergenza”, dice Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, “È infatti l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa, che evidenzia correttamente e obiettivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, consentendo un confronto regione per regione”.

Il rischio della strada

“Tornando ai numeri assoluti delle vittime nel quadriennio dal 2018 al 2021, invece”, specifica una nota dell’Osservatorio Vega, “dei 4.713 decessi, ben 3.598 si sono verificati in occasione di lavoro (il 76 per cento circa del totale). I rimanenti 1.115 sono avvenuti in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro, a dimostrazione peraltro che il rischio di morte durante la circolazione stradale è ancora molto rilevante”. I settori più a rischio sono il manifatturiero, le costruzioni, i trasporti e magazzinaggio. Nel 2020 uno dei settori in cui gli infortuni letali sono cresciuti drasticamente è quello della sanità, con evidente riferimento alla mortalità da Covid tra il personale sanitario.

Sicilia tra le regioni meno pericolose

Nel 2021 l’incidenza media di infortuni mortali per milione di occupati (con esclusione di quelli in itinere, cioè durante i trasferimenti casa lavoro e viceversa) in Italia è stata pari a 42,5. I numeri peggiori si sono registrati in Molise (incidenza 141,9) e a seguire in altre regioni per lo più del sud: Basilicata, Abruzzo, Campania, Umbria, Puglia, Val d’Aosta (incidenza 55,6). La situazione migliore invece riguarda la Lombardia (incidenza 26,3), seguita da Calabria, Toscana, Sardegna e Sicilia. Nella nostra regione l’incidenza è stata 35,6. Nell’isola invece nel 2020 c’è stato un picco di infortuni mortali che ha portato l’incidenza a 49, di molto anche sopra la media degli anni “no-Covid” 2018-2019, quando il valore si era fermato a 34.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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