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Lettori universitari sottopagati, Italia a rischio infrazione. “Unict tra le peggiori”

In molti atenei del Paese lo stipendio dei "collaboratori linguistici" non rispetta le indicazioni europee. La soluzione va trovata entro novembre, per evitare la procedura dell'Ue. In Sicilia la situazione è in chiaroscuro, con stipendi bassi ai piedi dell'Etna e adeguati a Palermo

Un lettore di lingua straniera in servizio presso l’Università di Catania guadagna quasi mille euro in meno rispetto a un suo collega di Bergamo o del Salento. Il motivo è semplice: il mancato adeguamento dei contratti alla normativa europea, che riguarda non solo Catania ma molte università nel Paese. Per questo, lo scorso 23 settembre, l’Ue ha messo in mora lo Stato italiano, chiedendo di adeguare i salari entro il prossimo 23 novembre. “Dal 1989 a oggi ci sono state ben sei sentenze della Corte di giustizia europea, ma tante università non riconoscono ancora i nostri diritti”, dice a FocuSicilia il professor David Petrie, presidente dell’Allsi, Associazione lettori di lingua straniera in Italia. Diversa la versione dei vertici Unict. “Prima dell’estate avevamo raggiunto un accordo con i legali dei lettori, che avevano dato parere positivo su un nuovo contratto”, replica Giovanni La Via, direttore generale dell’Università di Catania. “Nel frattempo si è aperto un tavolo nazionale, con i sindacati e il ministero dell’Università, quindi i lettori catanesi hanno deciso di non firmare in previsione di ulteriori migliorie”, aggiunge il direttore. Comunque la si pensi, il calendario incalza. Senza una soluzione entro novembre, avverte Petrie, “potrebbe scattare l’infrazione”.

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Buste paga a confronto

Le differenze di trattamento tra i vari atenei sono evidenti consultando le buste paga. FocuSicilia è in grado di mostrare i cedolini di pagamento di alcune università italiane, relativi ai mesi di settembre/ottobre 2021. Come si vede, un lettore di lingua straniera impiegato a Catania guadagna meno di 1.200 euro netti. L’Università etnea, secondo il professor Petrie, “è tra le peggiori”, ma ci sono anche atenei “nei quali i lettori guadagnano meno”. La retribuzione adottata Catania è linea con la normativa vigente, precisa il direttore La Via. Nel corso degli anni, aggiunge, “ci sono state diverse sentenze che ci hanno dato ragione sui lettori”. Come accennato, in altre realtà italiane le cifre degli stipendi sono ben diverse. A parità di servizio, un lettore impiegato all’Università del Salento guadagna circa 2.200 euro, che diventano quasi 2.800 euro all’Università di Bergamo. Più contenuto, ma comunque superiore a Catania, lo stipendio dei lettori della Statale di Milano, che guadagnano oltre 1.300 euro netti.

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Una storia lunga decenni

Quella della retribuzione dei lettori stranieri è una storia antica, e riguarda le università di tutta Italia. Già nel 2001 una sentenza della Corte di giustizia europea ha impegnato gli atenei a garantire ai lettori, detti successivamente collaboratori linguistici, “un trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito (200 ore annue, ndr) con effetto dalla data di prima assunzione”. Tra il dire e il fare, però, c’è la burocrazia italiana. Il trattamento dei lettori fu recepito nella legge 63 del 2004, che secondo Petrie “avrebbe posto fine alla discriminazione”. Peccato che la norma, dice ancora il professore, sia stata “vanificata” dalla legge 240/2010 (meglio nota come riforma Gelmini), “che ha riportato indietro il trattamento dei lettori”. Ultimo passaggio, il decreto 756 del 2019, con cui il ministero dell’Università e della Ricerca, insieme al ministero delle Finanze, ha fissato lo “schema tipo di contratto integrativo” per i lettori in servizio negli atenei italiani.

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Accordi non rispettati

Bisogna aspettare altri due anni, però, perché si arrivi a un nuovo contratto. Tutto è bene quel che finisce bene? Niente affatto, secondo il presidente dell’Allsi. A proporre nuovi accordi ai lettori, prima dell’estate, è stata anche l’Università di Milano. “Mentre in quell’ateneo sono stati riconosciuti gli scatti di anzianità e gli arretrati, a Catania non è avvenuto nulla del genere”, dice Petrie. Per questo, “nessuno dei lettori in servizio ha accettato di firmare il nuovo contratto”. Una situazione delicata, a cui vanno aggiunti decine di contenziosi attualmente aperti tra i lettori e l’ateneo catanese. “Questi colleghi avrebbero diritto alle morosità del salario e della pensione Inps, non corrisposte a partire dalla data di prima assunzione”. Tutte cose che secondo La Via si trovavano già nell’accordo raggiunto prima dell’estate, disatteso dai lettori stessi. A questo punto, secondo il direttore generale di Unict, la soluzione può venire soltanto da Roma. “Siamo in attesa delle decisione del tavolo ministeriale, e speriamo che la situazione si possa risolvere il prima possibile”.

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La situazione a Palermo e Messina

Se la situazione di Catania sembra in chiaroscuro, in Sicilia ci sono anche realtà piuttosto avanzate sul fronte della retribuzione ai lettori stranieri. Secondo il professor Petrie, l’Università di Palermo ha risolto la situazione nel lontano 1998. “Da allora l’ente applica ai lettori la stessa paga dei ricercatori confermati a tempo determinato”. L’ateneo panormita, continua il presidente dei lettori stranieri, “è stato il primo a far questo”, trovando una soluzione “estremamente positiva”. Un modello che non però non è stato replicato nelle altre università italiane. “Se anche le altre realtà l’avessero seguita, non ci sarebbe stato il problema di cui parliamo”. Per quanto riguarda l’Università di Messina, invece, all’associazione dei lettori stranieri non risultano contenziosi in corso. La situazione, insomma, sembra cambiare radicalmente da un capo all’altro dell’isola.

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Tutta questione di budget

In generale, la strada per arrivare alla soluzione del problema appare in salita. A pagarne il prezzo, aggiunge il professor Petrie, non sono soltanto i lettori. “Si sprecano ingenti risorse pubbliche in cause e ricorsi, quando gli stessi fondi potrebbero essere impiegati per l’insegnamento”. Le università, secondo Petrie, non sono le uniche colpevoli. “Lo Stato è corresponsabile, perché non eroga agli atenei finanziamenti adeguati”, dice il presidente dei lettori italiani. Tutta questione di budget, insomma, che per il docente porta al classico “scarica barile”. “Lo Stato, responsabile di garantire l’applicazione delle sei sentenze della Corte Europea, non vuole pagare. Le università dicono di non avere abbastanza soldi. Noi però continueremo a impegnarci affinché i lettori vedano riconosciuti i loro diritti”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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