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Lukoil, l’impianto di Priolo “non teme le sanzioni ma la transizione ecologica”

Lo stabilimento di proprietà della multinazionale russa lavora a pieno regime. A motivare la richiesta di un'Area di crisi complessa da parte di sindacati e associazioni le regole sulle emissioni. Parlano i segretari di Filctem Cgil Rota e di Figisc Confcommercio Di Benedetto

Nessuna sanzione in vista, perché il sistema produttivo siciliano e italiano non reggerebbe. A preoccupare i lavoratori della Isab S.r.l. di Priolo – lo stabilimento siciliano di proprietà del gigante russo del petrolio Lukoil – è piuttosto la transizione ecologica e le sue conseguenze sulla zona industriale di Siracusa, per la quale è stata chiesta al governo nazionale un’Area di crisi complessa. “Al momento lo stabilimento lavora a pieno regime, non c’è nemmeno un quarto d’ora di cassa integrazione per i lavoratori”, dice a FocuSicilia Giacomo Rota, segretario regionale di Filctem, la Federazione lavoratori chimica aderente a Cgil Sicilia. L’impianto, ricorda Rota, “dà lavoro a circa mille persone, che diventano 2.500 considerando i lavoratori dell’indotto”. La sua importanza va ben oltre il numero dei lavoratori. “Da Priolo esce circa l’80 per cento del fabbisogno di carburante della Regione siciliana”, spiega Riccardo di Benedetto, segretario regionale di Figisc, la Federazione Gestori Impianti Stradali aderente a Confcommercio Sicilia. Per questo fermare la raffineria “è assolutamente inconcepibile”, soprattutto in un momento in cui “il caro petrolio schiaccia le imprese e il governo è al lavoro per intervenire su Iva e accise”.

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Stabilimento “a pieno regime”

Dallo scoppio del conflitto in Ucraina, gas e petrolio sono al centro del dibattito politico rappresentando una delle voci di bilancio più consistenti della Russia. Malgrado ciò, i carburanti non sono stati inseriti nelle sanzioni varate dall’Unione europea, nemmeno nel quarto “pacchetto” approvato nelle scorse ore. Nessuna conseguenza dunque per Lukoil, malgrado la compagnia faccia capo a uno degli oligarchi russi più potenti, Vagit Alekperov, quarto uomo più ricco del Paese e già vice ministro dell’industria petrolifera e del gas dell’Unione Sovietica. Anche l’organizzazione societaria dello stabilimento contribuisce alla sua sicurezza. “L’impianto di Priolo è di proprietà di una S.r.l. italiana controllata da una società svizzera”, ricorda Rota. Nessuna preoccupazione dunque per gli operai, “che stanno lavorando regolarmente e non hanno avuto bisogno di ammortizzatori sociali”. I dubbi sul futuro dell’azienda, piuttosto, vengono dagli obiettivi climatici e dalla transizione ecologica avviata in Italia. Cosa che ha portato Cgil, Cisl e Uil insieme a Confindustria a firmare nei giorni scorsi un protocollo e a chiedere un tavolo con il Governo sull’Area di crisi complessa.

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Le motivazioni dell’Area di crisi

Da Roma, al momento, non è ancora arrivata una risposta. “Per questo tipo di procedure ci sono dei tempi tecnici, soprattutto in un momento come questo in cui si deve fronteggiare anche il conflitto nell’Europa dell’Est”, dice Rota. Per il segretario di Filctem, la richiesta dell’Area di crisi dipende esclusivamente dalle nuove regole imposte in sede nazionale e comunitaria. Quanto al dimezzamento di fatturato di Isab registrato nel 2020 – due miliardi e 516 milioni di rispetto ai cinque miliardi del 2019 – per Rota dipendono principalmente “dalla caduta del prezzo del petrolio di due anni fa, e in generale alla situazione contingente determinata dalla pandemia e dal lockdown”. A provarlo, prosegue il segretario, “il fatto che anche altre realtà petrolifere hanno registrato una flessione, e l’azienda è comunque riuscita a mantenere i livelli occupazionali senza conseguenze per i lavoratori”. Per il futuro, ribadisce il numero uno di Filctem, la sfida riguarda il posizionamento energetico. “Questo Paese deve decidere cosa fare da grande, e farlo presto, per premettere alle aziende di attuare le procedure”, affrontando la transizione ecologica “in modo giusto ed equo, senza lasciare indietro nessuno”.

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I numeri dell’impianto di Priolo

Un eventuale crisi dello stabilimento di Priolo, del resto, avrebbe conseguenze severe per tutta l’isola. A stimarli è il segretario regionale di Figisc Confcommercio Di Benedetto. “Dallo stabilimento di Lukoil, soltanto per la Sicilia, escono circa cinque milioni di litri al giorno tra gasolio e benzina”. L’azienda di proprietà dei russi è leader nel settore. “La quantità di carburante che viene dalle altre compagnie come Eni è circa un milione, un milione e mezzo di litri”, osserva il sindacalista. Ecco perché chi sostiene che bisognerebbe rinunciare al petrolio russo per non finanziare il presidente Vladimir Putin “dovrebbe considerare attentamente la sua posizione”, visto che il rischio “è che le sanzioni rimbalzino sul tessuto produttivo siciliano e italiano, già affaticato dalla crisi”. Il fabbisogno locale è solo una parte del business dello stabilimento. Come si legge sul sito dell’azienda, infatti, “circa il 90 per cento dell’intera produzione della raffineria è venduto via mare”, mentre il sette per cento “è venduto tramite il Carico Via Terra, gestito da Lukoil Italia” e il restante quattro per cento “a società limitrofe ad Isab, Versalis, Erg Power Generation, Air Liquide”.

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I possibili interventi sui prezzi

Sullo sfondo resta la questione del caro carburante, che nei giorni scorsi ha abbondantemente sfondato il tetto dei due euro al litro mettendo in difficoltà diversi comparti. “Una situazione di cui benzinai sono vittime come tutti”, sottolinea Di Benedetto. Tra le possibili soluzioni la riduzione dell’Iva e soprattutto la tassazione degli extraprofitti per i gestori dell’energia, che il Governo sta seriamente valutando. “Già nelle prossime ore il prezzo del carburante dovrebbe scendere di circa venti centesimi”. Intanto il settore è in protesta. “Lunedì sera abbiamo spento le luci, contro un sistema di accise che ci costringe a introiti ridicoli rispetto ai prezzi del carburante”, spiega il segretario. Una protesta “molto partecipata”, alla quale seguiranno altre iniziative “e soprattutto delle interlocuzioni con il Governo”. Ieri gli autotrasportatori di Unatras – che riunisce le sigle di settore Confartigianato Trasporti, Fai, Cna Fita, Fiap, Unitai, Assotir, SnaCasartigiani – sono stati ricevuti dal viceministro ai Trasporti Teresa Bellanova. “Nelle prossime ore anche noi incontreremo il Governo, per portare la voce di una categoria che non ce la fa più”, conclude Di Benedetto.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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