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Messina Denaro, fine di un impero. Schifani: “Vince la Sicilia onesta”

Il latitante è stato arrestato stamattina in una clinica di Palermo. Inseguito da numerosi mandati di cattura e condanne all'ergastolo per associazione mafiosa, omicidi e attentati, ha costruito un'enorme rete di interessi economici criminali

“Oggi è un grande giorno per la Sicilia e per l’Italia intera, l’arresto di Matteo Messina Denaro è un colpo durissimo inflitto alla mafia. Tutti devono sapere che in questa Terra non ci possono essere spazi né di illegalità né d’impunità”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani in merito all’arresto del presunto capo di cosa nostra avvenuto questa mattina in una clinica di Palermo. “Esprimo a nome mio e della giunta – aggiunge il governatore siciliano – un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura  È la conferma che lo Stato c’è e che prima o poi tutti i mafiosi vengono assicurati alla giustizia. Oggi tutti i siciliani onesti devono festeggiare, da domani sarà opportuna una riflessione per capire come sia stato possibile che uno dei mafiosi più pericolosi sia rimasto in circolazione per più di trent’anni”. Il superlatitante è stato catturato all’ingresso della clinica “Maddalena”, dove si sottoponeva alla chemioterapia dopo un intervento avvenuto un anno fa. I carabinieri, già presenti nella struttura, lo hanno circondato e identificato, chiedendogli il nome. È il risultato finale “di anni di indagini e delle forze di polizia che hanno prosciugato la rete dei favoreggiatori del boss Messina Denaro”, ha speigato il procuratore aggiunto Paolo Guido che, insieme al procuratore Maurizio de Lucia, ha coordinato l’attività investigativa.

Ritenuto uno degli uomini più ricchi del pianeta

Inseguito da numerosi mandati di cattura e condanne all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidi, attentati, detenzione e trasporto di esplosivo, Messina Denaro ha costruito, partendo da Castelvetrano e Partanna, un’enorme rete di interessi economici criminali. Considerato l’erede di Bernardo Provenzano e coinvolto nei più gravi fatti criminali degli ultimi trent’anni, comprese le stragi del 1992 di Falcone e Borsellino, ha subito sequestri il cui valore raggiunge i 3,5 miliardi di euro. Latitante dal 1993, L’Fbi lo ha inserito tra i dieci maggiori ricercati del mondo, la rivista Forbes nella classifica dei più ricchi del pianeta: tra i primi 400 del mondo e il nono in Italia. Viaggiava in Porsche in Sicilia, ha fatto affari nell’eolico, negli uliveti, nella viticultura, nei villaggi turistici e nei resort, nel traffico dei reperti archeologici, nel mondo delle costruzioni. Tra i numerosi sequestri di beni riconducibili alla famiglia mafiosa, nel 2014 uno da 20 milioni di euro a complessi aziendali e attività agricole e commerciali, nel 2018 di 60 milioni di euro a Savalle, ritenuto uno dei tesorieri del superlatitante, nel 2022 di un milione di euro a una ditta agricola in cui sono state trovate armi e munizioni.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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