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Miele, il 2021 amaro degli apicoltori siciliani. “Intere produzioni azzerate”

I produttori dell'isola hanno dovuto fare i conti con temperature estreme e roghi. Quasi azzerate le filiere del miele "millefiori" e di agrumi, resiste a stento quello di sulla. La Regione dichiara lo stato di calamità, ma gli allevatori chiedono misure economiche concrete

Temperature troppo alte, pascoli danneggiati, favi disciolti. E poi gli incendi, che secondo le stime hanno mandato in fumo più di ottocento arnie. Il 2021 è stato un vero e proprio annus horribilis per l’apicoltura siciliana. “Intere produzioni, come il miele di agrumi e il millefiori estivo, sono state azzerate”, dice a FocuSicilia Giovanni Caronia, presidente di Aras, Associazione regionale apicoltori siciliani. “Per quanto riguarda la sulla (uno dei principali fiori da cui le api raccolgono il miele, ndr), la produzione è scesa da 25 chilogrammi per alveare a tre o quattro chilogrammi”. Per il presidente si tratta di “numeri drammatici”, che impongono “una risposta da parte delle istituzioni”. Pochi giorni fa, la Regione siciliana ha dichiarato lo stato di calamità, riconoscendo la sofferenza del settore, “devastato dalle ondate di calore anomale che hanno caratterizzato la scorsa estate, con temperature che hanno sfiorato i 50 gradi”. Un primo passo, secondo Caronia, a cui dovranno seguire misure economiche concrete. “Se le cose vanno avanti così, rischiamo di non farcela”.

Miele millefiori – Stima del valore del mancato ricavo per alveare per il 2021. Dati Ismea

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I numeri del settore nell’isola

L’apicoltura siciliana, secondo gli ultimi dati dell’assessorato regionale all’Agricoltura, conta circa duemila apicoltori e 140 mila alveari. Numeri in crescita – i produttori erano 1.500 nel 2019 – malgando una crisi che si trascina ormai da diverso tempo. “Questo è il sesto anno consecutivo in cui le produzioni calano progressivamente”, dice Caronia. Per stimare le perdite del 2021 è ancora troppo presto. “Se guardiamo alla produzione, tuttavia, le prospettive sono pessime”. A confermarlo sono i dati Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare. “La produzione di miele di agrumi è stata praticamente azzerata in tutta la regione. Per quanto riguarda la produzione del miele di sulla, le rese sono state altrettanto disastrose”, si legge nel rapporto sulle perdite del 2021. A causare il crollo “l’instabilità climatica e la riduzione delle superfici coltivate”, tali che in molte zone dell’isola “non è stato possibile ottenere alcun raccolto”. Nel resto d’Italia non va molto meglio.

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Annata peggiore da 35 anni

“Oltre al clima, problemi storici come i parassiti delle api e gli insetti nocivi per le piante non sono certo spariti”, precisa Caronia, che oltre a presiedere l’Aras è titolare di un’azienda apistica di 200 arnie a Palermo. “A ciò va aggiunto il generale indebolimento delle famiglie di api, causato dall’uso di pesticidi”. La produzione primaverile di miele è stata disastrosa, aggiunge l’apicoltore, e le cose non sono andate meglio in estate. “Abbiamo fatto qualcosa con la sulla e il millefiori estivo, ma non sufficiente a coprire le perdite dei mesi precedenti”. Inevitabilmente, la minore quantità di miele prodotto porterà a un’impennata dei prezzi. “L’inscatolamento è avvenuto da pochi giorni, ma è probabile che l’aumento sia di circa il 15 per cento”. Un’ulteriore conseguenza potrebbe essere la riduzione del volume dei barattoli di miele, per mitigare nel consumatore la percezione dell’aumento del prezzo. “Negli anni si è passati da 500 a 400 grammi, e oggi dai 350 ai 250 grammi. Questo vale tanto per i piccoli produttori quanto per le grandi reti di distribuzione”, spiega il presidente. Sugli scaffali dei supermercati, del resto, la concorrenza è spietata. “Basta fare un giro per verificare che il prodotto estero surclassa per quantità quello siciliano”.

Miele di agrumi – Stima del valore del mancato ricavo per alveare per
il 2021. Dati Ismea

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Le differenze tra est e ovest

Se il cambiamento climatico è un dato oggettivo, la sua intensità cambia da una parte all’altra dell’isola. Il versante occidentale sembra leggermente meno colpito rispetto a quello orientale, e le cose cambiano ulteriormente da Nord a Sud. Lo spiega Nino Coco, produttore di miele con circa 400 arnie distribuite dai Peloritani al siracusano. “I miei alveari a Nord hanno perso il 15 per cento della produzione, mentre nel siracusano le perdite hanno toccato il 50 per cento”. I favi installati nel catanese hanno dovuto fare i conti anche con le piogge di cenere dell’Etna. “Sicuramente non ha fatto bene alle piante, e anche le api sono state infastidite”, dice Coco. I principali fattori di perdita, in ogni caso, restano le temperature e gli incendi. La carenza di pascolo, infatti, costringe gli apicoltori ad alimentare artificialmente gli insetti, con conseguenti spese. Viste tutte le piaghe di quest’anno, per Coco “sono mancate solo le cavallette. Faccio questo mestiere da 40 anni e non ricordo niente di simile”.

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Dalle ondate di calore agli incendi

A tornare sul cambiamento climatico è Francesco Bellomo, apicoltore della provincia di Siracusa. “A giugno scorso il nostro territorio ha registrato un picco di 48,8 gradi, record europeo di sempre. In quel periodo abbiamo fatto un sopralluogo nelle arnie, trovandone due terzi completamente vuote”. Conseguenza delle temperature eccessive, ribadisce il produttore. “La cera degli alveari si è sciolta, facendo collassare gli alveari. A quel punto, le api sono morte o fuggite”. A ciò va aggiunta la piaga degli incendi, che durante la stagione estiva ha devastato la Sicilia. “A quanto risulta, gli alveari bruciati sono stati circa un migliaio. Ma il fuoco uccide anche le piante di cui le api si nutrono”, dice il produttore. Una situazione che Aras ha denunciato alle autorità competenti. “Lo stato di calamità dichiarato in queste ore vuol dire che evidentemente avevamo ragione”, rivendica Bellomo.

Miele di sulla – Stima del valore del mancato ricavo per alveare per il 2021. Dati Ismea

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I problemi della pappa reale

A essere danneggiata da questa situazione è anche la pappa reale, secrezione prodotta dalle api per alimentare le larve, che è anche un alimento pregiato per gli esseri umani, con importanti proprietà nutritive. “La produzione è scesa del 30/40 per cento, a causa del deperimento dei pascoli”, dice Rosario Stagnitta, titolare di un’azienda per la produzione di pappa reale e miele a Linguaglossa, sul versante Nord dell’Etna. A incidere, oltre alle alte temperature, anche l’impoverimento dei pascoli da cui le api traggono nutrimento. Un problema per i produttori, già stritolati dalla concorrenza sleale della pappa reale estera, e in particolare cinese. “Il prezzo che facciamo è di 550/600 euro al chilo all’ingrosso, e di 10/15 euro ogni 10 grammi al dettaglio”, spiega il produttore. Numeri che offrono “un margine di guadagno troppo stretto”, ma che è difficile aumentare “per non essere travolti dal mercato cinese”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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