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Morti sul lavoro, la Sicilia è sopra la media. Catania tra le peggiori in Italia

L'osservatorio Vega lancia l'allarme sull'aumento degli incidenti fatali: da gennaio ad agosto sono stati 677 in tutta Italia, 84 al mese. E l'Isola con 33 vittime è sopra le media di 22 per milione. Nonostante le statistiche ufficiali parlino di "diminuzione"

Le statistiche ufficiali dei morti sul lavoro in Italia parlano di una diminuzione nei primi otto mesi del 2022 rispetto al 2021: sono state 677 contro le contro le 772 del periodo gennaio-agosto di un anno prima. Significa il 12,3 per cento in meno ma il dato, scrive l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering di Mestre, può ingannare: nel 2021 sono infatti considerati parte delle vittime sul lavoro i tantissimi casi di Covid. Nell’anno in corso, con la pandemia da Covid-19 che incide molto meno rispetto ai due anni precedenti anche per via delle minori restrizioni e della ripresa pressoché totale delle attività lavorative, sono quindi in realtà “diminuiti i morti da Covid, 14 su 677, contro 271 su 772 del 2021”, scrive Vega. Le morti sul lavoro sono quindi 109 in più in tutta Italia, e di queste 496 sono gli infortuni mortali in occasione di lavoro e 181 in itinere.

Sicilia sopra la media, Catania in “zona rossa”

In questo quadro, che significa una media nazionale di 84 morti al mese, la Sicilia si segnala come una delle regioni dal risultato peggiore: sono stati infatti 33 gli incidenti mortali in otto mesi su un milione e 310 mila occupati, superiore alla media italiana di 22 per milione. Vega ha quindi diviso l’Italia in “zone”, assegnando alla Sicilia il colore arancione, quello delle regioni con una incidenza rispetto alla media compresa tra 1 e 1,25. Il tutto per dare una comunicazione immediata di quello che definisce “il rischio reale di morte dei lavoratori, regione per regione e provincia per provincia”. Particolarmente grave la situazione della provincia di Catania, dove si registrano 10 vittime da gennaio ad agosto 2022 su 276 mila occupati, con una incidenza di oltre 36 morti su ogni milione di lavoratori che colloca il territorio etneo in piena zona “rossa” in quanto questa supera di 1,25 volte la media, ovvero oltre il 25 per cento in più. Per numeri assoluti Catania è tra le prime quindici province italiane per numero di morti sul lavoro, seguita in Sicilia da Palermo con sei vittime su 318 mila lavoratori, una incidenza di 18,8 su milione.

Prima per incidenza Enna, la migliore Messina

Ma se si considera l’incidenza per numero di occupati, è Enna ad avere lo scettro di peggiore provincia dell’Isola: con due vittime su 45 mila occupati ha una incidenza di 43,9 per milione. Segue Trapani, con 5 vittime su poco meno di 116 mila occupati e una incidenza di 43,1 per milione. Terza nella triste classifica siciliana Siracusa con 4 vittime su 108 mila occupati (36,9 per milione), che precede di poco Catania. Quinta Caltanissetta (due vittime su 63 mila occupati e incidenza di 31,6 sul milione), sesta provincia la già citata Palermo. Al settimo posto Agrigento con due vittime su 109 mila lavoratori (incidenza 18,3), ottava Ragusa con una vittima su 110 mila lavoratori (incidenza di 9 su un milione). Chiude la classifica siciliana Messina, dove si è registrato un decesso sul lavoro, ma che con 162 mila occupati ha l’incidenza più bassa di Sicilia con 6,1 su un milione.

Si muore di più nel settore Costruzioni

Nei primi otto mesi del 2022 il settore Costruzioni fa registrare il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 78. Seguono: Trasporti e Magazzinaggio (73) e Attività manifatturiere (53). La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (182 su un totale di 496). Ma l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati viene rilevato ancora tra i lavoratori più anziani, gli ultrasessantacinquenni, che registrano 68,1 infortuni mortali ogni milione di occupati. L’incidenza di mortalità minima rimane, invece, ancora nella fascia di età tra 25 e 34 anni, (pari a 11,7), mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza risale a 14,8 infortuni mortali ogni milione di occupati. Questi dati confermano anche alla fine dei primi due quadrimestri del 2022 che la maggior frequenza di infortuni mortali si riscontra tra i lavoratori più vecchi. Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro da gennaio ad agosto del 2022 sono 36 su 496. In 33, invece, hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 86. Alla fine dei primi otto mesi 2022 sono lunedì e martedì i giorni della settimana in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali. 

Crescono del 38,7 per cento le denunce di infortunio

I dati elaborati da Vega provengono dalle statistiche ufficiali Inail, e raccontano non solo di un aumento delle morti, ma soprattutto delle denunce totali di infortuni. Queste nel 2022 sono cresciute del 38,7 per cento rispetto al 2021, arrivando a quota 484.561, mentre a fine agosto 2021 erano 349.449. Più di 65 mila poi sono gli infortuni occorsi in occasione di lavoro nel settore Sanità e Assistenza Sociale, che guida la classifica. Quasi 50 mila quelli nelle Attività manifatturiere e superano i 42 mila nei Trasporti. Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane nei primi otto mesi del 2022 sono state 204.383, quelle dei colleghi uomini 280.178. Per Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, “passata la grande emergenza Covid è rimasta l’immane tragedia delle morti sul lavoro. Quella per cui, purtroppo, non esiste un vaccino per placarla ma solo la formazione, l’aggiornamento e, soprattutto, la coscienza dei datori di lavoro del Paese”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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