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Natale, lo zampognaro si racconta. Tra fede e tradizione

Le festività sono blindate a causa della pandemia, ma i siciliani non rinunciano al canto della zampogna. L'intervista a Marco Mavica da Maletto

È la musica che in Sicilia si associa al Natale. Il suono di sottofondo delle riunioni familiari, delle serate in compagnia, delle giocate a carte. Quest’anno tutto sarà un po’ diverso. Le occasioni di convivialità sono sospese a causa della pandemia, ma i siciliani non rinunciano al canto della zampogna. O “ciaramedda”, come viene chiamata nel dialetto locale. Uno strumento che unisce fede e tradizione.

Un’arte antica

La zampogna è conosciuta sin dal Medioevo, e discende dall’antico “flauto di pan”. Viene suonata in tutta l’Italia meridionale, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, fino al Lazio. Secondo alcuni studiosi, sarebbe stato san Francesco d’Assisi in persona ad accostarla al periodo natalizio. Si tratta di uno strumento a fiato, con delle canne e un “otre” realizzato in pelle di capra o pecora. Come accennato, la tradizione è particolarmente diffusa in Sicilia. Il paese di Maletto, tremila settecento anime sulle pendici dell’Etna, è la patria degli zampognari nella parte orientale dell’isola.

La storia di Marco Mavica

Tra i più giovani “ciaramiddari” del paese c’è Marco Mavica. A differenza di altri colleghi, Mavica non è figlio d’arte. Dopo aver iniziato a suonare lo strumento da bambino, aveva deciso di intraprendere un’altra strada. A riavvicinarlo alla zampogna, sette anni fa, la scomparsa di un vecchio suonatore. “Veniva ogni anno a casa, non volevo che la sua musica si perdesse”, racconta. Da qui la decisione di ricominciare a suonare. “Dopo qualche mese, avevo recuperato la familiarità”. L’idea di scendere a Catania, per allietare i cittadini durante le feste, è arrivata poco dopo.

“Ogni strumento è diverso”

Una scelta tutt’altro scontata, visto che la zampogna ha un grande valore. Gli strumenti, di fabbricazione artigianale, possono arrivare a costare diverse centinaia di euro. “Ogni ciaramedda ha il suo suono, la sua voce”, precisa il musicista. Comprarne una ha significato in qualche modo scommettere su se stesso. Non essendo discendente di una famiglia di suonatori, Mavica ha costruito anno dopo anno il suo pubblico. “Ho dovuto conquistarlo, e sono orgoglioso di esserci riuscito”. Sulla sua zampogna si nota l’effige di un Santo. “È Sant’Antonio di Maletto, il nostro patrono”, spiega, mostrando orgogliosamente lo strumento.

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Un Natale diverso

Anche quest’anno il suonatore ha ricevuto molte richieste, malgrado l’emergenza sanitaria. “La gente vuole sentire il Natale più che mai, dopo questi mesi di tensione”. Mavica è molto attento al rispetto delle misure di sicurezza, e quando va nelle case chiede espressamente “di indossare le mascherine ed evitare gli assembramenti”. Con queste piccole accortezze, la tradizione della suonata natalizia può continuare. “Mi chiamano da tutta la città, ma soprattutto dai quartieri del centro”. Lo zampognaro esegue i brani della tradizionale “litania”, a cominciare da “Tu scendi dalle stelle”.

Proteggere la tradizione

Alla fine dell’esibizione, tutti danno un’offerta. Mavica nella vita è autista di camion, ma in questi giorni lascia il lavoro per suonare. Viene chiamato per l’atmosfera natalizia, “ma anche come voto a Gesù bambino”. Per quanto riguarda il resto dell’isola, un’altro paese che conserva la tradizione della zampogna è Castelmola, nella città metropolitana di Messina. A proposito della città dello Stretto, “anche il sindaco, che è di Fiumedinisi, suona la ciaramedda”. Un video del primo cittadino che si esibisce con lo strumento è diventato virale sul web. Un segno che la tradizione è ancora molto forte, conclude Mavica, “e dobbiamo cercare di proteggerla”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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