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Niente cerimonie, fiori al macero. A rischio 5 mila esercizi

Il settore, tutto sommato, ha retto al colpo grazie sia alla vendita al dettaglio che online. Il futuro rimane molto incerto. Federfiori stima un rischio chiusura per il 30 per cento dei negozi

Chiusi durante la fase uno, aperti per tutta la seconda fase, anche in zona rossa. La gente però era chiusa in casa e soprattutto sono stati annullati gli eventi. Grandi e piccoli, pubblici e privati. Il danno oltre la beffa: merce invenduta spedita al macero e nessun ristoro statale. Il 2020 è stato un anno difficile anche per i fioristi che, come denunciato dal presidente regionale e nazionale di Federfiori, Rosario Alfino, hanno subito un calo del fatturato dell’80 per cento in seguito all’annullamento degli eventi e delle cerimonie. Il settore, tutto sommato, ha retto al colpo grazie sia alla vendita al dettaglio che online. Il futuro del settore, tuttavia, rimane molto incerto.
“Dopo il primo lockdown – afferma Alfino – il 10 per cento delle imprese non ha riaperto e questo fatto di farci stare aperti paradossalmente ci ha massacrato perché ci ha fatto indebitare”. Le stime del presidente della Federazione floristica sono allarmanti: a rischio chiusura il 30 per cento dei negozi che su 15 mila associati vuol dire all’incirca cinque mila esercizi.

Matrimonio valgono il 75% del bilancio

Francesca Giardinaro è la titolare di Intrecci di fiori e d’arte, con sede a Misterbianco. Allestisce insieme al fratello Davide prevalentemente matrimoni ma non solo: specie in prossimità delle feste natalizie, si occupa anche di cene augurali di fine anno commissionate da aziende – con sede in Sicilia ma non di origini isolane – o di party privati organizzati dalle poche famiglie aristocratiche catanesi rimaste sulla scena.
I matrimoni incidevano per il 75 per cento sul bilancio dell’attività. Prima del Covid.
Negli ultimi dieci anni i fratelli Giardinaro hanno volutamente effettuato un taglio delle prenotazioni per aumentare la qualità, arrivando ad un numero che non va oltre i sessanta eventi all’anno.

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Nel 2020 la pandemia ha falciato le prenotazioni: solo 18 cerimonie nunziali andate in porto. Il resto? Posticipato all’anno successivo, con un dieci per cento di clientela – per lo più estera – che ha annullato le celebrazioni senza ricollocarle: “La gente, spaventata, elimina ciò che crede sia superfluo”. Il 2020 di Intrecci è stato salvato dalla capacità di “potersi reinventare in tempo breve” a partire da Pasqua, in pieno lockdown, passando per la festa della mamma a maggio fino ad arrivare allo scorso Natale. Grazie al punto vendita trentennale, gestito dalla madre, e alla vendita online: senza un e-commerce ma tramite i social network, Instagram in particolare. Senza tanti followers ma con seguaci “reali”, che comprano.

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2020, meno 40 per cento degli introiti

Vitale Fiori di Ilenia Ammoscato è un’attività che dura da ottant’anni e che il Covid ha messo a dura prova. Rispetto all’anno precedente, nel 2020 è andato in fumo il 40 per cento degli introiti a causa del drastico calo delle cerimonie nunziali, che costituiscono la fetta principale dei guadagni. Se prima del Covid, spiega il marito Nicola, allestivano una quarantina di matrimoni all’anno, lo scorso anno ne hanno realizzati solo sei. E quelli che mancano all’appello è probabile che siano in parte andati perduti: “non sappiamo se si sono rivolti altrove o se hanno solo rimandato e vorranno rivolgersi sempre a noi”. Anche nel secondo caso i preventivi vengono stracciati perché la prenotazione va fatta ex novo: bisogna verificare se i fiori scelti siano disponibili nella nuova data.

Cestinati dopo 10 giorni

In un matrimonio di norma i fiori costituiscono uno degli ultimi tasselli da confermare. Già a inizio 2021 sono arrivati i primi rinvii: da febbraio all’estate. Forse. Il rischio è che, nell’incertezza, si decida di slittare tutto al 2022. “Con la vendita al dettaglio ci difendiamo, ci sono settori che hanno accusato il colpo molto più di noi: chi vende abiti da sposa e da cerimonia o i fotografi”. Ma la decisione del governo nazionale di lasciare aperti i negozi del settore floristico in zona rossa, con i clienti che scarseggiano per via delle restrizioni e con un bene che si deteriora rapidamente – “i fiori dopo dieci giorni vanno cestinati” – fa nascere il dubbio che si tratti di una mossa “per non dare pure a noi i ristori”. Di sostegni statali alle attività floristiche non c’è ombra: “Abbiamo preso solo le due tranche di marzo e aprile di 600 con cui non siamo riusciti a pagare neanche l’affitto”.

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Paola Giordano
Paola Giordano
Classe ‘89, sono cresciuta, nel paese che diede i natali a Giovanni Verga, con la passione per il giornalismo.

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