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“No speak english”: studenti siciliani bocciati in inglese. Tra i peggiori d’Italia

I finlandesi fuggiti via da Siracusa hanno acceso una polemica sul nostro sistema scolastico. Secondo i test Invalsi la bocciatura è sonora: la conoscenza dell'inglese da parte dei ragazzi di scuola media è insufficiente e in Sicilia quasi tutti i capoluoghi hanno punteggi bassi

La storiella della famigliola finlandese che ha lasciato la Sicilia scandalizzata dalle lacune del sistema scolastico (la cronaca narra: “mio figlio parla l’inglese meglio del professore”) è stata una fugace polemica, ma i test Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) dell’anno scolastico 2021-22 esprimono un giudizio tutt’altro che soddisfacente per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese nelle scuole siciliane. Venti capoluoghi con i punteggi più bassi in inglese nei test di terza media si trovano tutti nel Mezzogiorno e otto di questi sono in Sicilia. Praticamente quasi tutti i capoluoghi dell’Isola, ad eccezione di Ragusa che si trova in una posizione intermedia della graduatoria regionale. Con Trapani che chiuderebbe la classifica se non fosse seguita da tre città sarde. Sono i principali risultati di un’elaborazione di Openpolis condotta insieme all’Osservatorio povertà educativa “Con i Bambini” su dati forniti da Invalsi e che riguardano i Comuni in cui siano presenti almeno due plessi scolastici oppure due istituti. Sul podio siciliano svettano ben tre comuni della provincia trapanese: Alcamo, Castellammare del Golfo e Castelvetrano. Tra i primi venti anche centri come Marsala, Bagheria, Termini Imerese, Milazzo.

Elaborazione FocuSicilia su dati Invalsi

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Un vistoso divario tra Nord e Sud d’Italia

I test nazionali, che si svolgono ad aprile e che riguardano anche l’italiano e la matematica, in merito all’inglese hanno fatto registrare un punteggio medio di 220,9 per i giovani classificati come appartenenti a famiglie avvantaggiate, quasi 30 punti in più di quelli svantaggiati (194,2). L’obiettivo di questo tipo di test è di misurare le competenze che lo studente ha acquisito durante il percorso scolastico e sulla scorta dei dati ottenuti è possibile valutare le differenze del sistema formativo nelle varie aree del Paese. Nel settore dell’inglese, la Sicilia si trova all’ultimo posto tra le regioni e province autonome d’Italia. Nelle classi di terza media, nella prova di ascolto in inglese si va dagli oltre 220 punti registrati nelle province autonome di Bolzano e Trento, nonché in Friuli-Venezia Giulia, ai 184 circa di Sicilia e Calabria, le ultime due regioni in classifica. Openpolis sottolinea che “all’interno della provincia autonoma di Bolzano spiccano i risultati dei ragazzi madrelingua ladina e tedesca” a differenza delle regioni del Mezzogiorno che chiudono la classifica, mentre si avvicina alla media nazionale solo l’Abruzzo (204,6 punti). “Sotto quota 200 – riassume Openpolis – si posizionano Basilicata, Puglia, Sardegna, Campania, Calabria e Sicilia”.

Fonte: Openpolis

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In cosa consistono le prove di inglese

Il livello di competenza che gli studenti devono raggiungere al termine del primo ciclo di istruzione è A2. Per questo motivo nella prova di inglese sono presenti domande appartenenti al livello A1 e A2, in modo da poter individuare anche quei ragazzi che non raggiungono il livello di competenza previsto dalle Indicazioni nazionali. La prova di inglese prevede la valutazione di due abilità di comprensione della lingua: la lettura e l’ascolto. Le abilità di scrittura e conversazione invece non vengono rilevate. Ogni task della prova di lettura consiste in un testo di massimo 110 parole per il livello A1 e di massimo 220 parole per il livello A2, seguito da un numero di quesiti che varia da tre a otto. Per la prova di ascolto invece vengono forniti file audio sia per il livello A1 sia per il livello A2. Questi solitamente consistono in un monologo o in un dialogo tra due o massimo tre persone della durata massima di due minuti, oppure in una sequenza di piccoli monologhi di pochi secondi con speaker diversi. Il file audio viene sempre ascoltato due volte.

Elaborazione FocuSicilia su dati Invalsi

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Bassi livelli di istruzione, alti di disoccupazione

In un periodo post-pandemico, il grado di formazione può svolgere un ruolo determinante per consentire la ripresa anche dal punto di vista occupazionale. Lo conferma Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel ricordare come “al culmine della crisi, gli individui con un livello d’istruzione più basso hanno una probabilità maggiore di essere destinati alla disoccupazione”. Segnatamente, non può passare inosservato che “i venti capoluoghi con gli apprendimenti più alti si trovano in massima parte nell’Italia settentrionale (18 su 20) – evidenzia Openpolis – mentre due sono in quella centrale”. Bolzano, Como, Monza, Pordenone e Bergamo sono i primi. Analogamente, tra i venti capoluoghi con i punteggi più bassi, tutti al Sud, vedono con meno di 185 punti medi agli ultimi tre posti Agrigento, Crotone e Trapani. Il tasso di occupazione è più alto tra i giovani di 30-34 anni che hanno al massimo la licenza media: era il 52,5 per cento nel 2020 e il 56 per cento l’anno precedente.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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