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Nutriscore o Nutrinform? Tra salute e miliardi l’Ue decide il futuro del cibo

La Sicilia produce tante eccellenze alimentari come olio extravergine di oliva, formaggi e vini di pregio che potrebbero essere danneggiati dalle guerra sulle etichette scoppiata in Europa. Il confronto è tra due sistemi alternativi fra loro, uno italiano, l'altro francese

L’etichettatura degli alimenti, a partire dalle eccellenze del Made in Italy come vino, olio Evo, formaggi e salumi, diventa il nuovo campo di battaglia in Europa. E sembra profilarsi uno scontro, un po’ paradossale, tra Francia e Italia sulla valutazione degli alimenti. Protagonisti due sistemi di etichettatura antagonisti e alternativi fra loro, il Nutriscore e il Nutrinform, con sullo sfondo l’attenzione alla salute dei cittadini e gli enormi interessi economici dell’agroalimentare. Una battaglia che vede sul campo potenti multinazionali e piccoli produttori, cibi ultraprocessati e pieni di additivi e alimenti tradizionali della Dieta mediterranea, bevande gasate con edulcoranti e prodotti storici come vino e birra. Una diatriba che interessa da vicino la Sicilia, regione nella quale abbondano vini, oli e formaggi di grande qualità.

Etichettatura unica in Europa

Il dibattito su un format di etichettatura unico per l’Europa va avanti da anni, ma non si è mai arrivati a una legge vincolante per gli stati. Adesso le cose però stanno cambiando. La svolta viene dalla recente assemblea dell’europarlamento a Strasburgo, dove è stata bocciata la proposta di classificare qualsiasi bevanda alcolica come cancerogena con relativo obbligo di apposizione di healt warning, avvisi con immagini e scritte di forte impatto sulla salute del tipo di quelle già presenti sulle confezioni di tabacco e sigarette. Ha prevalso invece l’approccio soft, con la distinzione tra uso e abuso di prodotti come vino e birra e l’invito al consumo moderato e responsabile. Dal parlamento di Strasburgo però è anche arrivata la raccomandazione di definire una norma per l’etichettatura valida su tutto il territorio europeo.

Rozzo e penalizzante

I prossimi mesi saranno dunque segnati dalle trattative per decidere con quale format si dovranno dare ai consumatori informazioni sugli alimenti nella parte anteriore dell’etichetta, in modo da facilitare scelte consapevoli in funzione della salute e della prevenzione di malattie. Attualmente le etichette riportano già alcuni valori nutritivi e informazioni relative a calorie, zuccheri, grassi e altri elementi, ma di solito sono tabelle con scritte poco visibili e di difficile lettura. In questo ambito, già dal 2017, su iniziativa di scienziati francesi è nato il cosiddetto Nutriscore, o etichetta a semaforo, con colori dal verde al rosso e lettere associate, da A a E, in base alla “salubrità” dell’alimento. Si tratta di un sistema a cui hanno aderito, su base volontaria, già centinaia di aziende alimentari di mezza Europa: Francia, Spagna, Germania e altre nazioni. L’Italia ha sempre contestato il Nutriscore, considerato rozzo e penalizzante per le eccellenze alimentari nostrane, e ha lavorato alla messa a punto di un sistema alternativo, il cosiddetto Nutrinform battery, messo a punto da esperti dei ministeri della Salute, dello Sviluppo economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente.

La mozione del Senato

Ora il governo italiano, sostanzialmente appoggiato da tutte le forze politiche e produttive, ha rotto gli indugi ed è partito alla carica per cercare di evitare che il Nutriscore possa diventare un metodo di etichettatura obbligatorio e vincolante. Per farlo ha scelto una data simbolica, il 15 febbraio scorso, proprio in contemporanea con i lavori al parlamento europeo di Strasburgo e solo pochi giorni dopo che uno dei fondatori del Nutriscore, Serge Hercberg, aveva lanciato la proposta di aggiungere il colore nero e la lettera F per le bevande con alcol superiore all’uno per cento. Una condanna senza appello dunque per vino e birra, vissuta dalle aziende della filiera vitivinicola come un attacco al Made in Italy. Il 15 febbraio quindi, il Senato italiano, con modifiche proposte dal governo, ha approvato una mozione unitaria proprio riguardante il Nutrinform e altre questioni legate alle produzioni di eccellenza del settore dell’agroalimentare.

Tutela dei prodotti italiani e fondi europei

Nella mozione, in sintesi, si impegna il Governo a tutelare e sostenere in ogni modo le produzioni dell’agroalimentare italiano e a “impedire qualsiasi forma di discriminazione compiuta ai danni di particolari prodotti del nostro Paese nell’assegnazione dei fondi europei per la promozione di alimenti, considerando l’alta qualità nutrizionale e l’attenzione verso la sostenibilità ambientale e la biodiversità che garantiscono le produzioni made in Italy”. Il sistema di etichettatura viene citato più volte, ma in particolare il Senato invita il Governo “ad assumere ogni iniziativa utile per incentivare la sperimentazione e l’utilizzo da parte delle aziende agroalimentari, a partire da quelle italiane, del NutrInform battery (sistema di etichettatura a batteria), anche per renderne evidenti le peculiarità positive”. Più avanti, si rende esplicita l’intenzione di proporre il sistema come riferimento in Europa e quindi di insistere con “le iniziative volte a promuovere il NutrInform battery quale sistema idoneo ad armonizzare il mercato europeo, investendo in progetti di sperimentazione e raccolta dati e nella creazione di un’app che fornisca ai consumatori la possibilità di un immediato utilizzo del sistema a batteria per valutare l’apporto giornaliero dei nutrienti e costruire una dieta sana ed equilibrata, sul modello della dieta mediterranea”.

I paradossi del sistema francese

In sostanza, il Nutriscore viene rifiutato dall’Italia perché considera gli alimenti salutari o pericolosi in base a una quantità standard di 100 grammi. In questo modo una vera eccellenza come l’olio extravergine di oliva viene classificato peggio di una cola light gassata e con edulcoranti artificiali. Un paradosso: chi mangerebbe 100 grammi di olio extravergine di oliva in un solo pasto? Il Nutrinform invece prende come riferimento le porzioni e il fabbisogno giornaliero secondo le linee guida riconosciute a livello internazionale e indica la percentuale che si raggiunge con quella determinata porzione di quel determinato alimento.

Italia e Francia, nemici o alleati

In questo modo alimenti fortemente penalizzati dal Nutriscore vengono contestualizzati in un regime alimentare e possono anche essere valorizzati. Per esempio formaggi come parmigiano, grana, pecorino e stagionati in genere sarebbero da escludere secondo il Nutriscore, mentre in Italia sono considerati alimenti di grande valore nutrizionale, naturalmente tenendo conto di calorie e grassi contenuti. Gli stati europei presto saranno probabilmente chiamati a scegliere tra i due approcci. Apparentemente lo scontro dovrebbe essere tra Italia e Francia. Ma il paradosso accennato all’inizio è che Italia e Francia hanno moltissime cose in comune: soprattutto sono i principali produttori di vino al mondo e hanno nei formaggi prodotti di assoluta eccellenza. In teoria dovrebbero essere nazioni alleate. La rotta da prendere a Bruxelles non si annuncia per niente facile.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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