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Pensione “opzione donna”, Inps: possibile con disabilità o crisi aziendale

Aver compiuto 60 anni, con 35 anni di contributi versati, sono i requisiti base. Ma per la pensione anticipata bisogna avere una invalidità del 74 per cento, assistere un disabile nel nucleo, oppure essere state licenziate da azienda con in corso un tavolo per la "crisi"

Della possibilità di pensione anticipata denominata “opzione donna”, si è tornato a parlare con l’ultima legge di Bilancio. E, interpretando quanto inserito nella legge 197 del 2022, la finanziaria per l’anno in corso, Inps rende note le istruzioni per accedervi. Il requisito base per esercitare l’opzione è che le lavoratrici con un’età anagrafica di almeno 60 anni “entro il 31 dicembre 2022” abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni.

Invalidità civile, assistere un familiare o crisi aziendale

L’età, e il versamento dei contributi, non basta però per accedere alla “opzione donna”. Per farlo, come spiega Inps, devono sussistere almeno uno di tre requisiti. Possono infatti accedere le donne che “assistano da almeno sei mesi il coniuge o la parte dell’unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità”. L’opzione, definita da Inps nella sua circolare n. 25 del 6 marzo 2023 che illustra in dettaglio le modalità di presentazione della domanda, i requisiti, le condizioni di accesso e la decorrenza, definita nel testo come “lettra a”, è accessibile anche da chi assiste “un parente o un affine di secondo grado convivente nel caso in cui i genitori, il coniuge o l’unito civilmente della persona con handicap grave abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti”. Il secondo requisito – “lettera b” – è l’avere al 31 dicembre 2022, oltre ai requisiti base di età e contributi versati, quello di presentare “una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti Commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, pari almeno al 74 per cento”. Ultima possibilità – “lettera c” nella circolare Inps – riguarda le lavoratrici dipendenti o licenziate da imprese “per le quali è attivo, alla data del 1 gennaio 2023 ovvero è attivato in data successiva, un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale”. 

L’età minima si riduce a determinate condizioni

Sulla base delle tre opzioni elencate, e fatto salva la necessità dei 35 anni di contributi, è possibile ridurre ulteriormente il requisito dell’età. Questo, spiega Inps “è ridotto di un anno per ogni figlio, per un massimo di due anni per le lavoratrici di cui alle lettere a e b”, ovvero in caso di assistenza a un disabile nel nucleo o di invalidità di almeno il 74 per cento della stessa richiedente. Il requisito anagrafico è invece “di 58 anni per le lavoratrici di cui alla lettera c anche in assenza di figli”. Infine Inps specifica come il “trattamento pensionistico decorre una volta trascorso il termine di dodici mesi dalla data di maturazione dei requisiti per le lavoratrici dipendenti e diciotto mesi per le lavoratrici autonome”. Per chi ha maturato i requisiti al termine del 2022, il primo assegno sarà quindi erogato da gennaio 2024.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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