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Per bar e ristoranti il 2021 è già incerto. Pistorio: “Molti chiuderanno”

Costi troppo alti e continui cambi di regole porteranno "molti a non aprire e a mettere i lavoratori in cassa integrazione", afferma il presidente di Fipe Confcommercio Sicilia, Dario Pistorio

Incertezza e speranza. Queste le parole chiave del 2021 per i pubblici esercizi siciliani. Bar, ristoranti, pub, discoteche, tutte segnate da dieci mesi di pandemia. E Dario Pistorio, presidente regionale di Fipe Confcommercio, la Federazione dei pubblici esercizi, espone i numeri della crisi. “Abbiamo perso, come settore, oltre due milioni e 180 mila euro in questi mesi”. Le variabili, all’interno del comparto, sono però evidenti. “Se parliamo di bar, la perdita media si attesta sul 30 per cento. Nella ristorazione arriviamo all’80. Mentre per pub e discoteche, dopo il periodo estivo in cui sono stati additati come untori, c’è stato un blocco totale. Ed è evidente oggi che non è stata solo loro la colpa degli attuali contagi”.

“Molti chiuderanno, troppi costi”

I numeri, fortemente legati all’evoluzione della pandemia, parlano di un settore con “12 mila addetti a rischio, al momento i licenziamenti sono stati scongiurati grazie al blocco voluto dallo Stato, che però sta solo trascinando il problema”. Il blocco, unito ai ristori “arrivati, almeno alle 80 per cento delle aziende che ne avevano fatto richiesta”, conferma Pistorio, nonostante i ritardi del 2020, non permetterà comunque a molti bar e grandi attività soprattutto nelle grandi città Palermo e Catania “di proseguire con dei costi troppo alti. La soluzione per molti, nelle prossime settimane sarà di chiudere e mettere tutti i lavoratori in cassa integrazione”. E paradossalmente “solo le piccole attività familiari potranno permettersi di restare aperte”.

Zona rossa a Catania per Sant’Agata

Gli esercenti di Sicilia, attualmente la Regione con il maggiore aumento di contagiati negli ultimi giorni, vedono anche una dose di incertezza dovuta al livello di restrizioni, gialla, arancione o rossa, che si unisce a quella fisiologica del periodo. “Il periodo migliore dell’anno per il settore è quello di dicembre – spiega Pistorio -, con un calo nei periodi successivi”. Le regole dovranno però essere certe almeno nei primi giorni di febbraio a Catania, con le festività agatine che, seppur in forma ridotta, porteranno migliaia di persone in strada. “Noi ci domandiamo perché non si pensa fin da subito a un provvedimento di zona rossa. Lo chiederemo al nostro sindaco, perché non si spiega perché oggi ci stanno tenendo chiusi altrimenti. Questo pesa sull’economia generale, e so che non è facile anche per chi governa Catania, gestire una situazione del genere. Ma un’ulteriore ondata significherebbe un ulteriore danno economico”.

“Ripresa dopo Pasqua, ma serve aiuto”

Pistorio vede però anche la fine delle difficoltà. “Certamente dopo Pasqua con le temperature più alte e i vaccini più diffusi, si potrà tornare a servire all’aperto e ripartire”. Un auspicio che vale soprattutto per le tante località turistiche siciliane che sono rimaste “ferme” e in attesa. Città come “Taormina, Noto, Sciacca e tanti altri piccoli centri, hanno subito la chiusura degli esercizi ma anche degli alberghi. Un’economia che è stata totalmente azzerata”. Per la ripartenza ci vorrà però un continuo dialogo con le forze politiche, imprenditoriali e sindacali. “I governi, la prefettura, Cgil Cisl e Uil, dovranno in questo periodo essere molto vicini a noi, perché i licenziamenti, che saranno purtroppo logici, dovranno accompagnarsi ad azioni per consentire anche contributi per la riassunzione”. Da questo punto di vista la situazione politica nazionale, con una crisi di governo appena avviata, non aiuta. “A livello nazionale eravamo in un’interlocuzione avanzata per avere dei ristori basati non più sul fatturato dei periodi post festivi, ma su quello medio di sei mesi. Ci auguriamo che non si interrompa questo percorso”, conclude Pistorio.

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Leandro Perrotta
Trentasei anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Da quindici scrivo della cronaca di Catania, e da due anni sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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