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Pil pro-capite: in Sicilia in tutte le nove province è sotto ai 20 mila euro

Nell'ultimo report sul divario Nord-Sud Istat valuta dieci parametri del gap per i quali il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza dovrebbe dare un contributo. E l'Isola spicca, in negativo, su molti fronti

Al 2021 il prodotto interno lordo (Pil) pro-capite italiano è pari a 33 mila euro circa. Una cifra che scende a 18 mila nel Sud. E la Sicilia ha un primato: è l’unica regione italiana dove tutte le province non superano il valore di 20 mila euro. Il dato è stato diffuso, ed evidenziato, da Istat nel suo ultimo focus denominato “i divari italiani nel Pnrr”. Il punto di partenza per l’analisi sono quindi i dati statistici riconducibili agli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una analisi divisa in dieci punti, e nella quale l’Isola spicca, in negativo in quasi tutte le analisi, dall’occupazione giovanile ai livelli d’istruzione.

I valori sono riferiti al 2019 (fonte ISTAT)

Pil, ad Agrigento e Caltanissetta il più basso d’Italia

Secondo i dati raccolti da Istat, la regione italiana con il Pil pro-capite più basso è la Calabria, a quota 17.500 euro, seguita dalla Sicilia a 18.200 euro. Il “gap” tra le due regioni più meridionali d’Italia e la prima in classifica, il Trentino Alto Adige che sfiora quota 44 mila euro, è di circa 26 mila euro. E, come detto, la Sicilia è l’unica in Italia dove nessuna delle nove province raggiunge quota 20 mila euro. I dati, in questo caso del 2019, quindi prima della crisi pandemica, dicono che le migliori province siciliane, Palermo e Catania, sono appaiate a quota 19.400 euro, mentre il capoluogo calabrese Catanzaro raggiunge i 20.300 euro. Un quadro nel quale spiccano Agrigento e Caltanissetta che rispettivamente con 15.700 e 15.800 euro sono le ultime in Italia per Pil pro-capite. Male anche le altre province: Enna è a quota 16.100 euro, Trapani a 16.500, Siracusa a 18.300, Ragusa a 18.400 e Messina a 18.700.

Bassa istruzione, tasso d’occupazione ai minimi

Il richiamo al Pnrr nel documento è dato da una delle direttrici principali dello stato, ovvero la “riduzione dei divari”. E tra questi il Sud, e la Sicilia, spiccano anche per motivi non strettamente legati alla performance economica. In particolare Istat riporta lo stato pessimo della rete idrica, con Siracusa città record per perdite con oltre il 67 per cento.
Ma è il livello di istruzione particolarmente problematico, con la Sicilia che nel 2020 conta 481 mila residenti, il 10 per cento della popolazione totale, con al massimo la licenza media. E si tratta di un conteggio effettuato solo nella fascia di popolazione tra i 25 e i 49 anni. Inoltre i livelli di competenza degli studenti delle scuole medie in italiano e matematica risultano tra i più bassi d’Italia. Disvalori che si riflettono quasi perfettamente sul tasso di occupazione nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, fermo in Sicilia nel 2021 al 40 per cento, raggiungendo il minimo a Palermo con il 36,9. Il dato, il più basso d’Italia, è andato progressivamente calando dal 2004, quando il tasso d’occupazione era vicino al 49 per cento. Per un confronto, il tasso medio di occupazione al Sud nel 2021 è al 45,7 per cento, e quello nazionale al 62,6.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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