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Progetti utili alla collettività (Puc): i Comuni siciliani in partenza

A oltre un anno di distanza dalla loro entrata in vigore, le tre principali città della Sicilia sembrano finalmente pronte ad avviare i piani di lavoro per i percettori di Reddito di cittadinanza

A distanza di oltre un anno dalla loro entrata in vigore, i Progetti utili alla collettività (Puc), cioè quei lavori per il bene collettivo che i percettori di Reddito di Cittadinanza (RdC) sono chiamati a svolgere nei Comuni d’appartenenza, fanno registrare ancora una scarsa copertura a livello nazionale. Intrapresi solo dal 16 per cento degli otto mila municipi italiani. E non va meglio in Sicilia, dove i Comuni che li hanno resi operativi sono solo 52 su 390, con una media di cinque progetti per 312 beneficiari. Con l’anno nuovo pare che le tre città metropolitane dell’Isola, dopo ritardi imputati alla crisi sanitaria, al differimento di fondi e a una macchina organizzativa, che non ha sempre funzionato a dovere, siano finalmente pronte a partire. 

Una chance per i disoccupati

Seconda regione in Italia per beneficiari, la Sicilia conta 527 mila percettori di Reddito, concentrati principalmente a Palermo (169 mila) e Catania (132 mila) con un sussidio pari a 620 euro. Il capoluogo siciliano avvierà già a febbraio sei Progetti, per un costo complessivo di 460 mila euro, ottenuti dal Fondo Povertà e dai Pon inclusione per coprire le spese dei materiali, dell’assicurazione civile e dell’Inail.“Finora è stato impossibile programmare le risorse – spiega l’assessore alla Cittadinanza solidale Giuseppe Mattina – perché i fondi 2019 sono arrivati solo lo scorso ottobre. La Regione ha pubblicato la circolare per la programmazione a fine novembre e solo dopo il Comune ha potuto presentare il PAL (Piano d’Azione locale)”. Un programma di azioni concrete volto a migliorare le condizioni del territorio e la qualità della vita dei cittadini. Al momento i Puc sono gestiti solo dal Comune di Palermo, senza il coinvolgimento di enti privati o del Terzo Settore, e riguarderanno una serie di attività atte a integrare il lavoro ordinario di pulizia e giardinaggio della città oltre che di vigilanza fuori dalle scuole o di sostegno agli anziani e ai disabili. A essere coinvolti per i primi sei mesi saranno due mila soggetti, cui ne seguiranno altri mille, in maniera ciclica. 

Redditi in scadenza

Nella selezione, un ruolo importante è svolto dagli operatori sociali accreditati e dagli addetti ai Centri per l’impiego, chiamati a inserire nelle piattaforme ministeriali, MyAnpal e GePI, il numero dei destinatari dei Puc e quello dei progetti, aggiornati all’inizio di ogni mese.  Fra le difficoltà riscontrate dal Comune di Catania c’è proprio la piattaforma. Pare, infatti, che dopo aver caricato i progetti, al momento di chiamare i primi 700 nomi forniti da GePI “ci siamo resi conto che i soggetti in questione non erano più percettori di Reddito”, spiega l’assessore ai Servizi sociali Giuseppe Lombardo. Avendo sottoscritto al momento della richiesta del RdC, il Patto per il lavoro o per l’inclusione sociale i percettori sono obbligati a prendere parte ai Progetti, con un impegno settimanale che può variare dalle otto alle 16 ore, pena la perdita del beneficio. La città etnea sta dunque lavorando per mettere in moto una macchina già avviata e per iniziare i tirocini finanziati con i fondi statali, annunciati già a dicembre, che coinvolgeranno oltre 30 aziende private e 600 tirocinanti per sei mesi: “garantendo un inserimento lavorativo più stabile ai percettori di RdC con profili specifici e un ulteriore indennizzo di 600 euro mensili” conclude Lombardo.

Lockdown e blocco dei Progetti

Nella città di Messina i potenziali candidati ai Puc sono più di 8000. Numeri dai quali sono stati lasciati fuori i lavoratori dipendenti con salario minimo, chi supera i 65 anni d’età, gli iscritti ai corsi di studio e i disabili. L’assessora alle Politiche Sociali, Alessandra Calafiore, vede nel mese di febbraio la svolta dopo i rallentamenti causati dalla pandemia e “dalle sospensioni disposte da Cura Italia”. In questa fase saranno convocati 173 destinatari, che sono già stati profilati dalle assistenti sociali con piani personalizzati, tenendo conto delle capacità di ognuno.“Se le condizioni pandemiche lo consentono, noi siamo pronti a partire. D’altra parte in zona rossa era impensabile mettere in circolo centinaia di persone con tutti i rischi del caso”. Con la ripresa delle attività in presenza, come la scuola, sarà più semplice avviare un’attività che al momento è stata disposta solo sulla carta o attraverso contatto telefonico fra assistenti sociali e percettori, ai quali in ogni caso sarà chiesto di attenersi sempre e comunque alle norme di distanziamento e all’uso di dispositivi di sicurezza per tutelare se stessi e i soggetti più fragili. Le difficoltà non sono mancate in questi mesi ma pare che si sia finalmente giunti a un punto di svolta. 

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Laura Cavallaro
Laura Cavallaro
Giornalista pubblicista e critica teatrale, associata all’Anct (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), si è laureata con lode in Comunicazione all’Università di Catania scrivendo una tesi dal titolo “Mezzo secolo di teatro: l’avventura dello Stabile catanese”. Da oltre dieci anni collabora con diverse testate giornalistiche, cartacee e online, di approfondimento culturale ed economico

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