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Trasformare la crisi in opportunità. La prima società per azioni tra professionisti del Sud

Una rete fra professionisti per un nuovo modo di fare il commercialista. Insieme. L'obiettivo è margine positivo del 20 per cento già quest'anno

Cinquant’anni il prossimo luglio, metà dei quali spesi per la professione, Simonetta Murolo, commercialista catanese figlia d’arte, appassionata di scrittura e lettura, è il consigliere delegato di Indìco Spa. “Ho mutuato da mio padre un detto che era solito ripetere e che mi porto ancora dentro: «la professione è uno stato dell’anima». Pertanto, sin da subito, ho sentito l’esigenza di andare oltre dichiarazioni dei redditi e bilanci”, esordisce la commercialista catanese.

Ancor prima del Covid-19, la professione di dottore commercialista stava cambiando. In che modo?

“A prescindere dall’instabilità politica del nostro Paese, che di riflesso ha generato mostri tributari sempre cangianti, da inseguire, noi rappresentiamo dagli anni ’90 la categoria digitalmente più evoluta. Tutto questo si è rifratto pure sulle attività portate avanti: la “bolla di fiscalità” che aveva rimpinguato le tasche dei nostri “mastri”, si è volatilizzata, portando con sé i promessi guadagni, mentre è aumentata la consapevolezza degli imprenditori di dover crescere bene. Il Covid-19 ci ha dato la spinta. Perché noi siamo, insieme con gli imprenditori, la forza motrice dell’economia reale del Paese”.

È arrivato il Covid-19 e molte abitudini lavorative sono cambiate. Come si sono modificate quelle dei dottori commercialisti?

“Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati chiusi nelle nostre case. Mentre le scadenze incombevano, nuovi decreti si accumulavano uno sull’altro, e la paura ci faceva compagnia. Disobbedire al lockdown non era un’opzione, reinventarci un obbligo. Abbiamo dovuto costruire “studi volanti”, con connessioni di fortuna, spesso dai cellulari. Nel frattempo abbiamo imparato il valore aggiunto del lavoro agile. Siamo rientrati, a turni, un po’ alla volta, ma continuando a rimanere distanti, a partecipare a riunioni virtuali. Si sono allargati i nostri orizzonti: la formazione è divenuta nazionale”.

È in questo periodo che è nata l’idea di Indìco, la vostra nuova iniziativa?

“A ridosso del lockdown il mio senso etico ed il mio impegno per la categoria mi hanno spinta a cercare qualcuno che potesse aiutare tutti noi a superare questo gap informatico. Giovanni e Rosario Emmi sono riconosciuti da sempre come un’eccellenza in questo. Insieme, e sempre sotto l’effigie del nostro Ordine, abbiamo organizzato a strettissimo giro un webinar per i colleghi che avessero necessità di capire come accedere da remoto ai loro archivi, ai loro programmi. Si è consolidato un rapporto, che ha subito incluso le persone a noi vicine. Siamo diventati cinque: Sebastiano Truglio ed io a Catania, gli Emmi a Linguaglossa e Rosario Petralia a Giarre. Insieme abbiamo cominciato ad analizzare criticamente i limiti del modus operandi della nostra professione”

Così dunque è stata costituita la vostra società

È nata Indìco, la prima società per azioni tra professionisti del Mezzogiorno, che di fatto non è una start up, solo perché è il frutto dalla trasformazione di una s.r.l. tra professionisti già esistente. È in corso l’iscrizione alla sezione speciale delle PMI innovative, ricorrendone i requisiti. Ma non ci fermiamo qui: siamo partner di un’altra società, sempre di nostra fondazione, che gestisce una rete fra professionisti, perché crediamo nell’aggregazione e nella forza dei team. In sostanza, abbiamo due focus: uno rivolto al cliente, ed uno ai colleghi, per crescere insieme in maniera esponenziale”.

Del team chi fa parte?

“Cinque i soci fondatori, come già detto. Una vera squadra a 360 gradi, con all’interno le potenzialità per comprendere il mercato e la sua evoluzione, sempre sul pezzo, sia per le questioni organizzative, che per mettere al servizio della società (e del cliente) le nostre competenze. E poi c’è il team: 11 commercialisti, 4 consulenti del lavoro, 12 dipendenti, 1 tirocinante. Nel team ci sono 21 donne, forza motrice senza la quale le nostre idee non potrebbero divenire realtà. Mi piace evidenziare come, da parte nostra, ci sia stata una specifica e puntuale volontà di esprimere una compagine societaria inclusiva, rispettosa del genere, delle età, delle esperienze e delle opportunità”.

Ritiene scalabile il vostro progetto, nel senso che la società potrà crescere velocemente?

“Questo è l’obiettivo: Indìco spa t.p. aggrega i fatturati di noi cinque, la base di partenza è certamente già di tutto rispetto. L’attesa è che la forza centripeta della nostra sinergia produca un margine positivo di almeno il 20% in più già nel 2021. Nel prossimo triennio investiremo in digitalizzazione”.

Tanti altri soggetti a vario titolo assistono le imprese soprattutto per gli adempimenti fiscali e lavorativi. Come si difendono i dottori commercialisti?

“L’art. 1 del D.Lgs. n. 139/2005 declina le attività nelle quali ci è riconosciuta competenza specifica, senza tuttavia riservarne alcuna di essa all’esclusiva della Categoria. Questa è, da sempre, una questione spinosa di non poco conto. Nell’ultimo quindicennio abbiamo visto proliferare realtà di tutti i tipi, che hanno cercato di insinuarsi tra le pieghe delle nostre competenze. La nostra arma di difesa è sicuramente l’iscrizione all’Ordine, che è garanzia di etica comportamentale e serietà professionale. Certo, il messaggio è sottile, e la comunicazione non è veicolata sui mass media in modo chiaro ed efficace. C’è tanta strada da fare, affinché questa consapevolezza sia diffusa capillarmente, ma confido che, col tempo, il messaggio passerà”.

All’interno dell’Ordine, lei ricopre il ruolo di responsabile per la parità di genere. Con quali obiettivi in particolare?

“È un percorso ormai consolidato da oltre sei anni di attività all’interno del Comitato. Il tema è troppo spesso circoscritto al ruolo della donna, alla stratificata esigenza di proteggerne la figura da parte di una società che al contempo la mortifica. In verità, c’è molto di più. C’è un’urgenza di inclusione che non si limita al genere, c’è una necessità latente di consentire alle diversità di affermarsi per ciò che sono, evidenziandone le qualità. C’è un impulso di promuovere giovani ed anziani, che rappresentano il nostro passato ed il nostro futuro, da dove veniamo e dove vogliamo andare”.

L’Ordine ha collaborato con l’Università nell’organizzazione di Start Cup Catania. Cosa le ha lasciato sul piano personale, dato che anche lei è stata coinvolta?

“La collaborazione delle Università con le realtà professionali ed imprenditoriali territoriali sono certamente un’opportunità di crescita reciproca che gli attori della partnership non devono mai farsi mancare. Il nostro past-president Sebastiano Truglio, in quest’ottica, ha da subito accolto con spirito propositivo l’occasione, con grande ritorno per tutti. Partecipare alle edizioni è stato sempre un grande onore, per me. I giovani rinvigoriscono, hanno talmente tanto da donare, che è un arricchimento più che vicendevole. Inoltre, è stata l’occasione per approfondire lo studio e la conoscenza di mercati hi-tech cui altrimenti non avrei mai trovato il tempo di avvicinarmi”.

Possiamo dire in conclusione che c’è stato un reverse mentoring, cioè che voi commercialisti avete imparato dai giovani nel fare anche voi una sorta di start up?

“Il reverse mentoring è un plusvalore sul quale da sempre, insisto con grande enfasi: l’incontro tra giovani e senior è la chiave di volta del nostro successo. Sicuramente abbiamo appreso dai giovani l’importanza della digitalizzazione, di un approccio consapevole all’innovazione, pur senza tralasciare mai il valore aggiunto dell’esperienza. Perché è lo spirito dell’approccio all’innovazione, alla digitalizzazione, alla scoperta di un nuovo orientamento alla professione, che passa attraverso l’applicazione dell’hi-tech e dell’intelligenza artificiale alle nostre procedure, a fare la differenza”

Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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