Provenzano: “Basta con la politica degli spicciafaccende”

Il ministro anticipa alcuni punti del Piano per il Sud e lancia un appello alla politica: "recuperate credibilità"

Gli applausi non mancano per il ministro del Sud. Nonostante un’agenda fitta, Peppe Provenzano entra nell’aula magna di Scienze Politiche, all’Università di Catania, col sorriso. Ma anche con grande determinazione. Al tavolo, organizzato dalla Cgil Sicilia, con a capo Alfio Mannino, ci sono tutti d’altronde, o quasi. Pesa l’assenza di Salvo Pogliese, sindaco della città, che fa arrivare una piccola nota di scuse a convegno inoltrato. Non solo. Manca anche il governatore Nello Musumeci, impegnato altrove, fanno sapere. Tant’è. La difficoltà sul tavolo sono sotto gli occhi di tutti, introdotte da Giacomo Rota, della Camera del lavoro di Catania, e presentate dal rettore dell’Università di Catania Francesco Priolo, dal presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, dal presidente di Confcommercio Catania Riccardo Galimberti, dal segretario della Cna Andrea Milazzo, dal presidente di Confcooperative Gaetano Mancini, dal presidente della CIA della Sicilia orientale Pippo Di Silvestro e dal presidente di Lega coop Sicilia Filippo Parrino.

Più investimenti a Sud

Un’onda d’urto che spazia dai problemi legati ai lavoratori del porto della città o a quelli del Teatro Bellini, e che passa dalla filiera agricola, industriale e delle pmi siciliane, senza dimenticare i gravi disagi infrastrutturali della regione. “Ho ascoltato tutti con interesse”, dice subito il ministro. “È chiaro che al Sud servono più risorse: lo dico senza timore perché né io né la mia generazione abbiamo scheletri nell’armadio di sprechi o clientelismo. Ma poi queste risorse devono essere spese nell’interesse generale”. Di risorse il ministro parla elencando alcuni provvedimenti già in essere nella manovra: dal far rispettare la clausola del 34% per gli investimenti nel Mezzogiorno alle misure di politica industriale come il credito d’imposta: “ho rafforzato il credito di imposta in ricerca e sviluppo per agevolare il trasferimento tecnologico nelle nostre aziende”. È necessario anche semplificare “le procedure di riprogrammazione di tutte le risorse previste per il Sud e non spese negli ultimi anni”.

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Una straordinaria ordinarietà

Poi ci sono i cinque punti del Piano per il Sud, che Provenzano conta di presentare in Aula prima della manovra: istruzione, infrastrutture sociali e materiali, industria, ambiente e transizione ecologica, trasferimento tecnologico. La politica però deve fare ammenda. “La politica degli ‘spicciafaccende’ deve terminare”, tuona il ministro. “Serve un’azione forte per tornare a investire nel Sud. Per questo sto incontrando Ferrovie, Anas ma anche Cassa depositi e prestiti che in questi anni in Sicilia ha finanziato solo qualche resort di lusso con sede a Londra. E mi piacerebbe incontrare anche i vertici di St Microelectronics, che hanno ricevuto diverse risorse, per capire meglio il loro piano industriale su Catania”, continua Provenzano. “Occorre uno sforzo di credibilità da parte di una politica che deve rinunciare agli interessi particolari. Un ministro non basta. Serve una consapevolezza diffusa. Quello che chiedo a tutti è bandire quest’idea di rassegnazione che pervade la nostra terra. Vi chiedo di tornare a crederci”, esorta. Perché quello che serve, ribadisce Provenzano, non è un’azione straordinaria ma “una straordinaria ordinarietà”.

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