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Punti organico, UniCt ultima d’Italia. “Conseguenze di un sistema suicida”

Nell’ateneo siciliano il turnover è al 50 per cento. Mentre in Lombardia gli atenei possono raddoppiare il personale. Per il centro studi Svimez si tratta di un “circolo vizioso che non corregge le storture”

Il turnover nelle università? Come per molti altri parametri, in Italia c’è una grande differenza tra il Nord, dove gli studenti aumentano soprattutto dal Meridione e si continua ad ampliare organici e offerte formative, e quelle del Sud, dove si è ampiamente al di sotto della quota minima di sostituzione. La peggiore d’Italia, come sottolinea il centro studi per il Meridione Svimez, è Catania. Sotto l’Etna la quota di ricambio è al 50 per cento, record italiano insieme a Cassino “in quanto entrambi gli atenei hanno problemi di bilancio”, specifica una nota dell’istituto di ricerca a firma del direttore, l’economista Luca Bianchi, e di Pasquale Terracciano, ricercatore di filosofia all’università di Pisa. Come a dire che nell’ateneo catanese, travolto negli ultimi mesi da una grande inchiesta giudiziaria su presunte irregolarità nei concorsi di reclutamento di nuovo personale docente, per ogni 100 professori che vanno in pensione è possibile assumerne solo 50. Una situazione che deriva dai punti organico, un complesso meccanismo che stabilisce le risorse da impiegare per ogni ateneo, e che Svimez definisce “una conseguenza apparentemente sensata – sensatamente suicida – del saldo migratorio: più studenti, più richiesta, più tasse, e dunque più cattedre”. Al Sud, nonostante “atenei comunque virtuosi”, il numero di studenti in costante diminuzione unito alla perdita di risorse in organico, non può che generare un “circolo vizioso”.  

Raddoppiati in Lombardia, record negativo per la Sicilia

Tra gli atenei con organico ridotto, spiccano il 64 per cento di “turnover” dell’università del Salento, il 75 per cento di Unical e il 71 per cento di Palermo. Svimez definisce invece “spettacolose” le nuove possibilità di organico del Politecnico di Milano (262 per cento), di Bergamo (259 per cento) e di Brescia (143 per cento). E se le tre università lombarde possono, di fatto, raddoppiare organico e insegnamenti, le scuole d’eccellenza Normale, Sant’Anna e Sissa di Trieste hanno percentuali ancora più alte. Questi istituti sono un conto a parte per il piccolo numero di docenti e studenti ma anche Catania ha una Scuola Superiore e, consultando la tabella dei punti organico allegata al Decreto ministeriale 742 del 8 agosto 2019, si nota la sua assenza. “Esiste un meccanismo aggiuntivo di compensazione – spiegano Bianchi e Terracciano -, che però a mala pena contiene la frana. In tutto il Sud si conta un totale di circa 60 punti organico in meno rispetto alle cessazioni (quantificabile in 100/120 nuovi futuri docenti in meno). In Sicilia si tocca addirittura meno 72. Un’ecatombe”. Per fare un confronto, al Nord il Veneto registra più 30 punti, il Piemonte più 60, fino a arrivare al dato della Lombardia con più 168. “Con la quota premiale si arriva a circa più 250 punti per tutto il Nord (con Politecnico e Unimi che fanno da soli più 100). Si tratta di decine di milioni di euro”, spiega il direttore Svimez.

D.M.n.742 del 08 agosto 2019

Un circolo vizioso che si attorciglia

Nell’analisi dei punti organico, Svimez evidenza come “gli Atenei penalizzati sono spesso comunque ‘virtuosi’ secondo i canoni ministeriali, ma lo sono meno di quanto lo siano quelli settentrionali”. Invita dunque il ministero a considerare un “dato politico: se sistematicamente tutta un’area, la più fragile del paese, risulta svantaggiata in un settore determinante per lo sviluppo, ha senso per l’intero sistema continuare con tale modello di ripartizione? Se quella ripartizione non riesce a correggere le storture, ma nei fatti rispecchia il PIL nazionale, rafforzando i più forti e indebolendo i più deboli, non andrebbero quantomeno rafforzati i meccanismi di compensazione o i percorsi di monitoraggio e affiancamento? Continuando così il circolo vizioso si attorciglia e risulta più difficile da sbrogliare”, concludono Bianchi e Terracciano.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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