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Recovery Fund, 172 miliardi verso l’Italia. Armao: “Deciso passo avanti”

Nessun Paese membro riceverà così tante risorse, spartite tra prestiti e fondo perduto. Il vicepresidente della Regione esulta. Ma il piano deve essere ancora approvato

Eccola la proposta del Recovery Fund, il maxi fondo europeo che dovrebbe supportare la ripresa post-Covid: vale 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti. Secondo il piano presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’Italia sarebbe il maggiore beneficiario tra i Paesi membri: la spartizione è infatti già programmata e assegna 172,7 miliardi. Quasi 82 a fondo perduto e poco meno di 91 in prestiti. I primi sono quindi un sostegno pieno e diretto, i secondi dovranno essere restituiti.

Armao: “Ue dinamica”

Sia il Commissario all’Economia Gentiloni che il ministro degli Esteri Di Maio hanno espresso soddisfazione. Gaetano Armao, membro del Comitato europeo delle Regioni e vicepresidente della Regione siciliana, ha parlato di un “deciso passo avanti rispetto alla proposta franco-tedesca” che “dimostra il dinamismo delle istituzioni europee”. Secondo Armao, infatti, il Recovery “dimostra che l’Europa sa guardare avanti e puntare alla ripresa economica. L’integrazione europea riceve una poderosa spinta in avanti”. Calma, però. Il piano deve essere ancora approvato e i Paesi rigoristi, con l’Olanda in testa, hanno già annunciato battaglia. Il negoziato non è finito, per quanto la proposta di von der Leyen dice chiaramente quale sia la volontà della presidenza.

Come funziona il Recovery Fund

La gestione del fondo poggia su tre pilastri, che puntano a monitorare la qualità della spesa. Gli investimenti devono essere indirizzati a rilanciare la crescita, attraverso lo strumento che accentra la maggior parte delle risorse, il “Recovery and Resilience Facility”. Ciascun Paese membro dovrà dimostrare però l’efficacia della sua spesa. Come? Il meccanismo dovrebbe essere simile a quello del Semestre europeo. In altre parole: gli Stati presenteranno un proprio piano, cui l’Ue potrà rispondere con delle “raccomandazioni”. Ad esempio su Fisco e mercato del lavoro. Se di solito questo sistema è utilizzato per consentire all’Europa di intervenire in caso di manovre finanziarie squilibrate (quindi, spesso, indicando la necessità di tagli), questa volta il focus si concentra sulla qualità della spesa. Il secondo pilastro riguarda una serie di incentivi rivolti alle imprese in difficoltà e per incoraggiare gli investimenti dei privati. Il terzo pilastro è focalizzato sulla Sanità e riguarda investimenti in prevenzione e spese per l’acquisto di medicine e dispositivi di protezione.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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