fbpx

Recovery plan, 82 miliardi per il Sud. Manca il Ponte, ecco su cosa si punta

Il Mezzogiorno assorbirà il 40 per cento delle risorse nazionali. Pil in crescita del 24% in cinque anni. Draghi: "Attenzione al riequilibrio territoriale". Oggi la presentazione alla Camera

Oltre 80 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) saranno destinati al Mezzogiorno. Una cifra che rappresenta il 40 per cento delle risorse complessive a disposizione del Governo, e che dovrebbe portare a una crescita del 24 per cento del Prodotto interno lordo del Sud in cinque anni. Il presidente del Consiglio Mario Draghi presenterà il piano oggi pomeriggio alla Camera dei deputati e domani al Senato. A livello nazionale, il valore supera i 220 miliardi di euro. La maggior parte, 191 miliardi, provengono dal programma di aiuti europei “Next Generation Eu”. Ulteriori 31 miliardi derivano dal nuovo scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento lo scorso 15 aprile. L’impatto sul Pil stimato dall’esecutivo è del 16 per cento in cinque anni, il 3,6 per cento nel 2026. Inoltre l’occupazione dovrebbe crescere, tra il 2024 e il 2026, del 2,2 per cento.

Superare le disparità territoriali

La quantità di investimenti sul Mezzogiorno, scrive Draghi nella premessa al piano, “testimonia l’attenzione al tema del riequilibrio territoriale”. Al Sud, si legge nel documento, vive un terzo degli italiani, ma si produce soltanto un quarto del Pil nazionale. Una situazione figlia anche di scelte politiche del passato. “Dal 2008 al 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata, passando da 21 a poco più di dieci miliardi di euro”. Il Covid-19 ha dato il colpo di grazia. La crisi generata dalla pandemia ha toccato settori centrali dell’economia del Sud, “come il turismo e i servizi”, e ha inciso negativamente “sull’occupazione femminile e giovanile”. Al momento, il Mezzogiorno italiano rappresenta “il territorio arretrato più esteso e popoloso dell’area euro”.

Leggi anche – Draghi: “Dal 2008 al 2018 spesa per il Sud dimezzata. Puntiamo sul Recovery”

Transizione ecologica e innovazione

Ecco perché il governo ha deciso di investire “non meno del 40 per cento delle risorse del Pnnr nelle otto regioni del Mezzogiorno, a fronte del 34 per cento previsto dalla legge per gli investimenti ordinari su tutto il territorio nazionale”. La fetta più consistente sarà destinata alla transizione ecologica, con 23 miliardi di euro, il 34 per cento del totale italiano destinato al comparto. Il governo prevede di incrementare, tra le altre cose, “le infrastrutture per la gestione dei rifiuti e le infrastrutture idriche”, per migliorare la capacità industriale e ridurre l’elevato livello di dispersione delle risorse. Al capitolo digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura saranno destinati 14,6 miliardi, il 36 per cento del totale nazionale. In questo settore gli investimenti punteranno soprattutto “a migliorare la connettività nelle zone rurali e nelle aree interne”.

Leggi anche – Recovery, la proposta di Gaetano Armao: “Almeno la metà al Sud”

Infrastrutture e coesione

Per quanto riguarda le infrastrutture e la mobilità sostenibile, nel Mezzogiorno saranno stanziati 14,5 miliardi, il 53 per cento della cifra complessiva destinata a questo capitolo. Gli interventi riguarderanno “in particolare l’alta velocità ferroviaria, con effetti positivi sull’occupazione in tutta la catena logistica”. Nessun cenno al Ponte sullo Stretto di Messina, che nelle scorse settimane era stato al centro di un aspro dibattito tra il presidente della Regione Nello Musumeci e il Governo centrale. Sul capitolo inclusione e coesione, saranno stanziati 8,8 miliardi di euro, il 39 per cento del totale. Investimenti che permetteranno “di aumentare l’attrattività dei territori a maggior rischio di spopolamento”. Il governo prevede anche “la riforma e l’infrastrutturazione delle Zone economiche speciali”, per favorire “l’attrazione di investimenti e la competitività globale delle realtà portuali meridionali”.

Leggi anche – Infrastrutture, Musumeci sbotta: “Roma e Ue che vogliono fare al Sud?”

Istruzione, ricerca e salute

Altri 14,6 miliardi andranno all’istruzione e alla ricerca, il 46 per cento del totale. Sono previsti interventi sull’edilizia scolastica, in particolare per quanto riguarda asili nido e scuole per l’infanzia, e misure di contrasto alla povertà educativa. Investimenti che puntano a “ridurre in modo strutturale l’abbandono scolastico e migliorare il livello delle competenze di base”. Queste ultime, al momento, “risultano sotto la media Ocse”. Circa sei miliardi di euro, infine, sono stanziati per il capitolo salute. Un comparto centrale, non soltanto in tempi di pandemia. La cifra dovrebbe rappresentare tra il 35 e il 37 per cento del totale nazionale, e prevede “riforme e investimenti basati sui fabbisogni assistenziali, volti a superare i divari tra i diversi sistemi sanitari regionali”.

Leggi anche – Opere del Recovery, “tutto ai colossi del Nord”. L’allarme di Ance Sicilia

“Strategia ambiziosa per il Paese”

Queste le previsioni per il Mezzogiorno. A livello nazionale, 70 miliardi di euro saranno destinati alla transizione ecologica, mentre 49 miliardi andranno al capitolo digitalizzazione, innovazione e cultura. Alle infrastrutture andranno 33 miliardi, mentre a istruzione e ricerca 32 miliardi. Al capitolo inclusione e coesione saranno destinati 22 miliardi, mentre al capitolo salute 16 miliardi. Il Pnrr, conclude Draghi, “è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese”. Per questo l’Italia dei prossimi anni dovrà combinare “immaginazione, capacità progettuale e concretezza”, per consegnare alle prossime generazioni “un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,095FansMi piace
313FollowerSegui
218FollowerSegui
- Pubblicità -spot_img
- Pubblicità -spot_img

Ultimi Articoli