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Rifiuti, Caltanissetta virtuosa: più differenziata e impianto per l’umido

Nel 2020 la provincia nissena aumenta la raccolta separata fino al 57 per cento, mentre il capoluogo arriva al 60, con un incremento del 18 per cento rispetto al 2019. A breve nuova piattaforma per il trattamento dell'organico, con produzione di ammendante e biometano

Nel 2020 la provincia di Caltanissetta arriva al 57 per cento della raccolta differenziata, con un incremento di quasi 10 punti rispetto al 2019, ma è il Comune capoluogo a registrare il maggiore balzo in avanti nel servizio di raccolta passando dal 42 per cento del 2019 al 60 per cento del 2020. Mentre Gela segna il passo con un leggero calo rispetto all’anno precedente passando dal 49 al 48,67 per cento. Complessivamente sono 13 i comuni, su 22 (erano solo 4 nel 2019), sopra il 65 per cento di raccolta differenziata, e sono tutti comuni sotto i 15 mila abitanti. Un trend, quindi, in crescita che si conferma anche rispetto ai dati del primo semestre 2021, premiando il cambiamento del sistema del servizio che, in tutti i comuni nisseni, è passato al porta a porta. Sono questi i dati presentati in occasione dell’EcoForum provinciale sui rifiuti e l’economia circolare, organizzato nell’ambito della terza edizione di “Sicilia Munnizza Free”, il progetto di Legambiente per liberare la Sicilia dai rifiuti e per avviare la regione verso l’economia circolare.

Ritardi della Regione

L’incremento della raccolta differenziata da una parte si è tradotto nell’aumento dei contributi riconosciuti ai comuni nisseni da parte del Conai, ma dall’altra, come hanno avuto modo di segnalare i Presidenti delle due SRR della provincia, Balbo e Catania, e il sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino, ha comportato per i comuni il carico degli alti costi (anche 230 euro per tonnellata) per il trattamento dell’organico a causa della mancanza di impianti dedicati nella provincia. Una criticità – denunciano le SRR – dovuta ai ritardi della Regione per l’avvio delle procedure autorizzative, come nel caso dell’impianto pubblico per il trattamento dell’organico previsto a San Cataldo. Il finanziamento per l’opera è di 24 milioni di euro, ma dal 2017 ad oggi si è svolto un solo tavolo tecnico.

Da Snam nuovo impianto per l’umido

Tuttavia, la provincia di Caltanissetta potrà vantare nelle prossime settimane il primato di avere realizzato nel suo territorio il primo impianto in Sicilia di biodigestione aneorobica per il trattamento della Forsu (Frazione organica rifiuti solidi urbani: l’umido in sostanza). L’impianto, in contrada Grottarossa a Caltanissetta, realizzato da Snam, che ha modificato sostanzialmente il progetto originario con interventi di contenimento dell’impatto ambientale e delle emissioni odorigene, sarà in grado di trattare 36 mila tonnellate all’anno di Forsu, producendo ammendante per i terreni agricoli e biometano da immettere nella rete.

Spingere sulla differenziata

“Riteniamo che l’unica strada per uscire definitivamente dall’emergenza sia quello di puntare alla riduzione, al riuso e alla raccolta differenziata di qualità e a una impiantistica innovativa del recupero e del riciclo che sia quanto più vicina ai luoghi di produzione dei rifiuti – dichiara Tommaso Castronovo coordinatore di Sicilia Munnizza Free e responsabile rifiuti ed economia circolare di Legambiente Sicilia -. Per questo occorre ancora di più spingere sulla raccolta differenziata, non accontentandosi del 65 per cento, puntando sulla qualità per favorire lo sviluppo di una rete industriale dell’economia circolare.

“Inceneritori soluzione ingannevole”

“Purtroppo nonostante le promesse iniziali del governo Musumeci – dichiara Gianfranco Zanna presidente regionale di Legambiente – il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti continua a reggersi ancora sulle discariche pubbliche e private. Gli unici impianti che sono stati realizzati negli ultimi 4 anni sono quelli di contrada Timpazzo a Gela e la VII vasca a Bellolampo. Abbiamo bisogno di impianti al servizio della raccolta differenziata per recuperare materia ed avviarla al riciclo, come chiede l’Europa e il nuovo modello di economia circolare, e non di impianti che, invece, la seppelliscono o la bruciano come le discariche e i termovalorizzatori. Prospettare ai Sindaci e alle SRR, come sta facendo la Regione, la soluzione degli inceneritori per risolvere il problema della gestione del secco residuo è solo ingannevole. Realizzare inceneritori sarebbe un investimento oneroso sia per il pubblico che per il privato, che verrebbe pagato comunque dalle tasse dei siciliani con costi di conferimento di 200 euro a tonnellata. Inoltre saranno necessari non meno di 7 -10 anni per la loro realizzazione, che di fatto impedirebbe il raggiungimento degli obiettivi selettivi e sfidanti di riciclo previsti dalle direttive europee sull’economia circolare.”

Il paradosso della Ecoplast

All’EcoForum sono intervenute alcune realtà industriali e start up dell’economia circolare che hanno anche sottolineato le difficoltà a definire e realizzare investimenti e creare occupazione a causa dei ritardi e delle incertezze legate al rilascio delle autorizzazioni e anche dell’adozione dei criteri minimi ambientali da parte delle amministrazioni pubbliche per poter generare quella domanda dei prodotti riciclati del mercato dell’economia circolare. Singolare la testimonianza dell’azienda gelese Ecoplast, unica in Sicilia a realizzare prodotti per l’igiene ambientale e domestica con il 75 per cento di materiale da riciclo e interamente riciclabili ma che, al momento, per la sua linea di produzione deve far pervenire gran parte della materia prima dalla Sardegna e lavora al 30 per cento della sua capacità produttiva.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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