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Rifiuti, una vasca da 500 mila metri cubi in zona protetta. Il caso di Timpazzo

Ad aprile la Regione ha deliberato l'ampliamento della discarica, con un investimento di 15 milioni di euro anche se la legge dice no. Nell'attesa, la capacità dell'impianto è stata più che raddoppiata

Una nuova vasca pronta a ospitare 500 mila metri cubi di rifiuti, nel bel mezzo di una zona di protezione speciale dell’Unione Europea. Il governo Musumeci ha deliberato un investimento da 15 milioni di euro per realizzare una nuova vasca nella discarica di contrada Timpazzo, nella piana di Gela, che ricade nella “Rete natura 2000” istituita dall’Ue per la conservazione della biodiversità. Sullo sfondo, l’emergenza permanente del settore in Sicilia. La chiusura della discarica della Sicula trasporti a Lentini, nel siracusano, ha avuto serie conseguenze sulla gestione del servizio in tutta la Sicilia orientale. L’exit strategy della Regione, al momento, è stata quella di ridistribuire i rifiuti su tre discariche già attive, Motta Sant’Anastasia, Siculiana e, per l’appunto, Gela. Il rischio, però, è che gli impianti non reggano sul lungo periodo. Ecco perché la Regione ha impegnato 264 milioni di euro per “integrazione dell’impiantistica dei rifiuti sul territorio regionale”. Fuori dal burocratese, per allargare le discariche già esistenti. Compresa quella di Gela.

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Cinque vasche in 20 anni, anche abusive

L’impianto di Timpazzo nacque nei primi anni Duemila, prima che la piana di Gela venisse inserita nella rete di protezione dell’Unione Europea. “Si tratta dell’ottava area in Italia per importanza, superando persino alcuni parchi nazionali”, spiega a FocuSicilia Emilio Giudice, direttore del Biviere di Gela, riserva naturale a 18 chilometri dalla discarica, che vigila sul rispetto ambientale nell’area della Piana. All’inizio, spiega Giudice, l’impianto avrebbe dovuto servire un numero ridotto di Comuni. Nel corso degli anni, invece, le cose sono cambiate. “Il problema dei rifiuti in Sicilia non nasce oggi. Man mano che si colmavano le vecchie vasche di Timpazzo, ne venivano costruite di nuove in nome dell’emergenza”. L’ultima in ordine di tempo, la Vasca E, risale al 2013, e fu autorizzata a patto che rispettasse alcune prescrizioni, in modo da non impattare sull’ecosistema e sull’economia locale. “Sin dai primi passaggi, però, emerse che le ditte appaltatrici non le rispettavano. Di fatto, quella vasca è abusiva”, dice il direttore del Biviere di Gela.

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La questione delle percentuali

Per questo la Lipu, gestore della Riserva, si è schierata contro l’aumento della capacità di trattamento, deciso a maggio scorso dalla Regione. Grazie alla normativa sul trattamento dei rifiuti nel corso dell’emergenza Covid 19, che attribuisce poteri speciali all’Ente, la capacità giornaliera è stata portata da 450 a 950 tonnellate. Cinquecento tonnellate in più al giorno, “di indifferenziata, visto che si tratta di rifiuti Covid”, specifica Giudice. In effetti, la normativa speciale dà alla Regione la possibilità di derogare ai limiti delle discariche, “per tutto il perdurare dello stato di emergenza epidemiologica da virus Covid-19”. Nello specifico, “le capacità autorizzate possono essere aumentate, complessivamente entro il 20 per cento di quella annua e, comunque, nel massimo del 40 per cento, di quella giornaliera”, si legge nella delibera regionale. Conti alla mano, però, l’aumento da 450 a 950 tonnellate supera il 110 per cento. Dati che stridono con la situazione di Gela, sottolinea Giudice. “Il nostro territorio è pieno di siti di industria pesante, con relativi rifiuti da smaltire. In teoria, ci sarebbe un piano di risanamento che obbligherebbe la Regione a non importare rifiuti dalle altre province. Il contrario di ciò che sta accadendo in questi giorni”.

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Il silenzio assenso (che non vale)

Per Giudice la gestione emergenziale apre la strada alla costruzione della nuova vasca, la sesta in vent’anni. “Raddoppiando la capacità, è chiaro che presto la vasca E si esaurirà”. Anche per evitare questa prospettiva, il direttore aveva cercato di fermare l’iter. Per procedere all’aumento della cubatura, infatti, la Regione ha dovuto richiedere la Valutazione di incidenza ambientale alla Riserva naturale. La quale ha espresso parere contrario, ma la risposta non è arrivata entro i dieci giorni previsti. Un terzo del tempo concesso di solito per queste autorizzazioni, ancora una volta in virtù della normativa speciale Covid. Trascorso il termine, la Regione ha invocato il “silenzio assenso” e portato a compimento l’iter. Un’interpretazione bocciata dalla Commissione europea. Interpellato sul punto dell’eurodeputato Ignazio Corrao, il commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius ha risposto che le autorizzazioni per silenzio assenso “costituiscono una violazione nei casi in cui il diritto dell’Unione prevede regimi di autorizzazione preventiva o procedure di valutazione che devono precedere la concessione di un’autorizzazione”. Proprio il caso dell’impianto in contrada Timpazzo.

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Le violazioni della normativa

Silenzio assenso a parte, l’aumento della capacità violerebbe diverse norme, citate anche da Corrao nella sua interrogazione. Dal piano rifiuti della Regione, “che vieta qualsiasi autorizzazione per ampliamento nelle zone Rete Natura 2000”, allo stesso piano di gestione dell’area. Quest’ultimo mette nero su bianco che la discarica di Timpazzo comporta “contaminazione di suolo e falda da percolato”, ma anche un notevole “impatto paesaggistico”, tanto da rendere necessario “un intervento di adeguamento”. Infine, il Decreto ministeriale del 17 ottobre 2007 vieta espressamente “la realizzazione di nuove discariche o nuovi impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti nonché ampliamento di quelli esistenti in termine di superficie”. Violazioni richiamate anche dalla Lipu nella Valutazione di impatto ambientale, esclusa però dalla Regione. Violando i regolamenti, secondo l’Ue.

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Verso la nuova vasca

Le violazioni, secondo Giudice, valgono non solo per l’aumento della capacità, ma anche per il progetto di costruzione della nuova vasca deliberato dalla Regione. “I piani sono scritti per essere applicati. Allo stato attuale siamo alla quinta vasca, e la regione ne vuole una sesta. Siamo di fronte a violazioni palesi che come minimo possono essere contestate a livello civile”, dice il direttore del Biviere di Gela. A schierarsi contro l’allargamento di Timpazzo, nelle scorse settimane, sono stati anche i sindaci del territorio. “Faremo il possibile per arginare questo problema che sta esplodendo in tutta la sua gravità, in particolare a Gela che ha già pagato per il disastro ambientale subito a causa dell’industrializzazione pesante”, ha detto il sindaco Lucio Greco. Scongiurare la costruzione della nuova vasca sarebbe ancora possibile. “Non è tardi per opporsi, e per esprimere a chiare lettere e nelle sedi opportune il nostro parere negativo”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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