Riso: Nord in ginocchio per la siccità, la Sicilia per la rete idrica “colabrodo”
Il 2023 rischia di essere l’anno peggiore per il riso. Se al Nord il problema è la siccità, che sta mettendo in ginocchio il settore, in Sicilia l’acqua ci sarebbe, ma non viene distribuita per lecattive condizionidella rete idrica. “Quest’anno, dopo i buoni risultati delle stagioni precedenti, pensavamo di aumentare la produzione a 200 ettari, ma senza sapere se avremo acqua a sufficienza siamo costretti a fermarci alla metà”, spiega a FocuSicilia Nello Conti, agricoltore catanese che dal 2016 ha reintrodotto la coltivazione del cereale nella sua azienda Agribio, ai confini tra la provincia di Catania e quella di Siracusa. Il paradosso è che la diga di Lentini, dalla quale l’azienda agricola si approvvigiona, avrebbe “scorte d’acqua più che sufficienti” per affrontare la stagione. “Nei giorni scorsi abbiamo avuto degli incontri con l’Autorità di bacino, che ha annunciato degli interventi per la manutenzione della rete idrica. Il problema è che noi dovremmo iniziare la semina nella seconda settimana di aprile”. Secondo Conti “è difficile che gli interventi siano realizzati in tempo”, lasciando gli imprenditori agricoli “senza certezze”. Leggi anche –Siccità, in Sicilia invasi pieni al 39%. “Mancano strategia e manutenzione” Dal punto di vista della siccità, la situazione è difficile anche in Sicilia. Secondo i dati dell’Autorità di bacino, aggiornati a marzo 2023, le scorte d’acqua dell’Isola ammontano a meno di 430 milioni di metri cubi, in crescita rispetto ai 380 di febbraio scorso ma ben al di sotto dei 580 segnati a marzo 2022. Numeri che hanno spinto la Regione a evocare “razionamenti“, per fare fronte a una “crisi idrica sempre più minacciosa” che con l’avvicinarsi dell’estate “rischia di creare grossi disagi, sia nel settore potabile sia in quelli irriguo e industriale”. La situazione, però, ha diverse sfumature sul territorio regionale. Per esempio l’invaso di Lentini – che è “fuori alveo”, non dipende cioè da un corso d’acqua per il suo approvvigionamento – ospita 87,5 milioni di metri cubi d’acqua, su una capacità complessiva di 134,5. Il dato è in crescita rispetto ai 78 milioni di metri cubi registrati a febbraio scorso, e sostanzialmente in linea con quelli segnati a marzo 2022. Una buona notizia per gli agricoltori della Piana, vanificata però dalla condizione delle reti, che rischiano di creare un’emergenza siccità anche in un territorio dove – dati alla mano – non ci sarebbe. Leggi anche –Autorità di bacino: la siccità svuota gli invasi. La strategia per i prossimi mesi Ben diversa la situazione del Nord. Qui, secondo Coldiretti, la carenza d’acqua rischia di trasformare il 2023 in un “annus horribilis” per il riso. “A causa della siccità verranno coltivati quasi ottomila ettari di riso in meno, per un totale di appena 211 mila ettari, ai minimi da trenta anni”, scrive l’associazione. I rovesci di fine marzo hanno dato un po’ di respiro, ma per tornare alla normalità “servirebbero settimane di pioggia, poiché l’inverno ha lasciato l’Italia del nord a secco”. Le precipitazioni del 2022 sono state infatti al di sotto della media. “È caduta il 30 per cento di pioggia in meno, con danni stimati in sei miliardi all’agricoltura nazionale”, dice ancora Coldiretti. In questo quadro, latecnicasperimentata nel catanese da Conti potrebbe risultare molto utile. Come raccontato da FocuSicilia, infatti, il riso non viene “allagato” come avviene al Nord, ma semplicemente innaffiato grazie a un particolare sistema di livellamento dei campi, realizzati “in pendenza” grazie alla tecnologia laser. Un metodo che permette di risparmiare molta acqua, e che in un quadro idrico così difficile potrebbe essere utile anche per le coltivazioni del Nord. Leggi anche –Siccità, in Sicilia piogge rade e invasi quasi vuoti. Rischio razionamenti L’innovazione messa in campo da Conti, tuttavia, rischia di essere compromessa dallo stato delle infrastrutture idriche. Da qui la “rabbia” dell’agricoltore, costretto a scelte difficili. “Per non andare in perdita siamo costretti a seminare almeno cento ettari di riso, ma potrebbe essere un rischio se l’acqua non sarà garantita”, spiega Conti, che nella sua azienda coltiva anche grano duro, grano tenero e legumi. La riscoperta del riso è arrivata dopo oltre un secolo di assenza del cereale dal nostro territorio, ed è stata preceduta da una preparazione lunga e costosa. “Abbiamo effettuato investimenti molto consistenti per preparare i campi e acquistare le attrezzature necessarie a questo particolare metodo di coltivazione”. Negli anni passati la resa è stata buona, sia a livello quantitativo che qualitativo, ma la rete colabrodo continua a essere un problema, malgrado le rassicurazioni. “Purtroppo sono anni che sentiamo parlare di manutenzione delle condotte, e poi ci troviamo a fare i conti con gli stessi problemi. Speriamo di avere lo stesso una buona stagione, anche se le premesse non sono le migliori”, conclude il titolare di Agribio.