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Ristorazione, crisi totale. “La zona arancione non risolve nulla”

"Parola d'ordine ripartenza. I pubblici esercizi devono essere messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza a prescindere dalle zone colorate". Lo afferma Dario Pistorio, presidente Fipe Sicilia

“La zona arancione non risolve nulla, il settore della ristorazione è in crisi totale e tornare a quella normalità pre covid sembra sempre più difficile” si sfoga così Dario Pistorio, presidente Fipe Confcommercio Sicilia l’associazione che raggruppa circa 12 mila attività del settore somministrazione. “Il livello qualitativo medio della ristorazione italiana era sfuggito di mano già da tempo e ora che il Covid ha riazzerato il settore, immobilizzandolo, c’è da andarci piano nel dire che tutto può tornare come prima – continua Pistorio – Si incominci, però, a pensare al futuro, non possiamo più stare appresso alle zone colorate. Dalla protesta vogliamo passare alla proposta e fare un appello alla politica confusa: ai medio – piccoli ristoranti siciliani serve flessibilità, sia economica che nella gestione del vecchio e nuovo personale”.

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Abusivismo in crescita

La pandemia, inoltre, ha accentuato il fenomeno dell’abusivismo, altro problema che i titolari dei pubblici esercizi in regola devono affrontare al momento della ripartenza. Fare bene il ristoratore, infatti, non è solo saper gestire al meglio una cucina e una brigata. Il 2020, con la pandemia, ha evidenziato proprio il punto debole del settore della somministrazione: l’assenza di imprenditorialità e gestione manageriale, sostituite spesso da improvvisazione.

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La licenza unica di somministrazione

La parola d’ordine, per Pistorio, è” ripartire”. Ma è necessario fare chiarezza su alcuni punti importanti per gli imprenditori. “Oggi c’è una licenza unica di somministrazione: tavola calda o tavola fredda, bar, pub, ristoranti, chioschi. Insomma tutti potrebbero fare tutto, e poi si aggiungono le macellerie e i pescivendoli che diventano anche take way con la vendita e il consumo di prodotti già cotti in loco. Per non parlare del fenomeno dei panifici che al momento delle nostre chiusure si sono sostituiti in toto diventando bar, pasticcerie, gastronomie spesso abusive”.

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Nessun marchio di qualità

“Manca totalmente un marchio di qualità capace di riconoscere il valore della cucina tipica. Occorre dare una chiara identità alle varie attività di somministrazione in relazione al tipo di spazio e servizio che il locale offre, oltre che alla tipologia di menù e di offerta dei prodotti. Quindi chiediamo una riassegnazione dei codici Ateco del settore. Abbiamo la necessità di fare ordine, nuove regolamentazioni, nuovi parametri, dunque il riordino di una legge quadro dei Pubblici Esercizi  Siciliani. Alle aziende inoltre – continua Pistorio – serve una riduzione del costo del lavoro sul piano contributivo, che permetta di prendere personale anche a spot. Oggi come fa un imprenditore a riaprire assumendo cinque persone se non sa cosa succederà nelle prossime settimane con l’andamento dell’emergenza? Bisogna che ci facciano gestire il personale a tempo determinato o ci facciano tornare ai voucher nel rispetto delle regole. Potremmo sfruttare i nuovi sistemi informatici che in questo periodo di pandemia lo Stato ci ha imposto: pec, spid, firma digitale. Solo così saremmo nelle condizioni di chiamare un collaboratore dalla mattina alla sera e certificarlo in tempo reale. Chiediamo – conclude il presidente di Fipe Sicilia – di far riaprire i pubblici esercizi con il servizio al tavolo immediatamente, anche con restrizione più severe, ma a prescindere dal colore”. 

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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