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Salute, in Sicilia si vive due anni meno del Nord. “Evitabile” un morto su cinque

L'aspettativa di vita media nell'Isola è di 81 anni, contro gli 83 del Settentrione. Allarme per lo stile dei vita dei siciliani, troppo sedentari e tendenti al sovrappeso. Sulla sicurezza dati in miglioramento, ma la percezione è ancora molto negativa. I dati del rapporto Bes 2021

Nascere in Sicilia significa vivere circa due anni in meno rispetto a un abitante del Centro-Nord. La speranza di vita media nell’isola è di 81 anni, contro gli 83 registrati nelle altre aree del Paese. Quasi un siciliano su cinque, inoltre, avrebbe potuto evitare la morte con cure adeguate e un’opportuna prevenzione. Sono i dati sulla salute contenuti nel rapporto Bes 2021 realizzato da Istat. Se la situazione sanitaria, nel secondo anno della pandemia da Covid-19, lascia a desiderare, quella della sicurezza mostra dati meno peggiori del previsto. Secondo il rapporto il numero di furti, rapine e scippi è inferiore a quello del resto del Mezzogiorno, e spesso anche delle altre aree del Paese. Malgrado ciò, la percezione della criminalità nell’Isola sfiora il 20 per cento. Numeri che rischiano di avere delle conseguenze sulla ripresa post-Covid, avverte Istat. Infatti la sicurezza “è una dimensione cardine nella costruzione del benessere individuale e collettivo”, e può influenzare in modo decisivo “le libertà personali di ciascuno, la qualità della vita e lo sviluppo dei territori”.

Speranza di vita alla nascita per regione dal 2019 al 2021. Dati Bes 2021

Quanto si vive nell’Isola

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, dopo aver ottenuto nel 2020 risultati migliori rispetto al Centro-nord – zona che nella prima fase della pandemia registrò i focolai più violenti, in particolare in Lombardia – lo scorso anno il Mezzogiorno ha registrato un netto calo dell’aspettativa di vita. Le stime per il 2021, si legge nel rapporto, “mostrano importanti recuperi soprattutto nella regione più colpita dal Covid, la Lombardia, e in altre regioni del Nord-ovest, nonché nelle province autonome di Trento e Bolzano”. Peggiorano invece i dati del Mezzogiorno, “in particolare Molise, Calabria, Puglia e Sicilia, che perdono rispetto al 2019 oltre un anno di vita”. Quanto alle condizioni di vita in buona salute, per la Sicilia la stima è di 59 anni, in linea con quella del Mezzogiorno ma inferiore al Centro e al Nord (61 anni). Istat fornisce inoltre i dati sulla mortalità infantile. In Sicilia è del 3,3 per mille, superiore di quasi mezzo punto rispetto a quella di Mezzogiorno e Centro (2,9 per mille) e di quasi un punto rispetto al Nord (2,4 per mille).

Tanti decessi “evitabili”

Sul fronte della “mortalità evitabile” – conseguenza di patologie che avrebbero potuto essere prevenute o curate – molte regioni mostrano di essere in difficoltà. Le situazioni più critiche, si legge nel rapporto Bes, “si osservano in Campania, seguita da Calabria, Sicilia, Lazio e Piemonte, dove i tassi di mortalità sia prevenibile sia trattabile sono più elevati della media”. Particolarmente significativo, come detto, il dato dell’Isola. Qui il tasso di mortalità evitabile supera il 18,5 per cento, e risulta maggiore di quello di Mezzogiorno (18 per cento), Centro (16 per cento) e Nord (15,5 per cento). Il dato più alto si riscontra in Campania, dove oltre il 20 per cento dei decessi si sarebbe potuto evitare, mentre il dato più basso è quello di Trento (13 per cento). Ogni regione fa storia a sé, precisa Istat, e necessita di interventi ad hoc. Infatti alcune regioni presentano “solo una componente più elevata” tra patologie prevenibili e trattabili, quindi è necessario adottare “politiche differenziate” secondo il territorio e lo stile di vita dei cittadini.

Distribuzione provinciale dell’eccesso di mortalità in Italia tra il 2020 e il 2021. Dati Bes 2021

Siciliani pigri e in sovrappeso

A proposito di stili di vita, i siciliani risultano tra i cittadini italiani più sedentari. Il 51 per cento non pratica sport e non svolge alcun tipo di attività fisica nel tempo libero, dato ben superiore a quello di Mezzogiorno (47 per cento), Centro (29 per cento) e Nord (24 per cento). A far peggio soltanto la Campania, dove il tasso di sedentarietà supera il 52,5 per cento. La poca propensione al moto si riflette sulla forma fisica. Il 49 per cento dei siciliani sopra i 18 anni è in sovrappeso o addirittura obeso. Il dato è inferiore a quello del Mezzogiorno (50 per cento), ma superiore al Centro (42 per cento) e al Nord (41 per cento). Restando sulla salute, la Sicilia è sotto la media per il consumo di alcool, con nove persone su cento che presentano “comportamenti a rischio” rispetto all’11 per cento del Mezzogiorno, al 15,5 per cento del Centro e al 17 per cento del Nord. Discorso diverso per il fumo: il 19 per cento dei siciliani consuma tabacco, in linea con il Mezzogiorno e il Centro, e un po’ più del Nord (18,5 per cento).

Furti e rapine, numeri in calo

Venendo alla sicurezza, i numeri del report Bes sembrano smentire alcuni consolidati luoghi comuni in tema di criminalità. Secondo i dati dell’Istat, ancora provvisori, in Sicilia nel 2021 sono stati commessi quattro furti in abitazione ogni mille famiglie. Il dato è inferiore a quello del Mezzogiorno (4,5 per mille), ma sopratutto a quello del Centro (otto per mille) e Nord (8,5 per mille). Stesso discorso per i cosiddetti “scippi”. La media nell’Isola è di un borseggio ogni mille abitanti, meno del Mezzogiorno (1,5 per mille) e ben inferiore al Centro (cinque per mille) e al Nord (quattro per mille). E ancora, in Sicilia lo scorso anno sono state commesse 0,5 rapine ogni mille abitanti, meno del Mezzogiorno (0,7 per mille), del Centro (0,9 per mille) e del Nord (uno per mille). Per quanto riguarda gli omicidi volontari, i numeri sono fermi al 2020. In questo caso la Sicilia mostra il dato più alto in Italia – 0,7 assassinii ogni 100 mila abitanti – ma lo condivide con altre tre Regioni, Calabria, Campania e Piemonte.

Famiglie vittime di furti in abitazione e persone vittime di borseggi per zone dal 2019 al 2021. Dati Bes 2021

Poca sicurezza percepita

Sul miglioramento di alcuni parametri, precisa Istat, può aver inciso anche la pandemia. Se nel 2020 “le misure restrittive hanno portato ad una forte riduzione dei reati predatori”, nel 2021 tali reati “sono tornati a registrare una lieve crescita, rimanendo però molto al di sotto dei valori registrati nel periodo pre-pandemia”. Malgrado ciò la percezione di sicurezza dei siciliani rimane sotto la media. Solo il 56,5 per cento si sentirebbe al sicuro camminando da solo al buio, meno che nel resto del Mezzogiorno (62,5 per cento), del Centro (61 per cento) e del Nord (62,5 per cento). La percezione di criminalità nell’Isola sfiora il 20 per cento, ma è inferiore rispetto al resto del Mezzogiorno (21 per cento) e del Centro (24 per cento), e solo leggermente superiore a quella del Nord (19 per cento). Per quanto riguarda le zone urbane, infine, il cinque per cento dei siciliani percepisce “elementi di degrado” nella realtà in cui vive, meno che nel resto del Mezzogiorno (sei per cento), del Centro (otto per cento) e del Nord (sei per cento).

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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