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Nessun equilibrio tra vita privata e lavoro per gli italiani

L'impatto della pandemia sul lavoro è rilevante. Aggravate le situazioni dei più deboli, soprattutto delle donne sempre più lontane dal work-life balance

Pochi giorni fa l’Istat ha presentato la nona edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes). Nel volume è presentata l’analisi del benessere, articolato in dodici domini, nel corso del 2020 teatro dell’esplosione dell’emergenza sanitaria, e del 2021 contraddistinto dalla ripresa economica e occupazionale. Tali domini sono stati esaminati in relazione ai diversi territori nonché in relazione al contesto europeo. I risultati della sezione “lavoro e conciliazione dei tempi di vita” sono particolarmente interessanti. 

Colpite le fasce più deboli

Secondo il rapporto, l’impatto negativo della pandemia sull’occupazione si è registrato in tutta l’Europa, ed è aumentato il divario dell’Italia rispetto alla media Ue27, raggiungendo 9,7 punti percentuali al cospetto dei 9,2 del 2019. Inoltre, la crisi occupazionale ha colpito maggiormente le fasce più deboli del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), le posizioni lavorative meno tutelate e il Mezzogiorno. Il lockdown ha inoltre complicato la ricerca attiva del lavoro e la possibilità di rendersi disponibili per attività lavorative a causa dei maggiori carichi familiari, in particolar modo per le donne e per le madri con i figli in DAD. La situazione per donne era in svantaggio anche per quelle di loro che avevano già un impiego: sia per chi ha iniziato a lavorare da casa trovandosi a gestire contemporaneamente lavoro e famiglia, sia per chi ha dovuto lavorare in presenza ma senza poter fare affidamento sui servizi, anche informali, come l’affidamento dei figli ai nonni. Le difficoltà maggiori sulla partecipazione al mercato del lavoro si registrano per le madri con figlio in età prescolare, specialmente nel Mezzogiorno.

Situazione più difficile per le donne

Il work-life balance è un obiettivo primario per il benessere di uomini e donne, tuttavia il suo raggiungimento è ostacolato dalla ripartizione del lavoro domestico a sfavore della donna, la quale organizza le sue attività extradomestiche in funzione del lavoro di cura (63% delle donne, anche se in calo rispetto al precedente biennio) con la quota più alta nel Mezzogiorno (69%). Trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata per le donne era già molto difficile e l’arrivo della pandemia ha peggiorato la situazione. Uno studio condotto dalla società di ricerca Censuswide nel 2020 su dipendenti di piccole e medie imprese ha rilevato che in Italia il 32% dei lavoratori sta pensando di cambiare lavoro nel prossimo anno e che il 36% di questi intende farlo perché spera di trovare un impiego che possa soddisfare il bisogno di un miglior work-life balance.

Stress da lavoro

Soddisfare questo bisogno è oggi più che mai necessario. Sono moltissimi gli studi che evidenziano come un livello più alto di equilibrio tra lavoro e vita privata porta ad un minore stress da lavoro che notoriamente comporta anche gravi rischi psicofisici per i dipendenti tra cui ansia, sbalzi d’umore, attacchi di panico, senso di inefficacia, apatia, anedonia, disturbi del sonno e della memoria, problemi cardiaci, gastrointestinali e respiratori. Queste informazioni, oltre che per il lavoratore, sono assai rilevanti per le aziende: appare chiaro come il work-life balance incida sull’intenzione di turnover dei dipendenti e sul loro assenteismo per malattia. Garantire al lavoratore un buon equilibrio tra lavoro e vita privata salvaguarderebbe l’azienda da costi inutili. Per di più, gli studi mostrano come il dipendente che è soddisfatto del proprio work-life balance tenderà ad impegnarsi nei propri compiti e ad avere performance lavorative migliori di coloro che non sono soddisfatti. Il Bes ci ricorda anche che il lockdown ha portato l’avvento del digital e dello smart working, e proprio per questo è importate che i manager colgano quanto sia urgente investire in servizi e modalità lavorative che possano aiutare i propri dipendenti nella tanto difficile quanto desiderata ricerca dell’equilibrio. 

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Alice Garofalo
Alice Garofalo
PhD Student all’Università degli Studi di Enna “Kore”. Nata e cresciuta in Sicilia, si interessa di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, del marketing e di Psicologia sociale e diritti umani.

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