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Salva-Sicilia, la “sanatoria” del Governo: 2 miliardi di debiti spalmati in 10 anni

L'accordo del gennaio 2021 sulla "spalmatura" decennale del disavanzo è stato impugnato dalla Corte dei Conti di fronte alla Consulta. L'emendamento inserito in Legge di Bilancio dovrebbe chiudere la questione, ma ci sono comunque dei "paletti" da rispettare

Tra ventiquattro ore, a meno di incidenti parlamentari, i conti della Regione siciliana saranno messi in salvo. Nella Legge di bilancio 2023, in corso di approvazione al Senato della Repubblica, è stato inserito un emendamento “Salva-Sicilia”, che consente all’Ente di rateizzare “in quote costanti, in dieci anni a decorrere dall’esercizio 2023, il disavanzo 2018 e le relative quote di disavanzo non recuperate alla data del 31 dicembre 2022”. Numeri alla mano si parla di circa 2,2 miliardi di euro, già al centro di un accordo del gennaio 2021 tra Regione e governo nazionale, che la Corte dei Conti della Sicilia ha bocciato lo scorso tre dicembre in quanto approvato fuori tempo massimo. I giudici contabili hanno rimandato il documento alla Corte costituzionale, chiedendo di valutarne la legittimità. Un ricorso che decadrà automaticamente con l’approvazione dell’emendamento “Salva-Sicilia”, una sorta di “sanatoria”, come la definisce il costituzionalista Agatino Cariola. “Giuridicamente, si parla di ius superveniens: la Consulta restituirà gli atti alla Corte dei Conti chiedendo una nuova valutazione, poiché nel frattempo è intervenuto il legislatore nazionale”.

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L’accordo Stato-Regione del 2021

Era il 16 gennaio 2021 quando l’allora assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao annunciava l’accordo con il Governo Conte II “per ripianare il disavanzo in dieci anni anziché tre, e per consentire di mettere finalmente ordine nei conti della Regione dopo decenni di allegra gestione”. Nel dettaglio, l’accordo prevedeva “la liberazione di 421 milioni per il bilancio 2021 e una operazione di riqualificazione della spesa che dal 2021 al 2029 porterà a risparmi per un miliardo e 740 milioni”. Peccato che la Corte dei Conti, in occasione del giudizio di parificazione sul Rendiconto 2020, abbia riscontrato un errore formale. La possibilità dell’ammortamento decennale, scrivono i giudici contabili nella relazione, “era espressamente subordinata alla sottoscrizione, entro 90 giorni (a partire dal 27 dicembre 2019 e con scadenza il 26 marzo 2020), di un accordo tra la Regione siciliana e lo Stato che, invece, è intervenuto soltanto il 14 gennaio 2021”. Un ritardo di quasi un anno, in grado di compromettere la validità dell’intera norma.

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La bocciatura della Corte dei Conti

Per questo la Corte dei conti (che contesta anche altre partite di bilancio) ha sospeso il giudizio di parifica, in attesa della decisione della Consulta. In caso di esito negativo, le conseguenze per le casse regionali sarebbero molto pesanti. A dire in che misura è la stessa relazione dei giudici contabili. “Considerando il piano di rientro delineato dalla normativa regionale in vigore, allo stato attuale sono posti a carico del futuro bilancio di previsione per il triennio 2023-2025 stanziamenti complessivi di spesa, a titolo di recupero del disavanzo, quantificati in due miliardi e 237 milioni di euro, di cui 422 milioni di euro nel 2023, 292 milioni di euro nel 2024, e un miliardo e 523 milioni nel 2025”. Un buco da centinaia di milioni di euro all’anno, di fronte al quale il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore all’economia Marco Falcone hanno chiesto “la condivisione di una norma che risolva il problema e il conflitto tra poteri dello Stato”. Un intervento effettivamente arrivato con l’emendamento “Salva-Sicilia” inserito in Finanziaria.

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La “sanatoria” del governo Meloni

Nel dettaglio, la norma riprende alcuni degli impegni dell’accordo Stato-Regione del 2021, inserendoli all’articolo 146 bis della Legge di Bilancio. Il comma tre prevede il rispetto “di specifici parametri di virtuosità, quali la riduzione strutturale della spesa corrente”. Se tali obiettivi non saranno raggiunti e se le documentazioni non saranno presentate per tempo, si precisa al comma 4, l’intero accordo verrà meno. Secondo il professor Cariola, l’intervento della maggioranza è stato determinante. “Lo Stato, creditore della Regione, può concedere che il disavanzo venga sanato in dieci anni anziché tre. Il debito non viene cancellato, ma spostato sulle generazioni future”. Per il costituzionalista, i conti della Regione hanno rischiato seriamente. “Il governo è stato pronto a concedere questa sanatoria sfruttando l’occasione della legge di bilancio. Senza un intervento nazionale, non c’è dubbio che l’Ente sarebbe finito praticamente in default”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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