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Semiconduttori, quale futuro per Catania? La riflessione di Fiom-Cgil

Le prospettive della microelettronica nella cosiddetta "Etna Valley", ovvero un sogno di pace e sviluppo al centro del Mediterraneo. Pubblichiamo l'analisi a di Roberto Conti e Francesco Furnari, delegati RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania, insieme a Quintoboris Di Felice, presidente del direttivo provinciale del sindacato

Chiunque, per piacere o per lavoro, abbia avuto l’opportunità di girare il mondo, ha, senz’altro, potuto constatare l’enorme rispetto e considerazione che la cultura italiana gode all’estero, la qual cosa, a volte, ci sorprende, per una troppo scarsa considerazione dei nostri pregi. Le ragioni di tale ammirazione derivano, a nostro avviso, dal fatto che i migliori talenti italiani si muovono fuori dagli schemi consueti, essendo culturalmente adatti ad interpretare le regole, non come un insieme di procedure accademiche, ma in funzione dell’obiettivo, ponendo la relazione umana, al di sopra di tutto. Tutto ciò non è casuale e proviene, nonostante la deriva tecnicistica di stampo anglosassone che ha permeato sempre più la nostra formazione scolastica, dalla convinzione che la classe dirigente debba formarsi, principalmente durante la stagione adolescenziale e della prima giovinezza, su testi classici.

Semiconduttori prioritari per l’economia mondiale

L’ampia premessa ci permette di inquadrare la questione del progresso del Mezzogiorno in un ambito prima di tutto culturale, nel contesto dello sviluppo industriale prossimo venturo che vede nella microelettronica un settore strategico, come tecnologia abilitante per tutti gli altri compartimenti industriali: in questo senso è ormai di opinione corrente che la crisi della produzione automobilistica, con le sue implicazioni sia in termini economici che occupazionali, sia stata determinata dalla incapacità, a livello mondiale, di fornire un numero adeguato di componenti elettronici. È quindi diventato prioritario, per l’economia globale, aumentare la produzione di semiconduttori; contestualmente, per i paesi del blocco Occidentale ed, in particolare, per l’Europa, è necessario investire massicciamente in nuovi plant di produzione per limitare lo strapotere asiatico, che ci pone in una forte condizione di dipendenza.

Il ranking mondiale: STM quattordicesima

La firma del trattato del Quirinale del 26 novembre 2021, riproponendo un asse euromediterraneo tra l’Italia e la Francia, due nazioni culturalmente molto più simili di quanto si possa comunemente pensare, ha riequilibrato la geopolitica del Vecchio Continente, che, negli ultimi 15 anni, ha marginalizzato le aree latine del sud Europa, esponendosi pericolosamente all’egemonia tedesca, legata, tra l’altro, alle forniture energetiche russe. In altri termini, se l’Unione non può prescindere da uno sviluppo ad est del Reno, ancor meno può rinunciare al bacino del Mediterraneo dove è nato e si è sviluppato il pensiero democratico occidentale e dove si intrecciano, ancor oggi, le rotte provenienti dall’Oriente.
Allargando l’orizzonte verso lo scenario planetario del mercato dei semiconduttori, si vedono, in evidenza, diversi soggetti, tra cui la coreana Samsung, la statunitense INTEL, la Taiwanese TSMC, tuttavia, non volendo fare torto alla nostra formazione scientifica, riportiamo sotto il ranking delle principali aziende di microelettronica nel mondo, sì che ogni lettore possa farsi un’idea partendo dalle cifre di affari.

Fatturato minore, ma le aziende europee strategicamente posizionate

In termini di fatturato le aziende del Vecchio Continente sono decisamente indietro rispetto ai coreani ed agli statunitensi, cionostante, una lettura più informata dei dati, ci dice che le compagnie europee sono quelle meglio posizionate nel segmento analogico, fondamentale e strategico in tutte le sue implicazioni: tali compagnie vanno, però, protette, proprio perché appetibili da parte dei colossi asiatici ed americani. E’ noto che le aziende europee, ST ed Infineon in particolare, svilupperanno prevalentemente le tecnologie analogiche, sia perché i costi di sviluppo sono, per loro, sostenibili, sia perché, nello stesso tessuto industriale nel quale hanno le sedi principali, si trovano anche i quartieri generali delle più importanti case costruttrici di autovetture, che hanno disperato bisogno di prodotti analogici.

Gli stati finanziano i semiconduttori in tutto il mondo

Un paradigma che va confutato riguarda l’assunto che le grandi aziende di semiconduttori non siano sovvenzionate dagli stati sovrani: non è così per Intel e le altre aziende Statunitensi, per Samsung e Hynix in Corea, ed ancor meno per TSMC a Taiwan. Ovviamente gli aiuti di Stato si muovono nel perimetro dei regolamenti interni ed internazionali, ma vengono sistematicamente erogati, com’è nella naturale logica di una seria politica industriale, e sono messi in campo per sostenere le tecnologie abilitanti alla base di ogni ulteriore settore economico, a partire dall’industriale, dall’ automotive e dal biomedicale, presente e futuro dell’economia mondiale. In questo ambito va considerato anche il ruolo attivo dei fondi sovrani: ad esempio, Global Foundries, la terza fonderia di semiconduttori indipendente più grande al mondo, pur avendo il suo quartier generale a Sunnyvale in California, appartiene all’ATIC (Advanced Technology Investment Company), una società di investimento costituta dal governo di Abu Dabi. Fino ad oggi i paesi dell’Unione Europea sono andati un po’ in ordine sparso, dimostrandosi più liberisti dei liberali anglosassoni, sì da apparire troppo timidi, non tanto nel difendere le aziende delle singole nazioni, ma nell’immaginare un futuro capace di aprire nuovi orizzonti ai propri concittadini, partendo dalla specifica essenza culturale: se scalare le tecnologie non richiede particolare speculazione mentale, la definizione di progetti ed applicazioni analogiche, lascia ampi spazi al pensiero critico e creativo, che dalla Grecia classica in poi, passando dal Rinascimento, dal Secolo d’Oro spagnolo, dalla Rivoluzione Repubblicana Francese e dall’Idealismo Tedesco, ha trovato nel Vecchio Continente i migliori interpreti.

In periodo di crisi, la Sicilia offre prospettive di progresso

Inoltre, pur essendo la franco-italiana ST la più grande azienda di semiconduttori in Europa, il numero di occupati e di capitali investiti si è concentrato in Germania, per effetto, a nostro avviso, di una egemonia tedesca, che ha caratterizzato negli ultimi due decenni l’azione politica dell’Unione Europea. Gli effetti espansivi ad Est dell’Unione Europea sono arrivati ad un punto critico a causa del nazionalismo diffuso nei paesi dell’ex Unione Sovietica – che mina i fondamenti etici dell’Unione- e della crisi in Ucraina, che ha determinato un pericolosissimo punto di frizione con la Russia. Tali problematiche hanno posto in crisi la Ostpolitik tedesca, aprendo concrete prospettive di sviluppo nelle aree mediterranee del Sud Europa. E quale territorio più di quello siciliano, e quale industria più di quella dei semiconduttori, può offrire prospettive di progresso e collaborazione tra gli stati che si affacciano sul Mare Nostrum?

I sessant’anni dello stabilimento catanese

Quest’anno nel sito ST di Catania, che occupa più di 4500 addetti ed ha in programma ulteriori assunzioni ed investimenti, festeggeremo il 60° anniversario di fondazione. Sul territorio della nostra isola esistono tre grandi Università, a Messina, Palermo e Catania, di antica tradizione, con importanti facoltà di Fisica, Ingegneria e Chimica, che sono state in grado di fornire per più di mezzo secolo, la linfa vitale costituita dai lavoratori e dalle lavoratrici altamente specializzati, che hanno contribuito in modo determinante al successo di ST, evidenziato plasticamente dalla recente trimestrale di cassa, appena pubblicata.
La fase storica attuale impone a ciascuno di noi di cogliere, ognuno per la parte che lo riguarda, le opportunità di fronte alle quali ci troviamo: fare del polo tecnologico Etneo un centro di progresso e sviluppo per l’area del Sud Europa e dei paesi del bacino del mediterraneo, utilizzando le risorse del PNRR, i fondi di investimento privati, la collaborazione con ST, con le altre aziende dei semiconduttori e con le Università. Ovviamente è necessaria una regia, che non può che essere politica. La Politica, quella alta dei padri fondatori della Repubblica, era fatta di passione e di visione di un mondo migliore da trasferire alle future generazioni; questa idea della Politica ha permesso ad un paese rurale ed arretrato, prostrato dalle macerie della guerra, di accedere al rango di potenza industriale mondiale.

Creare un terreno di azione politico comune

Abbiamo bisogno di creare rapidamente un orizzonte politico che, pur nelle differenze, deve avere un terreno di azione comune nel favorire lo sviluppo ed il progresso dell’intero mezzogiorno d’Italia, partendo dal polo industriale etneo e dai suoi 60 anni di storia nel settore della microelettronica, ma bisogna fare presto e fare bene, perché come cantava qualche anno fa De Gregori, la Storia non si ferma davanti a nessun portone.

Conti Roberto Delegato RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania
Di Felice Quintoboris Presidente Direttivo Provinciale Fiom Cgil Catania
Furnari Francesco Delegato RSU Fiom Cgil STMicroelectronics Catania

Noi, i lettori
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