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Sensori green e corazze per i musei: dall’Enea alle aziende

L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile ha pubblicato un avviso rivolto alle imprese. Obiettivo: accelerare il trasferimento tecnologico

Un sistema per depura l’acqua con l’ozono, sensori biodegradabili, un vetro speciale per proteggere le opere d’arte. Sono alcuni dei progetti nati nei laboratori dell’Enea, che adesso l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile vuole trasformare in tecnologie pronte per il mercato. Per farlo ha messo sul piatto un fondo di 2,5 milioni di euro in tre anni e varato un avviso pubblico rivolto a imprese e investitori istituzionali interessati a testare le intuizioni a livello commerciale.

Una corazza per le opere d’arte

I progetti sperimentati dai dipartimenti dell’Agenzia e messi a disposizione sono un centinaio. Tra di essi c’è un impianto destinato all’Africa subsahariana che, tramite l’utilizzo dell’ozono e con l’alimentazione dei pannelli solari, permetterebbe di abbattere le forti cariche batteriche di origine fecale e quindi rendere potabile l’acqua di fiumi, stagni e altri corsi d’acqua non controllati. Il Protect_Art tenta di superare gli attuali sistemi di protezione delle opere d’arte da atti vandalici, nei musei o esposizioni. Di solito, prevedono appositi vetri che hanno anche la proprietà di bloccare le radiazioni ultraviolette, dannose per i pigmenti. Per preservare anche la “percezione visiva dell’opera si utilizza un trattamento di tipo anti-riflesso a largo angolo di osservazione che non perturbi i colori percepiti dall’osservatore”. Non viene tuttavia considerata – spiega l’Enea – la “protezione dalle radiazioni infrarosse provenienti dalle sorgenti d’illuminazione” che “possono provocare danni in particolare sulle tele”. La soluzione proposta dall’Agenzia è un vetro in grado di eliminare sia le radiazioni ultraviolette che quelle infrarosse, mantenendo l’ottima visuale per il pubblico. I primi test sono già stati effettuati e alcuni musei hanno manifestato il loro interesse.

Sensori biodegradabili ed energia dai vulcani

Uno dei progetti dedicati all’efficientamento energetico prevede “lo studio e lo sviluppo di un sistema basato su sensori autonomi biodegradabili per il monitoraggio di parametri energetici e/o ambientali all’interno di un edificio, al fine di migliorarne l’efficienza energetica ed il benessere abitativo”. In altri termini, i sensori e il generatore di corrente saranno realizzati con biopolimeri e nanomateriali, ottenuti anche da risorse rinnovabili, che avranno un tempo di vita programmato, così da degradarsi senza arrecare danni a uomo o ambiente. Un brevetto Enea è relativo all’idrogenazione della CO2 emessa da “suoli interessati da degassamento naturale, in aree vulcaniche quiescenti, zone termali, etc”. Il carburante arriva dai vulcani, grazie a una tecnologia che permette di ottenere un combustibile green e – allo stesso tempo – “la messa in sicurezza ed il recupero ambientalmente sostenibile di aree altrimenti interdette”. Diverse applicazioni sono legate al recupero e la valorizzazione di scarti, rifiuti organici e alle biomasse. Uno è dedicato alla spirulina, una microalga che contiene la ficocianina, un pigmento blu che si presta al settore alimentare, come colorante naturale, e all’ambito sanitario, e il biocrack, che fornisce impulsi elettrici ad alta tensione per facilitare i processi di produzione di biogas dalle biomasse ad alto contenuto di cellulosa.

Come partecipare

L’avviso è stato lanciato alla fine di agosto. Il fondo è su base triennale – si legge in una nota ufficiale – e fa parte del programma Proof of Concept avviato lo scorso anno “per rafforzare il trasferimento tecnologico al sistema industriale”. I progetti ammessi dovranno prendere in considerazione alcune attività specifiche che sono elencate nell’avviso: costruzione o miglioramento di un prototipo per prepararne la commercializzazione; fattibilità commerciale o test per lo scale up (scala industriale); dimostrare la mitigazione del rischio per un potenziale investitore/industria o licenziatario, nel caso esista un brevetto; affrontare e superare uno specifico gap identificato dall’industria e che ne ostacola l’attrattività per gli investitori. Le manifestazioni di interesse possono essere presentate da imprese o investitori istituzionali quali i Fondi di Venture Capital e devono essere inviate entro il 22 settembre all’indirizzo PEC enea@cert.enea.it. La selezione è affidata a una commissione di esperti interni ed esterni a Enea e in collaborazione con l’Associazione italiana dei business angel Iban. Lo scorso anno ci sono state 64 manifestazioni di interesse e 13 progetti selezionati per un importo complessivo di finanziamenti pari a mezzo milione di euro. Quest’anno la dotazione è raddoppiata e vale, quindi, 1 milione di euro.

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