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Settimana corta, sfida per le aziende e stimolo per i dipendenti

In Belgio, Spagna, Islanda e Regno Unito, la settimana corta è una formula già usata e talvolta anche agevolata dalla normativa. In Italia l’esempio più noto è quello del Gruppo Intesa Sanpaolo. Passare dalla cultura del controllo a quella della fiducia e promuovere il benessere

La settimana corta sta diventando questione frequente, anche in Italia: l’esempio più noto è quello del Gruppo Intesa Sanpaolo, il primo gruppo bancario in Italia per numero di sportelli e per quota di mercato, con un forte impegno Esg: Environmental (ambiente), Social (società) e Governance. In Belgio, Spagna, Islanda e Regno Unito, la settimana corta è già usata e talvolta anche agevolata dalla normativa. La settimana lavorativa corta, di 36 ore e di quattro giorni, prevede, nella sua teorizzazione iniziale, la permanenza in azienda per meno ore, a stipendio pieno. La sfida sta nell’idea che lavorando un giorno in meno, ma, a parità di retribuzione diminuisca l’assenteismo, aumenti la produttività e si favorisca un più facile bilanciamento tra vita professionale e vita privata.

Parità di genere e cura della famiglia

C’è poi chi sostiene che la riduzione dell’orario di lavoro sarebbe positiva per il raggiungimento della parità di genere perché aumenterebbe la partecipazione al lavoro delle donne, grazie a una suddivisione più bilanciata della cura della famiglia. Per il sesto anno consecutivo Intesa Sanpaolo viene confermata nel Bloomberg gender-equality index (Gei) 2023, indice tematico sull’uguaglianza di genere ed è stata riconosciuta come prima banca in Europa e seconda al mondo nel Diversity and inclusion index 2022 di Refinitiv tra le 100 migliori aziende per diversità e inclusione. Inoltre, rifacendosi all’employer branding, conta “il modo in cui proponi la tua azienda a chi cerca un impiego e ciò che i dipendenti dicono della tua impresa come luogo di lavoro”. Se vengono prima i dipendenti, se ti prendi cura dei dipendenti, loro cureranno i clienti, questo consentirà all’azienda di essere attrattiva, per personale qualificato e motivato. Lavorando quattro giorni a settimana, infine, oltre a diventare più produttivi ed essere in salute, si spende meno e si riduce l’emissione di CO2 nell’ambiente (Intesa Sanpaolo ha scelto di perseguire l’obiettivo “Net Zero” entro il 2050).

Dalla cultura del controllo a quella della fiducia

Restano comunque alcune questioni organizzative da affrontare. Dall’esperienza del gruppo Intesa Sanpaolo, muovono (e muoveranno) i passi anche altre realtà. È la formazione dei manager in grado di garantire le competenze necessarie per innovare l’azienda, aumentare la produttività del team e i profitti. Esiste la voglia di innovare i modelli di business o migliorare quelli esistenti? Innovare significa introdurre per la prima volta nel sistema economico nuovi prodotti, servizi, processi e, qualunque sia il modello organizzativo, per innovare ci sono alcuni strumenti e processi che si devono utilizzare. Questa modalità di lavoro può aiutare a scardinare alcuni vecchi approcci e passare da una cultura del controllo ad una cultura della fiducia nei confronti dei propri collaboratori. Il controllo non porta a organizzazioni migliori, una leadership accentratrice e troppo controllante, infatti, influisce negativamente sull’autonomia e responsabilità dei collaboratori, aumenta lo stress, tende di per sé a demotivare.

Promuovere il benessere dei dipendenti

Il capitale umano deve essere valorizzato: solo così può esprimere il proprio potenziale a favore dell’impresa. Sicuramente la funzione Hr, con le competenze necessarie per innovare l’azienda, in quanto promotrice del benessere dei dipendenti, e con la disposizione della settimana lavorativa corta, può facilitare tale cambiamento culturale. Nell’era post-covid, dove guardare all’organizzazione del lavoro in maniera sempre più aperta e flessibile, si pensi all’ introduzione sperimentale dello smart working, in cui nuova luce viene fatta sulle abitudini e gli stili di vita dei lavoratori, dove qualità e reputazione rappresentano elementi di valore, la sperimentazione della settimana corta si pone come uno dei trend topic europei. In generale, però, si sa ancora troppo poco degli effetti della settimana lavorativa corta su azienda, lavoratori e profitti. Troppe poche certezze sull’esito della sua realizzazione a regime (in Italia almeno) per poter già oggi trarne le conclusioni e darne una valutazione oggettiva.

Tiziana Ramaci
Tiziana Ramaci
Professore Associato di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l'Università degli Studi di Enna "Kore". I suoi interessi di ricerca si concentrano prevalentemente sulla Psicologia della salute occupazionale e promozione della sicurezza negli ambienti di lavoro. Lavora costantemente sui temi dell’orientamento professionale e delle carriere internazionali. È membro dell’International Commission on Occupatinal Health - ICOH; Commission Internationale de la Slaute au Travail – CIST;

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