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Sicilia, 50 miliardi in arrivo. La Regione saprà fare bene i compiti per casa?

La crescita da 5 punti percentuali prevista dalla giunta Musumeci potrebbe crollare davanti a una nuova emergenza pandemica: un miliardo nel solo 2021. Un’analisi in tre punti del Documento di Economia e Finanza regionale (Defr)

Decine di miliardi in arrivo da Pnrr e Programmazione europea, con un positivo “effetto rimbalzo” per l’economia che potrebbe portare in pochi anni a una crescita a doppia cifra del prodotto interno lordo della Sicilia. Almeno se si supererà del tutto la crisi pandemica. Queste le previsioni del Documento di Economia e Finanza regionale (Defr) per il  triennio 2022/2024, esitato dalla giunta retta da Nello Musumeci alla vigilia di Ferragosto e che sarà sottoposto a breve all’approvazione dell’Assemblea regionale siciliana. Questo corposo documento di 371 pagine, come ha chiarito ieri sulle pagine di FocuSicilia il titolare dell’assessorato all’Economia Gaetano Armao, non è un piano strategico pluriennale di sviluppo. Si raccorda senza dubbio a quest’ultimo, alla cui stesura ha lavorato prima della pandemia un gruppo di esperti, di professionisti e di accademici; però ha una sua valenza più specifica, trattandosi di un documento nel quale vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie, selezionate e decise dal governo regionale. In altri termini, col DEFR si delineano gli scopi che il bilancio regionale intende perseguire.

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Stime del Pil migliori di Svimez e San Paolo

Da una sua prima disamina emergono alcune considerazioni. La prima è che l’articolata attività di raccolta, elaborazione e sintesi dei dati non è mai neutrale rispetto agli obiettivi cui sottende l’analisi stessa. Tanto per fare un esempio, le stime del Pil per il 2021 elaborate dall’ufficio statistico della Regione Siciliana e da Prometeia (più 5,1 per cento nel 2021) risultano più alte di quelle recentemente esitate da Svimez (più 3,3 per cento per il Sud) e, a loro volta, queste ultime sono differenti da quelli di Srm, l’ufficio studi di Intesa San Paolo per il Mezzogiorno, che prevede un’oscillazione del PIL fra il più 4,7 e il più 5,2 per cento. 

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Le “bacchettate” al governo centrale

Ovviamente, al governo regionale – non parliamo solo di quello presieduto da Nello Musumeci ma anche dei precedenti – in ottica rivendicativa interessa rimarcare il fatto che sono tantissimi gli impegni non rispettati dallo Stato verso la Sicilia. Nel Defr le “bacchettate” al governo centrale sono continue. Per l’istituto di ricerca fondato nel 1950 da Pasquale Saraceno invece è fondamentale rilevare che il divario interno Nord-Sud del Paese è difficile da superare, se non ci sarà una importante iniezione di risorse aggiuntive centrali a scopo perequativo. L’ufficio studi della banca infine prova sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno, anche per cogliere eventuali segnali di interesse del mondo produttivo centro-settentrionale ad investire nel Sud.

I non vaccinati potrebbero costare un miliardo solo nel 2021

La seconda considerazione è che ci sarà un effetto rimbalzo dell’economia regionale nei prossimi anni per via delle risorse del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr). Per tali motivi, il Pil dovrebbe crescere un tantino di più della media nazionale (5,1 per cento contro 4,5), ma non sono da trascurare gli effetti depressivi di una probabile durata prolungata della pandemia per via dei ritardi nelle vaccinazioni. Nello scenario più a rischio, si stima che la Sicilia perderebbe 1 miliardo di Pil nel solo 2021; considerato che i vaccinati con seconda dose sono ad oggi poco più del 50 per cento della popolazione siciliana, ognuno di questi teoricamente si farebbe carico di un onere di 448 euro per compensare le perdite economiche complessive derivanti dalla non vaccinazione. 

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L’uso delle risorse del Pnrr citato solo tra le righe

Alla Sicilia saranno destinati 20 miliardi di euro del Pnrr, anche se di questi circa 7-8 miliardi riguardano opere ed attività già oggetto di programmazione di investimento pubblico, seppur rifinanziate a condizioni più agevolate. In altri termini, si realizzerà a fondo perduto ciò che prima si prevedeva di finanziare a debito, come il completamento della rete ferroviaria Pa-Me-Ct. E gli altri 13 miliardi? In generale, nel Pnrr la Sicilia viene citata tra le righe del documento riguardo: al rafforzamento dell’ufficio del processo per la giustizia amministrativa; alla conversione verso l’idrogeno delle linee ferroviarie non elettrificate; alle misure per garantire la piena capacità gestionale nei servizi idrici integrati; al rafforzamento delle zone economiche speciali (Zes), cui la Regione Siciliana vorrebbe equiparare le zone montane. Nessuna menzione, come è noto, per l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, un progetto ritenuto da più parti essenziale per il completamento del corridoio scandinavo-mediterraneo.

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Infrastrutture economiche e sociali. Bene solo le digitali

La terza considerazione riguarda il tema delle infrastrutture economiche e sociali. Anche per effetto delle previsioni inattuate in materia di federalismo fiscale, la Sicilia registra il massimo livello di divario rispetto alle regioni centro-settentrionali in materia di trasporti (settore ferroviario e stradale), reti elettriche ed idriche, senza trascurare il fatto che è pure indietro per ospedali ed impianti di smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, il sistema di comunicazione digitale è un fiore all’occhiello della regione. La Sicilia – che ha impegnato fino ad ora il 90,46 per cento dei 317.843.057,54 € dell’Agenda digitale – è tra le prime regioni europee per infrastrutturazione nel settore delle telecomunicazioni ed è all’avanguardia nelle reti di comunicazione elettronica con banda larga e ultra larga. 

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C’è la banda larga, ma manca la domanda di servizi

A fronte di questa dotazione, tuttavia la domanda di servizi digitali è poco sviluppata sia da parte delle imprese che dei cittadini; inoltre, il mondo produttivo locale è in ritardo nell’adozione delle tecnologie digitali. C’è il serio rischio che le esternalità positive generate da tali infrastrutture di telecomunicazione possano riversarsi su gruppi imprenditoriali non siciliani molto interessati a trarre vantaggio da questa superiorità tecnologica, ma un po’ più restii a lasciare valore aggiunto al territorio.

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La Regione sarà all’altezza di sostenere l’esame?

L’ultima considerazione si ricava dalle prime pagine del documento. Alla Sicilia complessivamente nel periodo 2021-2027 arriveranno risorse per 50 miliardi di euro di risorse extraregionali aggiuntive, di cui 20 dal Pnrr. Sostiene l’assessore Armao: “nuovi reclutamenti di alte professionalità, semplificazioni strutturali e procedurali, digitalizzazione, sinergie istituzionali, ma soprattutto riforme strutturali sono le ineludibili precondizioni per utilizzare un’enorme mole di investimenti che può ritenersi l’ultima occasione per riscattare l’isola da decenni di sottosviluppo”. La domanda, a questo punto, sorge spontanea. Ma in che modo la nostra regione si sta preparando per accogliere e canalizzare questa ingente quantità di risorse? E le nuove alte professionalità saranno i nostri giovani eccellenti? La Regione sta facendo bene i compiti per casa prima di sostenere l’interrogazione e poi prepararsi per l’esame finale?

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Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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