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Sicilia, il Covid ha riportato l’economia al 1986. “Crescita solo sfruttando il Pnrr”

Durante la pandemia l'isola ha perso meno del resto del Paese, ma la ripresa si sta dimostrando più lenta. Colpa del virus ma anche del divario Nord-Sud e dell'insularità. Luci e ombre dell'economia siciliana nel Rapporto dell'assessore Gaetano Armao

La crisi economica scatenata dalla pandemia “ha fatto arretrare il volume del Pil siciliano al livello del 1986”. Nel 2020 l’Isola ha perso l’8,2 per cento del Prodotto interno lordo, a fronte dell’8,9 per cento perso a livello nazionale. Il rimbalzo del 2021 è stato del 5,2 per cento, contro il 6,2 per cento del resto del Paese. Sono i dati contenuti nel Rapporto sull’economia siciliana nel biennio 2021/22, presentato nei giorni scorsi dall’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao. Per l’assessore l’economia dell’isola “è caratterizzata da una minore flessione ed una più lenta ripresa, anche a causa dell’irrisolto divario economico-territoriale e dagli effetti dell’insularità”. La crisi, insomma, non è dovuta soltanto al Covid ma a criticità decennali. Nei prossimi anni, in ogni caso, il Pil continuerà a salire. Per il 2022 la Regione stima una crescita del cinque per cento, per il 2023 di quasi il tre per cento e nel 2024 del due per cento. Un andamento che per Armao è strettamente legato “al Piano nazionale di ripresa e resilienza, alla nuova programmazione europea e ai positivi effetti degli accordi di finanza pubblica del 2018 e del 2021”.

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L’accordo di finanza pubblica

Proprio questi accordi, già delineati dall’assessore in un’intervista concessa a FocuSicilia nelle scorse settimane, occupano larga parte del rapporto. Si parte dalla riduzione di 200 milioni del concorso alla finanza pubblica, che riduce il contributo dovuto dalla Regione “ad 800 milioni di euro annui a decorrere dal 2022, rispetto al miliardo di euro imposto sino al 2021”. C’è poi il contributo di 100 milioni di euro annui versati da Roma “per la compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione di insularità”. Complessivamente il vantaggio finanziario della Regione siciliana sarà di 300 milioni di euro all’anno. Rispetto al 2018, si legge nel rapporto, l’accordo porterà a un risparmio “di oltre 1,5 miliardi di euro al 2022, anno di conclusione della legislatura, mentre sino al 2025 la riduzione raggiungerà i 3,5 miliardi di euro”. Previsto anche il differimento del ripianamento del disavanzo, che nel 2022 dovrebbe portare a un risparmio di oltre 210 milioni. Entro maggio dello stesso anno, inoltre, dovrebbero essere ridefiniti gli accordi sul alcune voci di bilancio (IVA, F24, Split payment, imposta di bollo), mentre entro e non oltre il 30 giugno 2022 dovrà essere definita la nuova normativa in materia di autonomia finanziaria e tributaria, relativa agli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto speciale.

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Risparmiato un miliardo in quattro anni

L’accordo prevede inoltre “l’attuazione della fiscalità di sviluppo”, per favorire l’arrivo di imprese e cittadini europei ed extraeuropei nel territorio della Regione. In concreto, si tratta di ridurre le aliquote “fino ad azzerarle, prevedendo esenzioni, detrazioni e deduzioni, con particolare riguardo ad interventi diretti a promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale”. Confermati inoltri i contributi per Città metropolitane e Liberi consorzi (400 milioni di euro), con la possibilità di utilizzarli anche per “immobili ed opere di prevenzione idrauliche e idrogeologiche da danni atmosferici”. La Sicilia si impegna inoltre sul fronte dei fabbisogni standard, “per definire le capacità fiscali, i livelli essenziali delle prestazioni, gli obiettivi di servizio della Regione”, partecipando ai lavori della Commissione tecnica nazionale con propri rappresentanti. L’accordo elenca poi una serie di risparmi dovuti alla rimodulazione dei mutui (43 milioni annui), all’azzeramento degli oneri sui contratti derivati (44 milioni annui), alla riduzione delle partecipazioni in società, a cominciare da Riscossione Sicilia, definitivamente incorporata dall’Agenzia delle entrate-Riscossione. A proposito di risparmi, il rapporto segnala che dal 2017 al 2021 l’indebitamento complessivo è passato da quasi otto miliardi a sette miliardi di euro.

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La questione dei fondi europei

Anche sul fronte dei fondi europei, di particolare rilevanza in vista dell’arrivo delle risorse del Pnrr, la Regione rivendica il lavoro svolto. Nei giorni scorsi il governo Musumeci ha comunicato di aver superato “per il quarto anno consecutivo” il target di spesa, sfiorando un miliardo di euro di fondi rendicontati nel 2021. Il documento presentato dall’assessore Armao scende nel dettaglio del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). La Sicilia lo scorso anno ha rendicontato oltre 470 milioni di euro. L’assessorato all’Economia ha conseguito la maggiore spesa certificata, quasi 172 milioni di euro, “con un’incidenza del 36,41 per cento sulla spesa regionale”. Al secondo posto l’assessorato alle Attività produttive, con oltre 156 milioni di euro, mentre al terzo gradino del podio si piazza l’assessorato alle Infrastrutture, con quasi 55 milioni di euro certificati. La Regione sottolinea il lavoro sulla digitalizzazione, con oltre il 90 per cento dei fondi utilizzati per modernizzare “Pubblica amministrazione, sanità digitale, turismo e servizi alle imprese”. Numeri che fanno della Sicilia “la Regione più infrastrutturata sul piano digitale nel Mediterraneo”.

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I dati sulle imprese e sul lavoro

Il rapporto dedica uno spazio alle esportazioni, che risultano in forte crescita non soltanto nel settore petrolifero. La vendita dei prodotti “oil” risulta infatti “in forte ascesa (più 38,4 per cento), riflettendo l’aumento della domanda globale dei prodotti energetici e l’aumento dei prezzi relativi”. Allo stesso tempo, però, si rafforza “la tendenza alla crescita del volume in uscita dei prodotti ‘non oil’ (più 14,4 per cento) e del settore manifatturiero (più 27,4 per cento)”. Quanto al resto dell’economia, nell’anno appena concluso la Sicilia ha visto “un recupero sui livelli pre-Covid ancora insufficiente per i consumi (più 3,9 per cento) ma molto più vivace per gli investimenti (più 13,9 per cento)”. A trainare sono in particolare “le costruzioni (20,5 per cento) e l’industria (9,7 per cento)”, mentre è ancora parziale il recupero “dell’agricoltura e dei servizi (quattro per cento)”. A crescere nell’isola è anche il numero delle aziende. Le imprese attive nell’isola al 30 settembre 2021 sono poco più di 380 mila, “in crescita del due per cento sullo stesso trimestre del 2020, osservabile in tutti i settori produttivi”. In aumento le imprese attive nelle costruzioni (3,6 per cento), nei servizi (più 2,3 per cento) e nell’agricoltura (0,8 per cento). Resta invariata la situazione della manifattura.

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Mercato del lavoro ancora indietro

Segnali di ripresa i cui effetti, al momento, “non sono ancora percepiti nel mercato del lavoro”. I dati ufficiali per il 2021 non sono ancora disponibili, ma alcune proiezioni dell’Istat segnalano “un leggero calo di cinquemila unità (0,4 per cento)”. Il tasso di occupazione, oltre il 41 per cento, mostra comunque “un aumento tendenziale che si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione, passato da 19,3 al 18 per cento nel corso di un anno e ad un aumento del tasso di inattività (da 48,9 a 49,5 per cento)”. Numeri che per l’assessore Armao potranno essere migliorati soltanto con una gestione efficace del Piano nazionale di ripresa. “I nuovi investimenti e le risorse acquisite debbono costituire una nuova opportunità di crescita, lavoro, impresa, innovazione per i siciliani in un clima di ritrovata credibilità finanziaria ed economica”. Un obiettivo alla portata dell’Isola, secondo il responsabile dell’Economia, a patto di unire “le migliori energie, la cultura, l’innovazione, la resilienza, credendo in un futuro che tragga forza da un passato straordinario, come la Sicilia ha dimostrato storicamente di saper fare”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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