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Sicilia, la Pa mette a rischio i fondi del Pnrr. Male Catania, Messina e Trapani

Sud e Isole sono tra i principali beneficiari delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma la scarsa qualità del personale potrebbe mandare tutto in fumo. A Palermo e Catania dipendenti laureati sotto la media nazionale. Lo studio di Fondazione con il Sud

Se si vuole evitare che i fondi del Pnrr vadano perduti, occorre potenziare urgentemente le amministrazioni del Mezzogiorno. A essere a rischio, per quanto riguarda la Sicilia, sono le risorse stanziate per le città di Catania, Messina e Trapani, che necessitano di “un’immediata e forte azione di sostegno, attraverso nuove assunzioni di personale o tramite sostegni tecnici esterni assai cospicui”, ma anche la situazione di Palermo va “monitorata attentamente”. È quanto si legge nel report sulle difficoltà dei Comuni italiani nella realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, pubblicato nelle scorse ore da Fondazione con il Sud. Secondo il presidente Carlo Borgomeo “lo studio sfata alcuni luoghi comuni sulla quantità della Pubblica amministrazione al Sud e conferma, purtroppo, le criticità sulla qualità”. Per fare un esempio, i dipendenti laureati in servizio nelle amministrazioni di Palermo e Catania “non raggiungono il 50 per cento della media nazionale”. Un deficit di personale che secondo gli analisti richiede “un intervento urgente di sostegno, per garantire la realizzazione degli investimenti previsti e quindi dell’intero Piano”.

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La situazione della Sicilia

Il rapporto esamina la situazione dei dipendenti di 103 Comuni italiani con popolazione superiore a 60 mila abitanti, costruendo un indice basato su diversi fattori, tra cui la numerosità, il titolo di studio, l’anzianità e la percentuale di dirigenti. In Sicilia Catania è il capoluogo peggiore, con un indice di meno 353 rispetto alla media nazionale. La città viene descritta come “in grandissima difficoltà sia nella fornitura di servizi ai propri cittadini sia nella realizzazione di infrastrutture”, presentando “forti carenze in quantità e/o in qualità nel personale disponibile”, che nel tempo “si è contratto in misura assai significativa”. Tra le città peggiori in Italia figurano anche Napoli (meno 304), Foggia (meno 450) e Catanzaro (meno 468). Tra le siciliane fanno meglio di Catania – ma presentano comunque risultati molto negativi rispetto alla media nazionale – Messina (meno 238), Trapani (meno 226) e Caltanissetta (meno 191). Gli altri capoluoghi mostrano invece “valori dell’indice che via via si avvicinano alle medie”. Si tratta di Siracusa (meno 173), Ragusa (meno 39) e Palermo (meno 22). Non figura nella classifica, avendo meno di 60 mila abitanti, Enna.

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L’esempio degli asili nido

La situazione delle amministrazioni, ribadisce Fondazione con il Sud, ha un impatto diretto sulla capacità di accesso ai fondi Piano. Si fa l’esempio dei bandi per gli asili nido, che mostrano “una particolare carenza nelle Amministrazioni Comunali della Sicilia, anche rispetto alle altre regioni del Sud, nel presentare progetti”. A beneficiare di tali mancanze sono altre regioni, anche nello stesso Mezzogiorno, come dimostra “la maggiore allocazione di fondi in Puglia”. Le Amministrazioni in condizioni più critiche, dunque, “possono conoscere notevoli difficoltà nell’attuazione degli investimenti affidati loro, e poi nella successiva fornitura di servizi da essi resi possibili”. Malgrado ciò, viene sottolineato nel rapporto, “esse sono comunque destinatarie di importanti risorse”. Com’è noto, il governo Draghi ha previsto che il 40 per cento dei 191 miliardi del Pnrr (che diventano 221 con i 30 miliardi del Fondo complementare) sia destinato proprio al Sud, sulla base di un’analoga norma nazionale. Dei circa sei miliardi di euro assegnati alla Sicilia nel 2022, tuttavia, a fine anno soltanto un miliardo e mezzo era stato messo a bando.

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Le “colpe” del Governo Draghi

Numeri che fotografano il paradosso di risorse “relativamente ingenti” affidate ad Amministrazioni con “sensibili criticità”. Per quanto riguarda la Sicilia, come detto, l’allarme riguarda soprattutto Catania, Messina e Trapani, mentre nel resto del Mezzogiorno Napoli, Brindisi, Taranto e Reggio Calabria. A queste realtà sono stati affidati fino a questo momento “oltre 2,5 miliardi a valere su 11 misure del Pnrr”, ma la loro capacità di spesa costituisce “una assoluta emergenza, da affrontare con la massima urgenza”. Una situazione che rispecchia quella osservata negli ultimi decenni per quanto riguarda la capacità di spesa dei fondi comunitari, molto bassa soprattutto al Centro-Sud. Per questo motivo gli autori dello studio si dicono “sorpresi e dispiaciuti” che il governo Draghi “pur potendo agevolmente disporre dei dati presentati in questa analisi, non abbia ritenuto di tenerne conto per provvedere sin dalla redazione del Pnrr ad una determinata e incisiva azione di potenziamento”, dotando le Amministrazioni più compromesse di “nuovo personale o strutture di supporto esterne”. Un appello che viene “girato” da Fondazione per il Sud al Governo in carica.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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