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Sicilia, la Regione taglia le stime sul Pil: -0,3% nel 2023. Allarme ritardi sul Pnrr

Le proiezioni contenute nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza sono peggiori di quelle previste nel 2022. Dopo il segno negativo di quest'anno, anche nel 2024 e nel 2025 la crescita sarà modesta. Nonostante il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Nel 2023 il Pil siciliano diminuirà dello 0,3 per cento. Quasi tre punti percentuali in meno rispetto alla crescita del 2,6 per cento stimata nel luglio scorso. È quanto si legge nella nota di aggiornamento al Defr, Documento di economia e finanza regionale, approvata nelle scorse ore dalla giunta Schifani. L’economia siciliana è andata meglio del previsto nel 2022, con una crescita del 3,3 per cento contro il 2,3 per cento inizialmente stimato. Per il futuro, invece, il quadro è a tinte fosche, “per gli imprevedibili sviluppi del conflitto Russia-Ucraina e le conseguenti difficoltà, per le imprese, di approvvigionamento e di rincaro degli input che prefigurano un forte effetto di inflazione”. Nel 2024 l’economia regionale tornerà a crescere, ma soltanto dello 0,9 per cento contro l’1,8 inizialmente previsto. Bottino magro anche per il 2025, con una crescita dell’un per cento contro l’1,5 delle precedenti stime. Numeri tanto più modesti considerando che nei prossimi tre anni dovrebbero dispiegarsi gran parte degli investimenti previsti dal Pnrr. Sul quale, tuttavia, si temono ritardi.

Andamento del Pil della Sicilia dal 2021 al 2025. Fonte: Nadefr 2023/2025

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Inflazione alle stelle e spese in calo

Nel dettaglio, si legge nella Nota di aggiornamento, il peggioramento delle stime sull’economia regionale nel 2023 è legato “ai minori consumi delle famiglie e alla riduzione degli investimenti delle imprese in macchinari e attrezzature, a causa dell’impatto dell’inflazione sul reddito disponibile e della maggiore incertezza nelle aspettative”. Proprio l’inflazione in Sicilia mostra “una variazione del 14,3 per cento, più elevata rispetto al resto del Paese”, dovuta soprattutto “alla concentrazione dei rincari nel settore energetico, che determina un differenziale regionale di crescita dei prezzi dei prodotti alimentari”. In generale “si tratta degli stessi fattori che incidono negativamente sul volume degli scambi internazionali”, e che non risparmiano l’economia italiana. La previsione di crescita nazionale nel 2023, sottolinea infatti la Regione, “dopo essere stata ridimensionata dal 2,4 allo 0,6 per cento, è stata ulteriormente rivista al ribasso, allo 0,3 per cento”. Una revisione giustificata “dalle modifiche al quadro delle variabili esogene internazionali”.

Andamento dell’inflazione in Sicilia e in Italia negli ultimi mesi. Fonte: Nadefr 2023/2025

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L’accelerazione dello scorso anno

Totalmente diversa la situazione nel 2022, che come detto si è chiuso con risultati migliori delle aspettative. Secondo la Regione la crescita del Pil è dovuta “ad un rialzo sia delle stime della domanda aggregata, influenzate da una ripresa della componente dei consumi delle famiglie (più 2,8 punti) e di quella degli investimenti (più 2,7 punti), sia dei valori che indicano le performance dell’offerta, con incrementi in tuti i settori produttivi”. Particolarmente positivi i risultati del turismo, “con volumi di traffico che sono ritornati a livelli pre-covid”, e dell’export, “in marcato aumento su base annua (più 66,7 per cento)”. A trainare le esportazioni è soprattutto “l’impennata del valore dei prodotti dell’industria petrolifera (più 106,3 per cento)”, ma buoni risultati arrivano anche dal settore “non oil”, in crescita “in tutti i comparti, agroalimentare (13,3 per cento), chimica (35,7 per cento) ed elettronica (46,2 per cento)”. A soffrire, conclude la Regione, sono soltanto farmaceutica e metallurgia, “con un calo rispettivamente del 19,1 e del 29 per cento”.

Esportazioni della Sicilia nel terzo trimestre 2022. Fonte: Nadefr 2023/2025

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I ritardi nel Piano nazionale di ripresa

Per i prossimi anni, come detto, un impulso all’economia regionale dovrebbe arrivare dalla “messa a terra” delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sul punto la Regione cita la Nadef del Governo nazionale, secondo cui “l’attuazione del Piano procede secondo le tappe concordate con la Commissione Europea”. Allo stesso tempo, però, il documento evidenzia “ritardi nella capacità di spesa da parte statale”. Le risorse del Pnrr spese nel 2022 ammontano a circa 15 miliardi, “poco più della metà di quanto previsto”, un ritardo dovuto “ai tempi di adattamento alle procedure del Pnrr” ma anche “all’impennata dei costi delle opere pubbliche”. Com’è noto, il governo Draghi ha previsto che almeno il 40 per cento dei 191 miliardi del Pnrr – che diventano 221 con i 30 miliardi del Fondo complementare – sia destinato al Mezzogiorno, sulla base di un’analoga norma nazionale. Dei circa sei miliardi di euro assegnati alla Sicilia nel 2022, tuttavia, soltanto un miliardo e mezzo è stato messo a bando, con procedura di gara già conclusa. 

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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