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Sicilia, le tragedie non bastano: nel 2021 “consumati” 98 ettari in aree alluvionali

Il consumo di suolo, secondo Ispra, è uno dei fattori di rischio principali che possono causare a drammi come quello avvenuto nelle scorse settimane in Emilia-Romagna e negli anni passati anche nell'Isola. I dati però dicono che non si fa nulla per invertire la rotta. Anzi

In Sicilia, tra il 2020 e il 2021, sono stati consumati 98,5 ettari di suolo in aree a rischio alluvione, 31,4 dei quali in “zona rossa”. Il 30,8 per cento del suolo coperto nell’Isola si trova in aree “a pericolosità idraulica”, il 10,4 per cento nella fascia di massimo rischio. Le tragedie del passato e del presente, insomma, sembrano non aver insegnato molto. Sono i dati dell’ultimo Rapporto sul consumo di suolo realizzato da Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Nell’Isola, nell’ultimo anno esaminato, sono stati consumati oltre 487 ettari di suolo, pari a circa 696 campi da calcio. In percentuale, è stato “coperto artificialmente” lo 0,29 per cento del territorio, il nono dato più alto in Italia dopo Abruzzo (0,78 per cento), Piemonte (0,37), Campania (0,34), Emilia-Romagna (0,33), Puglia (0,32), Lombardia, Veneto e Molise (0,31). Altri dati preoccupano gli esperti. Oltre 5,67 ettari di suolo consumato, per esempio, si trovano in aree a rischio frana. Anche il rischio sismico inquieta. Quasi il sei per cento del suolo infatti ricade in “aree a pericolosità sismica molto alta”, secondo dato peggiore dopo quello della Campania (sette per cento).

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Una tragedia prevedibile

Proprio il consumo del suolo è una delle cause – insieme alle precipitazioni fuori misura – a cui Ispra addebita il disastro avvenuto nelle scorse in Emilia-Romagna. Il fenomeno grava anzitutto sulla produttività del territorio. “Le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito la fornitura complessiva di quattro milioni e 150 mila quintali di prodotti agricoli”. Il problema maggiore è però il mancato assorbimento dell’acqua, nello specifico “oltre 360 milioni di metri cubi di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori”. Una tragedia annunciata che, oltre ad aver provocato numerose vittime civili – 15 soltanto nell’ultima alluvione in Nord Italia – porta con sé un consistente danno economico. Secondo i tecnici dell’istituto esso “supera i 3,6 miliardi di euro ogni anno”, ma la stima lievita allargando l’orizzonte temporale, “arrivando a superare gli otto miliardi di euro l’anno se si considera il consumo di suolo degli ultimi 15 anni (2006-2021)”.

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Il paradosso dell’edilizia

Al 2021, si legge nel report, il territorio della Sicilia è ancora prevalentemente rurale (21.632 chilometri quadrati, 84 per cento). La restante parte si divide tra territorio suburbano (3.446 km², 13,4 per cento) e urbano (640,5 km², 2,5 per cento). Tra il 2006 e il 2021, tuttavia, la superfice rurale è diminuita di 292 chilometri quadrati (1,33 per cento), a vantaggio del tessuto suburbano (228 km², più sette per cento) e urbano (64 km², più 11 per cento). L’edilizia ha un peso molto consistente nel consumo di suolo. Tra il 2020 e il 2021 sono stati coperti 48 ettari con nuovi edifici e fabbricati. Gli immobili occupano complessivamente 37.821 ettari, l’1,5 per cento della superfice dell’Isola e il 22,6 del suolo consumato in totale. L’incremento, fa notare Ispra, è tanto più significativo se accostato al dato degli edifici esistenti non occupati. La Sicilia infatti “presenta la superficie più estesa di edifici abbandonati, con più di 28 km²”, il 7,6 per cento degli immobili esistenti. Invece di occupare gli edifici vuoti, riqualificando e razionalizzando il patrimonio immobiliare, si preferisce costruirne di nuovi consumando nuovo suolo.

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Il peso di cantieri e infrastrutture

A pesare sono anche cantieri e strade sterrate. Malgrado siano per definizione provvisori, scrive l’Istituto, “gran parte della superficie, esattamente il 70 per cento, si trasforma in classi di copertura permanente mentre solo una piccola percentuale dello 0,3 per cento in classi di suolo consumato reversibile”. In Sicilia, nell’ultimo anno esaminato, sono stati coperti dai cantieri quasi 417 ettari, su un totale di 5.515 ettari occupati nell’Isola, lo 0,2 per cento della superfice e il 3,3 per cento del suolo consumato in totale. La “fetta” maggiore del consumo di suolo, tuttavia, è rappresentata dalle infrastrutture, “autostrade, strade, tronchi ferroviari, metanodotti”. Queste ultime occupano una superficie molto vasta, ma al contempo registrano l’incremento minore. Tra il 2020 e il 2021, infatti, sono stati coperti “soltanto” 3,4 ettari di suolo, a fronte di 48.419 ettari complessivi occupati dalle infrastrutture. Esse coprono quasi il due per cento della superficie dell’Isola, e quasi il 29 per cento del totale del suolo consumato.

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La situazione nelle province

Il report fornisce anche qualche dettaglio sulle province e le città siciliane più interessate dal fenomeno. In termini assoluti, il dato più alto si registra a Palermo, con 6.350 ettari “consumati” al 2021. Seguono Catania con 6.350 ettari e Ragusa con 3.793. Prendendo in considerazione soltanto l’ultimo anno, a guidare la classifica è Catania, con 34,62 ettari coperti artificialmente. Il capoluogo etneo, scrivono i tecnici di Ispra, “deve la quasi totalità dei nuovi cambiamenti ai cantieri del polo intermodale dell’interporto e del polo logistico adiacente, per un totale che sfiora i 30 ettari”. Il secondo dato più alto dell’Isola è quello di Modica, nel ragusano, dove sono stati consumati 24,20 ettari. Sul terzo gradino del podio Carini, in provincia di Palermo, dove la superficie coperta raggiunge i 19,93 ettari. In termini percentuali, invece, il dato più alto si registra a Isola delle Femmine (54 per cento), nel palermitano. Segue il comune di Gravina di Catania (50,4 per cento), mentre al terzo posto si classifica Villabate (48,6 per cento), sempre nel parlermitano.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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