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Sicilia, l’inflazione è da record: a Catania cibo più caro del 10% in un anno

Nel capoluogo etneo il dato peggiore d'Italia per i prodotti alimentari. Da record anche l'aumento del costo dei trasporti a Messina, quasi al 12 per cento. Gli italiani cercano di risparmiare non comprando beni di prima necessità. Secondo Istat, il quadro andrà rapidamente a peggiorare

“Un panino, una mafaldina da un etto, l’ho pagato 45 centesimi, qualche mese fa ne costava 30. In pratica 4,5 euro al chilo”. La frase di vita quotidiana viene dall’esterno di una rivendita di alimentari nel centro di Catania, alla fine di maggio. E non suona certo come una novità: il costo della materie prime, con il grano al centro della crisi Ucraina, è in netta ascesa. E, secondo Istat, il capoluogo etneo registra aumenti da record. Stando agli ultimi dati disponibili, quelli di aprile 2022, l’indice dei prezzi al consumo nella città dell’elefante raggiungeva un record del più 7,3 per cento rispetto ad aprile 2021, contro una media italiana del 6. E Palermo, nella classifica dei prezzi italiani, è subito dietro con un più 7 per cento, mentre la Sicilia raggiunge il più 6,9.

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Aumento da record negli alimentari

A incidere particolarmente su Catania, è proprio l'aumento dei prodotti alimentari e delle bevande, arrivati a un più 9,6 per cento, anche questo dato record tra le città metropolitane italiane. Subito dopo, in Sicilia e in Italia, c'è Messina, con prezzi in crescita del 8,6 per cento, mentre la media siciliana segna più 8,2 per cento. Per arrivare a dati simili bisogna risalire la penisola fino a Napoli, che segna un più 8,1 per cento, poco sopra Palermo che si ferma all'8. Dati che contrastano con la media nazionale, ferma al più 6,4 per il settore alimentare, ma soprattutto con quelli delle maggiori città Italiane: a Roma l'aumento nel settore è fermo al 6,3 per cento, a Milano al 3,4. Il capoluogo lombardo, di contro, ha però il record negativo per quanto riguarda l'aumento dei prezzi per abitazione e utenze, pari al 28,1 per cento, contro il più 23,2 per cento della media siciliana. Un dato che non cambia comunque l'indice generale, con aumenti medi del 5,2 per cento, il miglior dato tra le grandi città metropolitane italiane. Di contro in Sicilia la provincia con gli aumenti inferiori, Caltanissetta, segna comunque un più 5,7 per cento.

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Messina, record negativo nel prezzo dei trasporti

Per la Sicilia i record in negativo non si fermano qui. Il costo dei trasporti è in aumento dell'11,8 per cento su base annua a Messina, del 11,6 a Trapani e del 11,2 per cento a Palermo. La media siciliana è di un più 11,1 per cento, quella italiana del 9,7 per cento. Catania è in mezzo con il 10,9 per cento. Come nel caso degli alimentari, la causa è da vedere soprattutto nella situazione internazionale, che secondo le ultime stime effettuate da Cgil Sicilia peserà complessivamente con un più dieci per cento di aumento nell'Isola nel caso di un embargo del petrolio. Conseguenze ancora più gravi per il più importante sito industriale della Sicilia, il petrolchimico di Augusta dove ha sede la maggiore azienda dell'Isola, Isab, controllata dalla russa Lukoil. Nell'area lavorano circa diecimila persone.

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Istat per maggio prevede un peggioramento

Secondo le stime preliminari, a maggio andrà ancora peggio. Scrive Istat a riguardo: "L’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale, dopo il rallentamento di aprile, si deve ai prezzi di diverse tipologie di prodotto: dei Beni energetici (la cui crescita passa da più 39,5 per cento di aprile a più 42,2) e in particolare degli Energetici non regolamentati (da più 29,8 per cento a più 32,4; la crescita dei prezzi degli Energetici regolamentati è stabile a più 64,3 per cento), dei Beni alimentari (da più 6,1 per cento a più 7,1), soprattutto dei Beni alimentari lavorati (da più 5 a più 6,8 per cento), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da più 2,4 per cento a più 4,4) e dei Servizi relativi ai trasporti (da più 5,1 per cento di aprile a più 6 di maggio 2022)".

Altroconsumo: "Cambiate le abitudini degli italiani"

L'aumento generalizzato dei prezzi, secondo una ricerca di Altroconsumo presentata ieri al Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, ha già modificato radicalmente le abitudini degli italiani. Secondo lo studio statistico effettuato tra il 26 e il 29 aprile 2022 su un campione di 1.047 consumatori di età compresa tra 25 e 79 anni, il 63 per cento degli italiani ha già cambiato abitudini nel fare la spesa. Un terzo, il 33 per cento, dichiara di acquistare maggiormente prodotti “primo prezzo”, alimenti a marchio del supermercato e in generale quelli super-scontati. Inoltre, il 29 per cento degli intervistati ha tagliato la spesa in cibo e bevande non essenziali come alcol, dolci e snack salati. Ma quella che l'associazione consumatori definisce la "cosa più preoccupante", è come un italiano su cinque "rinuncia all’acquisto di alimenti importanti come il pesce e la carne". Un italiano su tre, infine dichiara di non riuscire a far fronte alle spese mediche.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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