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Sicilia, maglia nera per qualità della vita di bambini, giovani e anziani

L'isola popola quasi sempre il fondo delle graduatorie. Pensioni basse, pochi asili e verde pubblico, disoccupazione ed emigrazione dei giovani. I risultati dell'indagine del Sole 24 Ore

La Sicilia non è una regione per anziani, ma nemmeno per bambini e giovani. È quanto emerge dall’ultimo report sulla qualità della vita realizzato dal Sole 24 ore. Delle dieci città italiane in cui chi ha superato i 65 anni vive peggio, le ultime cinque si trovano nell’isola. Sul podio, dal basso, Agrigento, Trapani e Messina. Palermo è quarta, a pari merito con Vibo Valentia, Enna è quinta. La città italiana in cui gli anziani vivono meglio è Ravenna. Le cose non migliorano spostandosi nella classifica delle città a misura di bambino, guidata da Cagliari. Bisogna andare alla 62 esima posizione (su 107 capoluoghi italiani) per trovare Ragusa, la più confortevole per i bimbi siciliani che non superano i 10 anni. Maglia nera siciliana a Catania, che si posiziona quartultima a livello nazionale. Anche per quanto riguarda i giovani i capoluoghi siciliani sono tutti nella parte bassa della classifica, dalla 54 esima alla 96 esima posizione. Trento è invece la città in cui chi ha tra i 18 e i 35 anni vive meglio.

Come vivono gli anziani

Gli indici sulla qualità della vita sono composti sulla base di numerosi indicatori, che analizzano a 360 gradi la percezione delle città da parte delle singole categorie. Per quanto riguarda gli anziani, la speranza di vivere a lungo oltre i 65 è più alta a Trapani, dove si raggiungono gli 85 anni, e si riduce progressivamente fino ad arrivare a poco più di 84 a Caltanissetta. Dal punto di vista delle pensioni, le più basse sono quelle ricevute nella provincia di Enna, poco più di mille euro al mese, mentre le più alte a Siracusa, non superano di molto i 1.300. Catania, Ragusa e Caltanissetta sono tra le città italiane in cui i pensionati spendono di più in trasporti, mentre gli stessi capoluoghi sono tra i più economici per quanto riguarda le spese di assistenza domiciliare. Enna è la città che vanta il più alto numero di geriatri nell’isola (quattro ogni diecimila abitanti) e quella dove si consumano più farmaci per malattie croniche, patologie polmonari, ipertensione, diabete, asma.

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Più bimbi, meno servizi

Per quanto riguarda i bambini, la maggior parte delle province siciliane risulta sopra la media nazionale di 1,2 figli per donna, come fotografato dall’Istat nel 2020. Palermo, Catania e Ragusa entrano nella “top ten” nazionale, con una media di 1,4 bambini. Più distanziate Trapani, Siracusa e Agrigento (1,3), mentre Caltanissetta e Messina si piazzano nella parte bassa della classifica (1,2). La provincia siciliana con il tasso di fecondità più basso è Enna, con una media di 1,1 figli per donna. Alla nascita di nuovi bambini, però, non sembrano corrispondere adeguati servizi. Sul piano degli asili, per esempio, bisogna andare alla 90 esima posizione nazionale per trovare Messina, che conta 13,6 posti disponibili ogni cento bambini. Fanno peggio Agrigento (11 posti) Siracusa (dieci), Enna (9,6), Trapani (7,6), Ragusa (6,9), Catania (6,5) e Palermo (6,5). In fondo alla classifica nazionale Caltanissetta, la provincia italiana con meno posti negli asili nido in assoluto, appena 5,2 ogni cento bambini.

Città poco verdi

Gli asili siciliani sono pochi ma non costano meno. I più cari sono quelli di Catania, dove la retta vale il 16 per cento del reddito medio nella provincia. I meno onerosi sono quelli di Ragusa, che costano meno del dieci per cento del reddito medio. Tra i parametri per giudicare le città a misura di bambino anche i metri quadri di verde disponibili. Ad Agrigento sono quasi 4.600, a Ragusa 4.300, a Catania poco più di mille. Le altre province si trovano nella parte inferiore della classifica: Caltanissetta (830 mq di verde per bimbo), Siracusa (450), Enna (203), Messina (189), Trapani (172). Palermo è la città con meno verde pubblico in assoluto in Italia, con appena 18,6 metri quadrati per bambino. Infine, il report dà conto dei delitti su minori denunciati per ciascun capoluogo. A Catania sono 2,5 ogni diecimila minori, numero più alto nell’isola, e tra i più alti a livello nazionale. La provincia con meno abusi segnalati è Messina, con 0,5 reati ogni diecimila minori.

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Troppi giovani senza lavoro

Anche per quanto riguarda i giovani, il Mezzogiorno e in particolare la Sicilia non brillano per la qualità della vita che riescono a offrire. Lo dimostrano i dati sulla disoccupazione giovanile, con ben cinque capoluoghi siciliani nelle prime dieci posizioni nazionali. Agrigento, con oltre il 51 per cento di giovani tra i 19 e i 25 senza lavoro, è seconda in Italia. Seguono Siracusa (50 per cento), Messina (48 per cento), Enna (46 per cento) e Trapani (40,5 per cento). Fuori dalla “top ten”, ma comunque nella parte alta della classifica, Palermo (38 per cento), Catania (36 per cento), Ragusa (32 per cento) e Caltanissetta (24 per cento). La Sicilia dà buoni segnali sul fronte dell’imprenditorialità giovanile, vale a dire delle imprese fondate da under 35, con Enna, Agrigento e Palermo nelle prime dieci posizioni nazionali, e Catania, Messina, Ragusa e Caltanissetta entro le prime venti.

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Tante cancellazioni all’anagrafe

Malgrado ciò, la tendenza a lasciare l’isola resta molto alta. Caltanissetta è la seconda provincia a livello nazionale per giovani cancellati dai registri anagrafici, seguita a breve distanza da Enna, Palermo e Agrigento. Le nuove iscrizioni non riescono a compensare, andando così verso uno spopolamento delle aree. Più distanti, ma sempre con tasso negativo, Siracusa, Catania, Trapani e Messina. Per trovare il segno più nel saldo tra cancellazioni e nuove iscrizioni ai registri anagrafici bisogna andare a Ragusa, che si classifica al 46 esimo posto nazionale. Dati che secondo il Sole 24 Ore dimostrano “il ritardo generale del Mezzogiorno, che nelle tre graduatorie popola quasi sempre il fondo delle graduatorie”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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