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Sicilia, oltre il 60% delle PA è fuorilegge. Le aziende ne pagano i ritardi

Confartigianato nazionale rilancia l'allarme della Sicilia. Tempi troppo lunghi e il debito lievita. Nel 2020 si attesta a 58 miliardi. La situazione peggiore al Sud

La maggioranza delle pubbliche amministrazoni non salda i propri debiti nei confronti delle aziende nei tempi previsti dalla legge, ovvero in 30 giorni. Al Sud la situazione più nera. Altro che 30 gorni, qui molti superano anche i 60 giorni. La Calabria è in testa. Anche la Sicilia però, seconda tra i peggiori, non fa bella figura. Se al Sud il 44 per cento delle pubbliche amministrazioni paga oltre i 60 giorni, in Sicilia segue questo andazzo negativo il 60.4 per cento. I dati sono messi nero su bianco in un rapporto dell’Ufficio studi di Confartigianato. Una situazione drammamtica per le aziende. Non solo è atavica è anche peggiorata nel 2020. “I debiti commerciali della Pa verso i fornitori privati nel 2020 sono lievitati complessivamente a 58 miliardi, con un aumento di 4 miliardi rispetto al 2019”, scrivono da Confartigianato.

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Comuni non riescono a fare quadrare i conti

La situazione per le aziende che emerge dal report di Confartigianato è pesante. Sono loro infatti che pagano i ritardi di altri, delle pubbliche amministrazioni. Rappresentano lo Stato e dovrebbero essere tra le prime a rispettare la legge, ma i ritardi nel pagare i proprio fornitori sono da anni una costante, purtroppo. Tante le difficoltà che le pubbliche amministrazioni devono fronteggiare e non sembra essere un caso che molti dei fuorilegge sono al Sud. Qui infatti sono tantissimi i Comuni che non riescono a fare quadrare i conti. Tanti sono i pre dissesto o in dissesto e rispettare le scadenze è una lotta persa in partenza. Basti pensare che ancora oggi sono centinaia i Comuni che non hanno chiuso il bilancio di previsione entro luglio, seconda scadenza dopo la proproga del governo.

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Messina la provincia peggiore

Un allarme lanciato qualche tempo fa anche da Confartigianato Sicilia secondo cui nei primi tre trimestri del 2020, su due miliardi di fatture emesse, i Comuni hanno pagato circa 1,3 miliardi, il 66 per cento del totale. La media dei pagamenti è a 47 giorni, ben oltre il limite dei 30 fissato dalla norma. A pagare nei termini previsti sono solo 44 Comuni su 389, poco più dell’11 per cento. Il migliore è il palermitano Pollina con appena 14 giorni di attesa, poi ci sono Montemaggiore, sempre nella provincia di Palermo, (17), Ragusa città (18) e San Biagio Platani, nell’agrigentino (19). Alì Terme nella provincia di Messina (21) è subito seguito dalla città dello Stretto (22). Il comune che paga più in ritado in assoluto, 177 giornri, è Mascali, nella provincia di Catania. Trapani e Caltanissetta sono le provine più rispettose dei tempi mentre Messina, nonostante il buon andamento del capoluogo, è la peggiore seguita da Siracusa, Catania e Ragusa. Dall’Anci, l’associazione dei Comuni italiani si dà la colpa al federalismo fiscale che avrebbe portato a ulteriorri disparità tra i territori. Per cambiare rotta si auspica di rimettere mano ai rapporti finanziari tra Stato, Regioni ed Enti locali.

La Soluzione di Confartigianato

Intanto però le aziende, soprattutto i piccoli imprenditori, sono quelli che vengono più penalizzate da questa situazione e “sono costretti a rivolgersi alle banche per ottenere la liquidità necessaria a mandare avanti l’azienda”, afferma il presidente di Confartigianato Marco Granelli. “Una situazione finita nel mirino della Commissione europea che ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della legge del 2013 che impone pagamenti a 30 giorni”, aggiunge. Secondo l’associazione degli artigiani c’è n’unica soluzione: “applicare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti degli imprenditori verso la pubblica amministrazione”.

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Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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