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Sicilia, sole, mare e amianto: “Bonificati soltanto 31 siti su migliaia contaminati”

L'isola conta "200 morti l'anno da 30 anni" a causa di patologie asbesto correlate, eppure la mappatura è ferma ad aprile 2020 e anche le bonifiche languono. Intanto per i lavoratori non è facile avere giustizia. Parla il presidente dell'Osservatorio nazionale amianto Ezio Bonanni

Terra di sole, di mare ma anche d’amianto. In Sicilia sono migliaia i siti contaminati, tra complessi industriali, edifici pubblici e privati e altri luoghi. Di essi, ad aprile 2020, soltanto 31 risultano bonificati. Per chi ha avuto conseguenze sulla salute, inoltre, è ancora difficile avere giustizia. “Da questo punto di vista la Sicilia è una terra martire”, spiega a FocuSicilia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. L’associazione monitora la situazione in tutto il Paese, e segue anche diverse cause penali e civili intentate nell’isola da lavoratori che soffrono le conseguenze dell’esposizione all’asbesto. L’ultima in ordine di tempo riguarda 21 ex dipendenti della Ma.te.si. Spa di Termini Imerese, che hanno ottenuto il risarcimento contributivo dall’Inps, con rivalutazione della pensione. Un esito non scontato. Bonanni cita il caso dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane di Siracusa, ancora in attesa di giustizia. “Il nostro coordinatore regionale, Calogero Vicario, ha fatto anche uno sciopero della fame, concluso quando siamo stati ricevuti dal ministro del Lavoro Andrea Orlando per parlare del caso”, spiega Bonanni.

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La situazione amianto in Sicilia

Per censire i siti contaminati nell’Isola e nel resto del Paese, l’Ona ha lanciato un’apposita applicazione, che permette ai cittadini di segnalare la presenza di amianto. I numeri per la Sicilia sono inquietanti. “Abbiamo censito 471 siti industriali, 615 edifici pubblici e 9.378 edifici privati, e 1.203 altri siti contaminati”, dice Bonanni. Dati preoccupanti, che comunque rappresentano “una sottostima rispetto alla reale portata dell’uso dell’amianto in Sicilia”. Sul fronte delle bonifiche, secondo il presidente dell’Osservatorio, l’amministrazione regionale è indietro. “La mappatura è ancora in corso, attualmente risultano 31 siti bonificati”. Dati alla mano, meno del sette per cento dei siti industriali, che sono solo una minima parte delle segnalazioni complessive. Ad agosto 2021 il presidente della Regione Nello Musumeci ha annunciato la redazione di un nuovo Piano di gestione, precisando tuttavia che spetta ai Comuni “realizzare o implementare i propri Piani comunali per arrivare prima possibile al censimento, alla mappatura completa”. Un passo avanti apprezzabile, secondo l’Ona. “Musumeci è una persona degnissima che ha fatto per la nostra causa molto più del suo predecessore Rosario Crocetta”. 

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Legge nazionale disattesa

Tornando alle mappe, come sottolineato dall’Osservatorio nazionale amianto le più aggiornate risalgono ad aprile 2020, ormai due anni fa. La Sicilia non è la sola regione in ritardo sul tema dell’asbesto. Secondo un questionario proposto da Legambiente nel 2018, solo 15 regioni su 21 hanno effettuato il censimento. Ad averlo completato, riassume l’Ona, “sono Campania, Emilia Romagna, Marche, solo per edifici pubblici e imprese, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta”. Il monitoraggio è ancora parziale in Sicilia, ma anche “Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Veneto e la Provincia Autonoma di Bolzano hanno dichiarato di non averlo completato”. Ciò malgrado una legge nazionale del 2003 obblighi gli enti locali “a coordinarsi con il Ministero dell’Ambiente [oggi ministero della Transizione ecologica, ndr] per la ‘Mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale’, con l’indicazione del numero, dell’ubicazione, e del livello di rischio delle strutture”. Cosa che la Sicilia e molte altre regioni sono lontane dall’aver fatto.

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I numeri delle malattie nell’isola

A fare dell’isola una “terra martire” sono anche i dati delle patologie legate all’amianto. A elencarli è l’Inail, Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro, in un apposito registro nazionale che però non viene aggiornato da tempo. “L’ultimo rapporto, uscito nel 2018, conta numeri importanti”, osserva l’avvocato. “Si parla di 1.453 casi di morte tra il 1993 e il 2015 in Sicilia, a fronte di un totale nazionale di oltre 27 mila”. Di questi, precisa il presidente dell’Ona, “sono considerati certamente collegati all’amianto il 79 per cento, probabili il cinque e possibili il 16 per cento”. Tra le aree più pericolose del territorio ragionale ci sono “Priolo, Melilli, Siracusa, Augusta, la Valle del Mela ma anche i cantieri navali di Palermo e il cosiddetto ‘triangolo della morte’ con Gela, Siracusa e Ragusa”. Molti luoghi siciliani sono contaminati dall’asbesto, insomma, alcuni anche a vocazione turistica. Malgrado ciò, precisa Bonanni, il fenomeno è “fortemente sottovalutato”. Da questo punto di vista “è servita a poco l’approvazione della legge regionale 10/2014, promossa dall’attuale sindaco di Priolo Gargallo Pippo Gianni, membro del nostro comitato tecnico scientifico”, con cui la Regione si proponeva “di affrontare in modo organico e incisivo il rischio derivante dalla presenza di amianto sul territorio”.

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“200 morti l’anno per 30 anni”

Otto anni dopo l’approvazione di quella legge, l’obiettivo sembra tutt’altro che raggiunto. I dati ufficiali sulle malattie, inoltre, rischiano di essere sottostimati. Secondo le proiezioni dell’Ona, soltanto per quanto riguarda i mesoteliomi – tumori piuttosto rari che possono essere indotti dall’esposizione al materiale – si parla di circa 1.850 casi, visto che ai 1.453 di cui dà conto l’Inail “vanno sommati ulteriori 400 casi segnalati negli ultimi anni”. Considerando una mortalità del 93 per cento nei primi cinque anni, prosegue l’associazione, “si calcola un totale di circa 1.720 decessi, cui se ne aggiungono circa 3.500 per tumore del polmone e ulteriori mille per le altre malattie asbesto correlate”. Un computo che dà un totale “drammatico” di oltre 6.200 morti, scrive l’Osservatorio nazionale amianto. “In circa 30 anni sono stati registrati, in media, 200 decessi ogni anno, per malattie asbesto correlate”. Tra questi, molti lavoratori che hanno dovuto combattere lunghe battaglie legali per vedere riconosciuti i propri diritti, come avvenuto recentemente per Termini Imerese. Ma la storia della lotta al “materiale killer” in Sicilia conta anche casi meno fortunati, sottolinea il presidente dell’Ona.

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Il caso dei lavoratori siracusani

Bonanni racconta il caso dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane, in provincia di Siracusa, “che avevano ottenuto, in via amministrativa, l’accredito delle maggiorazioni amianto, e in molti casi anche il prepensionamento”. Benefici riconosciuti dai giudici aretusei nel 2018, grazie ai quali i dipendenti, anche quelli non collocati in pensione, avrebbero ottenuto un prepensionamento. Peccato che il giudizio sia stato ribaltato in secondo grado nel 2020, dice il presidente dell’Ona. “La Corte di Appello di Catania, adita dall’Avvocatura INPS, ha emesso una sentenza con la quale ha annullato la sentenza del Tribunale di Siracusa e rigettato le domande di accredito dei benefici amianto”. Per vedere riconosciuti questi benefici, dunque, bisognerà aspettare ancora un grado di giudizio, con tutto ciò che ne consegue per i lavoratori e per le loro famiglie. L’Osservatorio nazionale amianto, assicura il presidente, sarà al loro fianco. “Noi andremo avanti, anche con altre forme di mobilitazione, e proseguiremo l’azione legale in tutto il territorio siciliano”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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