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Siti inquinati, in Sicilia sette su dieci restano ad aspettare la bonifica

In Italia oltre 33 mila siti: il 45 per cento aspetta la bonifica. Nell'Isola il 73 per cento. I procedimenti si fermano spesso alla notifica, mentre tardano le verifiche sulle concentrazioni di inquinanti. Due i principali strumenti per finanziare gli interventi, ci sono anche 500 milioni dal Pnrr

Si scopre un nuovo divario della Sicilia col resto d’Italia: riguarda la capacità di mettere in sicurezza e bonificare velocemente le aree inquinate. In Italia, su oltre 33 mila siti, 16 mila aspettano di essere ripuliti: il 45 per cento. Nell’Isola ce ne sono 1.171, il cinque per cento del Paese e 856 sono ancora da bonificare: il 73 per cento. Sono i dati presentati da Fabio Pascarella, responsabile siti contaminati di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) durante gli “Stati generali per la rigenerazione dei territori” di Gela. L’unità guidata da Pascarella impegna 20 persone con compiti istituzionali di supporto al ministero dell’Ambiente per due grandi categorie di aree inquinate. I primi sono i Siti di interesse nazionale, i ben noti Sin, aree ad elevata contaminazione di sostanze organiche e inorganiche. Sono 42 in Italia e quattro in Sicilia: tre riferibili agli ex petrolchimici di Gela, Priolo, Milazzo e il sito di Biancavilla inquinato dalla fluoroedenite. Tutti gli altri, una miriade, sono i cosiddetti “siti orfani”: si tratta di quei luoghi inquinati che, semplificando, possono essere considerati “terre di nessuno”, dove non è possibile individuare il responsabile dell’inquinamento e che vengono presi in carico dal ministero dell’Ambiente, sulla base di specifici accordi sottoscritti con le Regioni e attuati in collaborazione con l’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).

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In Sicilia ci si ferma alla prima fase

Il rapporto tra le procedure aperte e le bonifiche completate in Sicilia non è rassicurante, perché solo nel 27 per cento dei casi si è arrivati alla conclusione dell’iter. Per il resto ci si ferma alla notifica, la prima fase in cui l’Arpa individua il sito. “Bisogna sforzarsi per spingere il procedimento – esorta Pascarella – che parte certamente dalla notifica, ma poi deve seguire qualcosa”. Dopo la notifica infatti si dovrebbe procedere con la caratterizzazione, cioè l’indagine del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee per verificare l’eventuale concentrazione di sostanze inquinanti. A seguire l’analisi del rischio, la messa in sicurezza, la bonifica. “A volte basta fare un’indagine preliminare – spiega l’esperto dell’Ispra – per uscire dalla procedura. Per esempio se un bidone è stato rovesciato in un tombino e si verifica che è pulito, il sito può tornare ad essere non contaminato. Più procedimenti vanno avanti e più c’è possibilità di concludere per tempo. Dal 2016 il numero delle attività ha subito una forte ripresa, ma in Sicilia è come se ci si fermasse alla fase di notifica. È necessaria una spinta con l’implementazione degli uffici regionali”.

Fonte: Ispra, siti contaminati

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Sette interventi da 66 milioni di euro

Per quanto riguarda i siti regionali, una nuova piattaforma informatica di Ispra, Mosaico, li raccoglie tutti. “Uno dei segnali del database – evidenzia Pascarella – è che i due terzi dei procedimenti in Italia si sono conclusi senza necessità di intervento, con indagini preliminari, mentre solo nel 33 per cento è stata necessaria la bonifica”. Due i grandi canali di finanziamento per le bonifiche: i 106 milioni di euro del “Programma nazionale di finanziamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei sito orfani” (Dm 269/2020) e i 500 milioni di euro del Pnrr (misura M2C4, investimento 3.4), destinati alla riqualificazione di almeno il 70 per cento della superficie, con obiettivi di risanamento urbano da raggiungere entro il primo trimestre del 2026. Il primo strumento ha già finanziato gli interventi nella discarica dismessa di Marabusca, a Gela, quasi quattro ettari, per 13,5 milioni di euro. Altri sette interventi sono oggetto di finanziamenti: a Siracusa (ex Sbi), a Gela (Rno Biviere) e cinque discariche dismesse tra Palermo, Siracusa e Messina.

Fonte: Ispra, siti contaminati

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Bonifica dei Sin: Milazzo è al 30 per cento

Per quanto riguarda i Sin, il team di Ispra, in rete con l’Arpa, ha formulato finora numerose relazioni tecniche da portare in conferenza di servizi per la bonifica: dal 2014 al 2022, su circa duemila pareri in Italia, 132 riguardano Gela, altrettanti Priolo, 20 Milazzo e 11 Biancavilla. Solo nel 2022, sulle 223 relazioni elaborate in tutta Italia, 23 riguardano Gela, 17 Priolo, quattro Milazzo e una Biancavilla. Nei quattro Sin siciliani, secondo l’ultimo aggiornamento che risale a giugno 2022, le bonifiche dei terreni sono in stato avanzato a Milazzo (549 ettari, 30 per cento di terreni e 80 per cento di falda con procedimento concluso, 95 per cento con progetti), Priolo (oltre 5.800 ettari, 17 per cento bonifiche terreni e 51 per cento falda, 72 per cento aree con progetti), mentre a Biancavilla (330 ettari) ci sono i progetti completi ma non ancora le bonifiche (risultano all’uno per cento) e a Gela i progetti coprono finora il 31 per cento dei 795 ettari perimetrati e il 53 per cento della falda.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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