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Mandorla siciliana: quasi sparita dai supermercati italiani, amata all’estero

Più buona, più salutare, più sostenibile. Secondo i produttori sono molti i pregi della mandorla siciliana, che tuttavia è diventata quasi impossibile da trovare nella grande distribuzione, dominata dalla "cugina" californiana. I produttori costretti a vendere in Francia

Molto richiesta all’estero, trascurata in patria. È la situazione della frutta secca siciliana, soprattutto della mandorla, “quasi impossibile da trovare sugli scaffali della grande distribuzione italiana, mentre in Paesi come Francia e Svizzera va per la maggiore”. A spiegare a FocuSicilia le contraddizioni del comparto è Ignazio Vassallo, agronomo e responsabile del Coordinamento nazionale della frutta in guscio. “Oggi circa il 40 per cento del nostro fatturato si realizza all’estero, mentre la parte che vendiamo in Italia spesso viene svenduta a prezzo di costo, o addirittura inferiore”, spiega Vassallo. Alla base di tutto c’è una questione di concorrenza. “Il mercato occidentale è invaso da frutta secca di provenienza americana, soprattutto mandorle della California prodotte in modo intensivo e vendute intorno ai quattro euro al chilo”. Quelle siciliane, invece, “vengono prodotte quasi esclusivamente in agricoltura biologica e costano circa 5,5 euro al chilo”.

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I numeri della mandorla siciliana

Una differenza di un euro e mezzo, decisiva per il consumatore italiano. “Da noi si comprano prodotti di bassa qualità, mentre all’estero sono più attenti alla salubrità e alla sostenibilità”, dice Vassallo, che è anche un coltivatore di mandorle. Proprio la mandorla rappresenta la fetta maggiore della frutta a guscio siciliana. L’agronomo fornisce alcune stime. “La superficie coltivata è di circa 47 mila ettari. I produttori sono circa 11 mila e coltivano circa quattro ettari ciascuno”. La resa delle coltivazioni, senza ricorrere a produzione intensiva, è piuttosto contenuta. “Si producono circa 15 quintali per ettaro, ma va considerato che il nostro frutto ha uno scarto di circa il 70 per cento, mentre le mandorle americane scendono sotto il 50 per cento”. Il prezzo di vendita al produttore, prosegue l’esperto, è molto basso. “Siamo intorno a un euro e mezzo al chilo, che significa 150 euro al quintale”. Moltiplicando questa cifra per una produzione media annua di 750 mila quintali, si arriva a un valore del comparto di circa 115 milioni di euro all’anno.

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Produttori costretti a vendere sottocosto

Considerando la trasformazione, il confezionamento e il trasporto, si arriva al prezzo citato di cinque euro e mezzo. Per Vassallo ridurlo ulteriormente non è possibile, “perché già così si riesce a malapena a coprire i costi di produzione”. Con i rincari degli ultimi mesi, ricorda l’esperto, “molti produttori sono costretti a lasciare le mandorle sulle piante”. Se non venduta attraverso la grande distribuzione, infatti, la mandorla viene smaltita sottoprezzo “soprattutto al mercato della pasticceria, che unisce la mandorla siciliana a quella estera per dare più sapore ai dolci”. Il prodotto proveniente da oltreoceano, infatti, “non può competere per gusto e per consistenza con quello siciliano”. Malgrado ciò, chi acquista attraverso la grande distribuzione “continua a preferire le mandorle americane, soltanto per poter risparmiare pochi euro”. Anche in Italia, precisa Vassallo, c’è chi non si accontenta di surrogati, “ma si tratta di persone che comprano soprattutto in botteghe specializzate”.

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Tre milioni di finanziamento dal Governo

Per il responsabile del Coordinamento nazionale della frutta in guscio si tratta di “una questione di educazione alimentare”. Per questo l’associazione ha chiesto al Governo un intervento economico, per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un consumo consapevole di frutta secca. “Bisogna far capire che i prodotti siciliani sono più sani, oltre che più buoni, e che vale la pena di spendere un euro in più per avere una qualità maggiore”, dice Vassallo. Già nella legge di Bilancio 2022 l’Esecutivo aveva stanziato circa tre milioni di euro per sostenere il comparto. Risorse che il Coordinamento ha chiesto di utilizzare “con una regia e una strategia unitaria”, evitando che “vadano dispersi a pioggia” ma soprattutto “le lungaggini già registrate per la ripartizione di fondi del 2021, tenendo conto della grave crisi che la pandemia da Covid-19 ha prodotto anche in questo settore”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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