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Spiagge, la Regione concede tempi più lunghi per “occuparle”, Roma dice no

Il governo impugna tre norme varate dalla giunta Musumeci sul demanio marittimo. In discussione le proroghe delle domande per le concessioni, ma anche le definizioni dei contenziosi pregressi. Le preoccupazioni di Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia

C’è anche il demanio marittimo nella guerra di carte bollate in corso tra Roma e Palermo. Il governo Draghi ha deciso di impugnare diverse leggi varate dalla Regione siciliana, tre delle quali relative al settore balneare. Due di esse riguardano la proroga dei termini per le domande di concessione, la terza la definizione di eventuali contenziosi tra aziende ed ente concedente. Tutte e tre le norme, secondo Roma, “eccedono dalle competenze attribuite alla Regione siciliana dallo Statuto speciale di autonomia”. Una mossa, quella del governo, che preoccupa i balneari siciliani. “Siamo in contatto con l’assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro. Sta ancora valutando, ma è probabile che deciderà di opporsi all’impugnativa”, dice a FocuSicilia Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia. Per Ragusa il governo Musumeci “si è schierato dalla parte della categoria”, mentre l’impugnativa di Palazzo Chigi “è poco comprensibile, a meno di non voler affossare definitivamente il nostro settore”.

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La questione delle proroghe

La prima a essere impugnata, nel Consiglio di ministri del 23 settembre, è stata la legge regionale 17/2021, con la quale venivano prorogati i termini per presentare le domande di concessione al 30 luglio. Un sorpasso rispetto alla norma nazionale, che fissava la scadenza al 30 aprile. La seconda impugnativa, nel Consiglio dei ministri del 29 settembre, riguarda la legge regionale numero 22/2021, che prorogava ulteriormente la scadenza delle domande al 31 agosto. Decisioni tutt’altro che secondarie, visto che in forza della legge nazionale 145/2018 il beneficio è esteso al 2033. Oltre dieci anni di durata, in attesa di stabilire le regole per la messa a bando delle concessioni, come chiesto dall’Unione europea. “La Regione è semplicemente intervenuta sull’applicazione di una norma nazionale”, spiega Ragusa. “Non capisco le ragioni di questa impugnativa, a meno che non si tratti di un attacco alla legge stessa, la cui legittimità è stata confermata più volte”.

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Le altre contestazioni alla norma

Il governo Draghi non contesta soltanto la proroga della scadenza delle concessioni. L’articolo due della legge regionale 17/2021 fa riferimento anche “all’allungamento dei corridoi di lancio”. Si tratta della porzione di mare dedicata all’allontanamento e al rientro in sicurezza dei mezzi nautici negli stabilimenti balneari, con la possibilità di incrementare il limite di mille metri quadri di specchio d’acqua attualmente previsti. “Quest’area è delimitata da boe e vietata alla balneazione, ma è comunque soggetta al pagamento di un canone demaniale”, sottolinea il presidente dei balneari siciliani. Inoltre, all’articolo tre, si prevede che le prescrizioni del Piano di utilizzo del demanio marittimo possano essere derogate per le concessioni già attive al momento dell’emanazione della legge. Disposizioni che secondo il governo nazionale “si pongono in contrasto con le norme di grande riforma economico sociale costituite dal Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

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La questione del contenzioso

La terza legge regionale ad essere impugnata, nel Consiglio dei ministri del 29 settembre, è la numero 21/2021. La norma richiama il Decreto legge 104/2020 (meglio noto come “Decreto Agosto”) nel quale il governo Conte, “al fine di ridurre il contenzioso relativo alle concessioni demaniali marittime”, disponeva una definizione dei rapporti attraverso il pagamento di una somma pari al 30 per cento del dovuto in un’unica soluzione, o del 60 per cento con una rateizzazione di sei anni. Qui, spiega Ragusa, bisogna fare un passo indietro. “Molti di questi contenziosi nascono dalla vecchia normativa sui cosiddetti ‘pertinenziali’, che costringeva gli imprenditori a pagare non solo la concessione, ma anche le strutture – le pertinenze – costruite sulla porzione di spiaggia assegnata”. Una sorta di doppio canone, prosegue il presidente dei balneari, successivamente abolito perché iniquo. “I contenziosi sorti nel frattempo, però, sono rimasti. Norme come questa hanno lo scopo di chiudere le partite aperte”.

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Un problema di scadenze

Uno scopo, quello della legge nazionale, recepito anche dalla Regione, che però, ancora una volta, stabilisce una tempistica di applicazione diversa. Il decreto Agosto, infatti, fissava al 15 dicembre 2020 il termine per la presentazione delle domande di definizione, e al 30 settembre 2021 il versamento dell’intero importo o il pagamento della prima rata. Termini che la Regione siciliana ha differito rispettivamente al 31 agosto e al 31 ottobre 2021. Per Ragusa ciò non toglie che la norma sia necessaria. “Non possono essere gli imprenditori a fare le spese di questa situazione”. “Se la norma sui pertinenziali è stata bocciata, è giusto salvare le aziende che ne hanno ricevuto danno”. Non una sanatoria, precisa Ragusa, “ma una seconda opportunità per ripartire, pagando ciò che è giusto”.

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Nel 2021 ritorno (quasi) alla normalità

Il presidente dei balneari commenta anche le performance del settore nell’estate 2021. “La situazione non è omogenea in tutta l’isola, ma in generale i numeri si sono avvicinati ai livelli pre-Covid”, spiega. Le località turistiche “hanno beneficiato del ritorno dei visitatori”, mentre la situazione è stata più difficile “per le attività che lavorano soprattutto con la clientela locale”. Ancora presto per lasciarsi la crisi alle spalle, insomma, ma la strada imboccata sembra quella giusta. A pesare in negativo, aggiunge Ragusa, sono stati anche gli aumenti dei prezzi dei materiali di costruzione. Incrementi che l’associazione Ance ha stimato del 150 per cento per l’acciaio, del 110 per cento per i polietileni e del 54 per cento per il petrolio. Anche i costi dei servizi sono aumentati. “Questa impennata si sarebbe dovuta accompagnare a un innalzamento dei prezzi da parte nostra, che però non c’è stato”, spiega il presidente. “Così le imprese balneari hanno registrato delle perdite”.

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L’incertezza dei colori

C’è anche da considerare la situazione delle restrizioni sanitarie. “Passare così repentinamente da zona bianca a gialla, poi ad arancione o addirittura a rossa danneggia profondamente il nostro settore”, attacca Ragusa. Decisioni “altalenanti”, quelle del governo, a cui non sono corrisposte “adeguate politiche di sviluppo”. Le speranze, adesso, sono rivolte alla prossima stagione. “Per allora speriamo di esserci lasciati il Covid alle spalle e di essere messi in condizione di poter fare impresa liberamente”. Con le regole sanitarie, ricorda il presidente dei balneari di Confcommercio, le aziende hanno avuto le mani legate su molti fronti, in particolare su animazione e socialità. “Fattori indispensabili per gli stabilimenti, che sono risultati meno attrattivi, in particolare per la clientela locale”. L’obiettivo è riuscire a dispiegare l’offerta in tutta la sua varietà. “Speriamo di tornare a divertire e rilassare i nostri ospiti”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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