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Startup, lieve crescita in Sicilia: più 3,2%. “Serve un grande incubatore”

L'Isola è ottava in Italia per imprese innovative: sono 689, contro le 667 del 2021, con solo Catania e Palermo nella top 20 nazionale. "Siamo lontani da altre realtà, ma qui il sostegno è stato solo di privati e delle Università". A mancare, secondo l'economista Rosario Faraci, le scelte politiche

Nella classifica delle startup di Infocamere, la Sicilia resta all’ottavo posto in Italia per numero di startup innovative: al 1 luglio ne conta 689, mentre alla fine del 2021 erano 667, con un aumento quindi del 3,2 per cento. Catania e Palermo sono le uniche due province a restare tra le prime 20 d’Italia per startup: la città etnea al 13° posto con 213 imprese (in crescita: a fine 2021 ne aveva 202), il capoluogo al 15° posto con 203 imprese (a fine 2021 ne aveva 200). Sono i principali dati statistici che emergono dall’ultimo report sulle startup innovative elaborato da Unioncamere e aggiornato al secondo semestre 2022. La distanza della Sicilia resta ancora notevole rispetto a Lombardia, Lazio o persino Campania, le prime tre regioni italiane che registrano una ben più ampia diffusione di questa tipologia di società di capitali, caratterizzate dall’innovazione e da un alto contenuto tecnologico nella produzione di beni o servizi. Catania resiste ma a distanza da altri centri come Milano, Roma, Napoli, Torino e Bari, ma incide solamente per l’1,46 per cento. Nelle ultime 20 province troviamo invece Enna (97° posto) ed Agrigento (98° posto).

Fonte: Report sulle startup innovative – Unioncamere – Secondo semestre 2022

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Il capitale sociale delle startup vale oltre un miliardo

La sezione speciale del Registro delle Imprese annovera 14.621 startup italiane, che sono aumentate di 259 unità rispetto al trimestre precedente (+1,8 per cento). “Il capitale sociale sottoscritto complessivamente dalle startup risulta in contrazione rispetto all’ultimo trimestre (-24,1 milioni di euro, -2,3 per cento in termini percentuali) attestandosi ora a quota 1.010.987.319 euro, per un capitale medio pari a 69.146 euro a impresa”, si legge nel report, mentre per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, il 76 per cento delle startup innovative fornisce servizi alle imprese. In particolare, produzione di software e consulenza informatica, ricerca e sviluppo, attività dei servizi d’informazione, manufatturiero e commercio, con una piccola quota in agricoltura, turismo e trasporti. Le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 2.544, il 17,4 per cento del totale. La Lombardia rimane la regione in cui è localizzato il maggior numero di startup innovative: 3.904, pari al 26,7 per cento del totale nazionale. Seguono il Lazio con 1.774 startup, il 12,1 per cento del totale, la Campania con 1.350 startup, il 9,2 per cento del totale, il Veneto con 1.096 startup, il 7,5 per cento del totale nazionale.

Prime 20 regioni italiane per startup. Fonte: Report sulle startup innovative – Unioncamere – Secondo semestre 2022

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Produzione e attivo in diminuzione

Secondo i principali indicatori economici e finanziari (dati di bilancio però del 2020, gli ultimi disponibili, che coprono più della metà delle startup), il valore della produzione medio è poco sopra i 164 mila euro, dato in diminuzione rispetto al trimestre precedente (circa 14 mila euro in meno). L’attivo medio è pari a poco più di 389 mila euro per startup innovativa, dato in contrazione rispetto alla precedente rilevazione. La produzione complessiva ammonta a 1,3 miliardi di euro, un dato inferiore di 160 milioni di euro rispetto a quello registrato al termine del trimestre precedente. Un trend in calo, già emerso da un altro report, stavolta di carattere mondiale, diffuso a fine giugno da Startupblink, “Startup Ecosystem index 2022”: l’Italia al confronto internazionale perdeva due posizioni rispetto al 2021, ritrovandosi al 31° posto nel mondo e al 15° posto (una posizione in meno) nella macroregione Europa Ovest. Catania appariva all’ultimo posto tra le prime dieci città italiane.

Fonte: Report sulle startup innovative – Unioncamere – Secondo semestre 2022

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Faraci: “Un grande incubatore per essere competitivi”

“Palermo e Catania si confermano due ecosistemi interessanti per numero e tipologie di start up”, analizza l’economista Rosario Faraci, tra i più profondi conoscitori del settore in Italia. “È vero – afferma – siamo ancora molto lontani dalle performance di altri ecosistemi territoriali, come ad esempio la Lombardia. Tuttavia, bisogna pur riconoscere che il mondo delle startup in Sicilia lo hanno sostenuto fino ad ora i privati e le Università, mentre il sostegno della Regione è stato fin qui molto tiepido e l’apporto abbastanza sfilacciato”. Una dimostrazione si questo rapporto ancora poco maturo con il mondo dell’innovazione è secondo il docente dell’Università di Catania “il fatto che, nell’attuale campagna elettorale, nessuno dei candidati a governatore, figuriamoci poi fra gli aspiranti parlamentari, ha idee ben chiare su come si possa incentivare realmente la nuova imprenditorialità innovativa nella nostra isola”. Ma in un mondo dove vige il motto “mal comune mezzo gaudio, ovvero la stessa carenza politica si registra a livello nazionale”, per risultare competitivi “basterebbe, ad esempio, dar vita ad un grandissimo incubatore pubblico regionale per i team imprenditoriali e sicuramente si registrerebbe in poco tempo un’accelerazione sul fronte della quantità e della qualità di nuove start up innovative”, propone Rosario Faraci.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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