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Stipendi: dal 2008 sono sempre più bassi. E aumenta il divario Nord-Sud

Il precariato diffuso, la crisi pandemica e ora quella energetica, con un conseguente aumento dei prezzi al consumo, rischiano di aggravare ulteriormente la situazione dei cosiddetti working poor, un quinto del totale in Sicilia e nel Mezzogiorno. E sono soprattutto donne

Per ogni euro guadagnato da un dipendente privato della Lombardia, un siciliano con stessi ruoli e mansioni riceve 65 centesimi. Ovvero, 22 mila euro annui contro gli appena 15 mila del lavoratore del Sud. Questo è solo uno degli esempi delle differenze retributive esistenti tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord d’Italia, dove in media, considerando tutte le mansioni e le tipologie contrattuali, un lavoratore guadagna il 75,9 per cento di un suo omologo residente nel resto d’Italia. Con i soli dipendenti pubblici allineati nelle retribuzioni.

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Un quinto dei lavoratori del Sud è povero

A sottolineare questo ulteriore divario è Svimez, nella sua ultima indagine intitolata “Donne, giovani e Sud: il lavoro povero e precario aggrava la questione salariale”. E in un un periodo storico che vede oltre alle conseguenze dei due anni di pandemia anche i rincari dei prezzi al consumo legati all’attacco della Russia all’Ucraina, con i noti aumenti dei costi energetici e delle materie prime, arrivando secondo le ultime rilevazioni Istat a una inflazione superiore al sei per cento. E l’aumento dei prezzi con il divario nelle retribuzioni rischiano di creare al Sud una vera “emergenza sociale” scrive Svimez. i cosiddetti working poor, ovvero lavoratori che non hanno un salario sufficiente a uscire dalla soglie di povertà identificate dall’Indice di situazione economica Isee, sono infatti ormai al 20 per cento nel Mezzogiorno, contro il 9 per cento del Centro-Nord e una media italiana del 13. Si tratta di tre milioni di lavoratori, distribuiti solo per “una illusione ottica” in modo uniforme tra Centro-Nord e Sud Italia considerando la maggiore presenza di inattivi in quest’area. E ben 400 mila di questi “sono stati creati dalla pandemia”

Al Sud stipendi in calo del 12 per cento rispetto al 2008

Mettendo in fila i dati Inps dal 2008, fino agli ultimi disponibili del 2020, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ha calcolato quanto si siano impoveriti gli stipendi medi italiani in questi tredici anni dalla crisi economica dei subprime fino a quella legata al Covid: il 7 per cento nel Centro-Nord, il 12 al Sud. Un calo cui si aggiunge anche un generalizzato, appunto, gap nel livello delle retribuzioni. Sono ad esempio poco sopra la metà (il 52,1 per cento) rispetto a quelle del settentrione le retribuzioni destinate ai cosiddetti collaboratori, figure molto utilizzate nel mercato del lavoro del Sud, e in Sicilia in particolare, grazie ai contratti Co.Co.Co. Ma, al di là dei dipendenti pubblici, sono tutte le professioni a subire la evidente disparità: se come detto un dipendente privato guadagna il 65 per cento di un suo omologo del Nord, un amministratore non va oltre il 68 per cento, mentre gli artigiani, lavoratori autonomi, non arrivano oltre l’80.

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Le donne guadagnano in media il 27 per cento in meno

In questo quadro emergenziale, a essere particolarmente penalizzato è il lavoro femminile: le donne, in tutta Italia, guadagnano il 27 per cento in meno. Ma in questo caso il gap è maggiore al Centro-Nord, con retribuzioni inferiori mediamente del 30 per cento, contro il 22 del Sud. Un divario che non si spiega con il minor numero di settimane lavorate, in media del 3 per cento, ma che “è in larga parte ascrivibile al reddito medio settimanale”, ovvero intorno al 25 per cento in meno. Le donne, quindi, sono inquadrate mediamente con livelli più bassi nei contratti collettivi, e spesso, sottolinea Svimez, con part-time involontari che ne riducono la retribuzione. A dimostrazione di questo, “il gender gap è relativamente contenuto per gli autonomi, intorno al 10 per cento, e sale decisamente per i dipendenti, arrivando a circa il 30 per cento per i privati e circa il 25 per cento per i pubblici. Il massimo del divario di genere si raggiunge con i collaboratori: una donna guadagna quasi il 50 per cento in meno.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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