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Svimez: sul Pnrr serve monitoraggio. La Sicilia apre un tavolo sull’uso dei fondi

Sul Pil, esportazioni, occupazione e spesa delle famiglie il Sud cresce, ma non ancora abbastanza. Sulle risorse europee la Regione ascolta professionisti e associazioni. Il commento del coordinatore degli ordini dei Commercialisti di Sicilia, Maurizio Attinelli

Il treno della ripresa si sta avvicinando, ma il Sud – e in particolare la Sicilia – non sembra avere la rincorsa sufficiente per saltare su. È quanto emerge dal Rapporto Svimez 2021, emblematico sin dal titolo, “Nord e Sud: uniti nella crisi, divisi nella ripartenza”. Una spinta importante potrebbe venire dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, a patto di non sprecare le risorse. Per Svimez servono “adeguati strumenti di monitoraggio dei processi di spesa e di accompagnamento all’attuazione degli interventi, soprattutto con riferimento a quelli delle amministrazioni locali”. Un tema che la Sicilia sta cominciando ad affrontare, dice a FocuSicilia Maurizio Attinelli, coordinatore regionale degli ordini dei Commercialisti. “Abbiamo chiesto alla Regione di istituire un tavolo del partenariato, con ordini professionali e associazioni, per cercare di evitare che queste risorse vadano sprecate. Il 27 luglio si è tenuta la prima riunione con l’assessorato alle Attività produttive”.

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“Mezzogiorno meno reattivo nella ripresa”

Questo tavolo, sottolinea Attinelli, ha un compito cruciale. “La Sicilia non può permettersi di perdere l’opportunità del Pnrr, anche alla luce dei dati fotografati dal rapporto Svimez”. A cominciare da quelli sul Prodotto interno lordo. “Come già sperimentato nella precedente crisi, il Mezzogiorno sarà meno reattivo anche in questo biennio di ripresa, accumulando un nuovo ritardo”, si legge nel documento. Per quanto riguarda la Sicilia, nel 2020 ha perso sei punti e mezzo, meno del Sud (meno 8,2 per cento) e dell’intero Paese (meno 8,9 per cento). Nel 2021, però, la crescita sarà del 2,8 per cento, mezzo punto sotto la media del Mezzogiorno (3,3 per cento) e quasi due punti sotto quella nazionale (4,7 per cento). Nel 2022, quando dovrebbero iniziare a dispiegarsi gli effetti del Pnrr, non andrà meglio. Secondo le previsioni di Svimez, l’isola crescerà di tre punti, meno del Mezzogiorno (3,2 per cento) e dell’Italia (più quattro per cento). Con una magra consolazione: la Sicilia sarà tra le pochissime regioni italiane a crescere più nel 2022 che nel 2021, secondo le previsioni di Svimez.

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I dati su export, occupazione e spesa

Sugli altri indicatori, le previsioni sono in chiaroscuro. A cominciare dalle esportazioni, che quest’anno in Sicilia sono cresciute del 6,2 per cento, meno del Sud (7,6 per cento) e del resto del Paese (10,2 per cento). Anche nel 2022 l’export dell’isola sarà minore rispetto al Mezzogiorno (6,4 per cento) e all’Italia (6,5 per cento). Sull’occupazione i risultati sono incoraggianti. La crescita, nel 2021, è stata dell’1,6 per cento, uguale a quella del Sud e vicinissima a quella del resto del Paese (1,7 per cento). Nel 2022 in Sicilia l’occupazione crescerà del tre per cento, un po’ più del Meridione (2,8 per cento) e dell’Italia (2,9 per cento). Per quanto riguarda la spesa delle famiglie, nel 2021 è aumentata del 2,6 per cento, meno del Sud (2,8 per cento) e del Paese (3,2 per cento). Nel 2022, invece, nell’isola i consumi cresceranno del 3,9 per cento, più del Mezzogiorno (3,8 per cento) ma comunque meno del resto d’Italia (4,6 per cento). Dati in chiaroscuro, appunto, su cui valutare l’impatto del Piano di ripresa, e soprattutto della sua efficace gestione.

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Luci ed ombre del Piano nazionale di ripresa

Sui numeri del Pnrr Svimez non risparmia alcune osservazioni. Per l’associazione l’attribuzione del 40 per cento delle risorse al Mezzogiorno, 82 miliardi su 222, “è da valutare positivamente”. L’ideale sarebbe stato però “una distribuzione delle risorse più coerente con l’obiettivo europeo della coesione territoriale, pari al 50 per cento”. Questa quota di investimenti, assicura Svimez, “avrebbe l’effetto di incrementare significativamente la crescita del Pil meridionale e di attivare un ulteriore incremento di posti di lavoro”, con effetti positivi anche a livello nazionale. Inoltre, poiché il Pnrr prevede di destinare 53 miliardi a progetti già finanziati, la quota complessiva di investimenti per il Mezzogiorno potrebbe uscire “ridimensionata”. In generale, il timore è che il gap accumulato negli anni passati dal Sud possa compromettere la ripresa. L’investimento infatti rischia di non riuscire a compensare “la più debole dinamica tendenziale del Mezzogiorno”, come sembrano confermare i dati su Pil, occupazione, export e spesa della famiglie.

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Attinelli: invertire la rotta rispetto al passato

Per questo l’auspicio di Attinelli è che si riesca a ottimizzare quanto più possibile le risorse che arriveranno. “Bisogna fare esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli ultimi anni, sperimentando strumenti snelli per una spesa efficiente”. Fondamentale sarà programmare i settori di investimento e rendicontare in modo puntuale le spese. “Abbiamo assistito per anni a una Regione pachidermica che non riusciva a spendere i soldi che le venivano assegnati. Tanto da essere costretta a restituirli”. Da qui l’importanza del tavolo del partenariato, dice il coordinatore. Dopo la prima convocazione di fine luglio si passa alla fase esecutiva, con la presentazione delle proposte. “Come commercialisti stiamo studiando un piano operativo che sottoporremo alle altre associazioni e poi alla Regione, per avere finalmente una strategia condivisa da tutti”. Con un solo obiettivo. “Spendere i soldi e spenderli bene. Solo così la ripresa potrà essere robusta”.

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“Necessaria un’inversione di rotta”

Il tempo per fare tutto ciò stringe. La speranza di Attinelli è che il tavolo di partenariato riesca a presentare un pacchetto di proposte concrete entro settembre. “Stiamo lavorando bene con tutti gli attori, in particolare con Sicindustria, che ha ottimi uffici e si sta adoperando per questo risultato”. Un potenziamento delle strutture pubbliche per migliorare la capacità di spesa è necessario, malgrado tentativi come il Concorso Sud lanciato dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta “siano poco incoraggianti”. Quel che è certo è che “le risorse in arrivo dall’Unione europea richiedono un cambio di rotta, il prima possibile”, conclude il coordinatore dei commercialisti siciliani.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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