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Termovalorizzatori, neanche la Regione sa se li vuole. Iter al palo

Mancano dati tecnici, previsioni sui flussi di rifiuti, progetti sugli impianti. Intanto, il Piano regionale dei rifiuti va verso la scadenza. Molti i punti da chiarire, secondo quanto ha dichiarato all'Ars l'assessore dell'Energia e dei servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro

Termovalorizzatori: finora abbiamo solo perso tempo. Mancano dati tecnici, previsioni sui flussi di rifiuti da incenerire, progetti sugli impianti. Intanto, il Piano regionale dei rifiuti, che non parla di questi impianti, va verso la scadenza (alla fine di quest’anno) e richiede una rivisitazione. Infine, la raccolta differenziata aumenta, ma l’indifferenziato, quel che va in discarica, diminuisce di poco: un dilemma. Tutto questo avrebbe dell’incredibile, se non lo avesse dichiarato mercoledì all’Ars l’assessore dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro, nel rispondere ad un’interrogazione presentata dalle opposizioni. La procedura per dotare la Sicilia di impianti di termovalorizzazione dei rifiuti urbani fu avviata dall’ex presidente Musumeci verso la fine della scorsa legislatura. Se ne prevedevano due, uno a Gela e uno a Catania. Finora, però, gli unici atti concreti sarebbero le manifestazioni di interesse da parte di due imprese disponibili a costruire e gestire gli impianti (altre cinque proposte furono escluse per ragioni tecniche). Non esistono ancora valutazioni di impatto ambientale, dibattiti pubblici, previsioni di spesa, anche perché il percorso “non ha seguito un iter regolare”, ha sottolineato Di Mauro. Non venne fatta, infatti, alcuna gara d’appalto. Si trattava di una ricognizione.

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Non si conoscono i flussi dei rifiuti

Per il rappresentante della giunta Schifani, “quel che è stato presentato era semplicemente una ipotesi di lavoro. Si è arrivati comunque a una consapevolezza: c’è un interesse da parte del sistema delle imprese. Su questa consapevolezza il governo cercherà di costruire un percorso”. A cominciare dalle quantità di rifiuti che i termovalorizzatori dovranno ricevere. Flussi di rifiuti che non si conoscono e questo è il primo punto che il governo Schifani dovrà affrontare e chiarire, perché costituisce la base di ogni ragionamento: “Bisogna capire di che cosa stiamo parlando – ha detto Di Mauro – perché non c’è dubbio che se si adotta il sistema del project financing bisogna garantire il servizio e soprattutto bisogna garantire a chi realizza l’impresa una quantità di prodotti”. Infatti, affinché il termovalorizzatore funzioni, dev’essere assicurato un certo quantitativo di rifiuti sufficiente ad alimentarlo, a consentire profitti e una resa in termini di produzione di energia elettrica e di eventuale teleriscaldamento, tutto definito in un piano economico-finanziario.

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“Cominciare a comprendere il fenomeno dei rifiuti”

Quanti rifiuti la Sicilia può produrre? Basteranno per alimentare uno o due termovalorizzatori? A queste domande dovranno rispondere gli esperti del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo, ai quali il governo regionale ha commissionato uno studio. La convenzione è stata sottoscritta proprio martedì e gli obiettivi sono aggiornare il Piano rifiuti e acquisire una serie di dati utili per “affrontare in maniera sistematica un argomento così rilevante, stabilire praticamente come dobbiamo individuare i flussi del conferimento – ha spiegato Di Mauro – quindi stabilire la percentuale e quello che serve nel territorio siciliano. Da lì scaturiscono non solo i numeri dei termovalorizzatori, ma anche le quantità di prodotto che devono assorbire i termovalorizzatori”. Si tratta, secondo quando ha prospettato l’assessore, di “cominciare a comprendere con esattezza il fenomeno dei rifiuti in Sicilia”. Una delle cose da comprendere desta tanto stupore già nello stesso Di Mauro, quando ne parla: “C’è un altro fatto – dice l’assessore – abbastanza strano: aumenta la differenziata, ma in realtà l’indifferenziata praticamente resta la stessa”. In realtà, dati Ispra alla mano, di anno in anno l’indifferenziata non resta proprio la stessa, però diminuisce in maniera non proporzionata all’aumento della raccolta differenziata. Insomma, i conti non tornano e anche su questo ci sarà da fare chiarezza.

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Il ruolo delle Srr e la delega al governo

Nate con la Lr 9/2010 per gestire l’intero ciclo dei rifiuti, le 18 Srr siciliane (Società di regolamentazione dei rifiuti) hanno anche il compito di concepire, sviluppare e realizzare gli impianti. Sui termovalorizzatori, però, il governo regionale vuole avere le mani libere e ha chiesto alle Srr una delega, così da potersene occupare direttamente. “È un’iniziativa importante, corposa, che ha bisogno anche di essere sorretta da un governo – sottolinea Di Mauro – in questo caso il governo della Regione, e non da una piccola o grande che sia Srr. Devo dire che su 18 Srr hanno firmato in ben 16. Lo stesso abbiamo fatto con i sindacati, che a breve ci faranno avere anche le loro opinioni. Quindi questo è il percorso che noi abbiamo messo in campo. In ordine alla valutazione che farà proprio la facoltà di Ingegneria, comprenderemo anche la tipologia di impianto che intendiamo mettere in campo ai fini della gara, perché riteniamo che debba essere fatto un percorso virtuoso. Riteniamo che poi ci debba essere un giusto parere espresso dal Comitato tecnico-scientifico”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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