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Terremoto, a Catania primo test per la nuova rete sismica urbana. I dati

I sismometri installati nel centro storico evidenziano una amplificazione delle onde sismiche. Il progetto riguarda anche Ragusa, Siracusa e Messina. Tra gli obiettivi, la messa a punto di un sistema di allarme precoce in caso di forti scosse. Intervista al dirigente Ingv Domenico Patanè

“Ci sono zone, nel centro storico di Catania, in cui l’impatto delle onde sismiche generate da un terremoto è molto superiore ad altre, ma gli edifici a rischio più alto sono quelli costruiti negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Parliamo degli anni della espansione edilizia del centro urbano, della edificazione disordinata, caotica e senza criteri antisismici delle nuove aree residenziali a ridosso dell’antico nucleo cittadino ricostruito dopo il catastrofico terremoto del 1693”. L’analisi è di Domenico Patanè, dirigente dell’Ingv Osservatorio Etneo di Catania. Patanè si occupa da decenni di eruzioni e terremoti, e adesso è responsabile di un progetto che ha permesso la realizzazione a Catania di una rete sismica urbana, la prima in Italia per densità di sensori. Il sistema si chiama in sigla Osu-Ct (Osservatorio sismologico urbano di Catania) e comprende una ventina di stazioni per la rilevazione di vari parametri, a partire dai terremoti.

Primi risultati con il sisma del 23 dicembre

La nuova rete sismica urbana è stata installata di recente proprio dall’Ingv di Catania e alcuni partner per monitorare il comportamento di edifici storici nel centro di Catania. Il “battesimo del fuoco” è avvenuto il 23 dicembre scorso, quando una scossa di magnitudo 4.3 con epicentro nella zona di Motta Santa Anastasia ha fatto preoccupare molti catanesi. Una “scossetta” tutto sommato, che non ha fatto danni ma è stata distintamente avvertita dai cittadini. Una piccola scossa che ha permesso di testare nella sua completezza la neonata rete sismica e valutare con grande dettaglio l’impatto delle onde sismiche nell’area del centro storico. Così sono arrivati i primi dati puntuali sul comportamento del suolo e degli edifici storici in cui sono stati attivati i sismometri: Palazzo degli Elefanti, Palazzo dell’Università, Palazzo dei Chierici, Boggio Lera, Palazzo della Cultura e altri. “Dati di grande importanza per la prevenzione, per la stima rapida dei danni in caso di sisma, per la valutazione della vulnerabilità e l’eventuale necessità di interventi di consolidamento, per la Protezione civile, per gli architetti e per gli ingegneri”, dice a FocuSicilia Domenico Patanè. Guarda il video con l’intervista integrale al dirigente Ingv Domenico Patanè

Impatto più forte nel centro storico

Insomma, spiega il dirigente Ingv, la zona dove le onde sismiche sono più amplificate corrisponde grosso modo con l’area urbana in buona parte ricostruita su depositi di macerie degli edifici distrutti dal terremoto del 1693, considerato il più distruttivo della storia italiana, con magnitudo stimata in 7.4. Si sa che Catania è tra le città a più alto rischio sismico al mondo. Negli ultimi mille anni Catania è stata colpita più volte da terremoti distruttivi come in occasione degli eventi del 1169 e del citato 1693, e gravemente danneggiata da altri eventi sismici, come negli anni 1542 e 1818. Si sa anche che i terremoti più forti non vengono dall’Etna. Il sisma avvenuto l’11 gennaio del 1693 ebbe come epicentro l’area degli Iblei, e rase al suolo decine di centri urbani anche nelle province di Ragusa e Siracusa. Il terremoto provocò decine di migliaia di morti in tutta la Sicilia sud orientale, Catania compresa. La distruzione totale di decine di centri abitati azzerò il tessuto urbano. La ricostruzione, nei decenni successivi, avvenne con il cosiddetto stile tardo barocco che caratterizza molte città del sud est siciliano tra cui Noto, Ragusa Ibla, Modica, Scicli, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Catania, Militello, e tantissime altre. Proprio per i monumenti presenti e per gli edifici storici realizzati con questo stile originale e unico, le città citate sopra o parti di esse sono state dichiarate patrimonio Unesco nel 2002.

Leggi anche – Catania, sciame sismico con oltre 10 scosse. La più forte magnitudo 4.3

Un sistema per l’allerta precoce in caso di scosse

Il progetto, utilizzando sensori costruiti ad hoc, sarà completato con l’installazione di altri venti stazioni sia a Catania che in altre città che nel corso della storia sono state colpite da forti terremoti, tra cui Ragusa, Siracusa e Messina. L’obiettivo, oltre al monitoraggio sismico in tempo reale, è anche la messa a punto di un sistema di “Earthquake Early Warning on-site (UEEW), come già operativo o in fase di sperimentazione in diversi paesi nel mondo (Giappone, USA, Messico, Cina, Turchia, Israele ecc.)”. In sostanza si tratta di un sistema di allarme precoce che in certe occasioni può dare alcuni secondi di tempo prima che arrivi il terremoto. Il principio su cui si basa è la differente velocità delle onde sismiche generate da un terremoto. La prima onda chiamata P non è distruttiva e precede quella che provoca danni chiamata S. In funzione della distanza dell’epicentro possono passare un certo numero di secondi di intervallo. Maggiore è la distanza, maggiore è il tempo che trascorre tra l’arrivo dell’onda P e l’arrivo dell’onda S. In certi casi, anche pochi secondi possono salvare vite, per esempio dando l’allarme dentro un museo, bloccando gli ascensori al piano o chiudendo l’erogazione di gas e così via. Questa è una parte fondamentale del progetto, finanziato anche con fondi europei. Il titolo “accademico” è infatti “an Early WArning System for cultural heritage”, per la salvaguardia e sicurezza del patrimonio culturale. Siti test sono anche le aree di Calaforno (Iblei), Megara Iblea (Augusta) e la Villa del Casale di Piazza Armerina. Tra i partner dell’Ingv ci sono il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Catania e il Comune di Catania.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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